ISTRUZIONI PER L'USO

IL TALLONE D'ACHILLE è pensato per scrivere libri, direttamente su questo blog. Qui comincia l'Eredità di Michele, l'ultimo scritto. Il precedente è stato interrotto, si vede che doveva maturare. Qui trovate IL primo LIBRO, col suo indice ed i post che lo compongono.
I "libri" raccolgono commenti, critiche e suggerimenti di chiunque voglia partecipare con spirito costruttivo. Continuano un percorso iniziato con le Note scritte su Facebook , i cui contenuti sono ora maturati ed elaborati in una visione d'insieme, arricchiti da molti anni di esperienze diverse e confronti con persone diverse.

I Post seguono quindi un percorso logico che è bene conoscere, se si vuole ripercorrere il "discorso" complessivo. Naturalmente è possibile leggere singoli argomenti ai quali si è interessati. Argomenti spot - che spesso possono nascere dall'esigenza di commentare una notizia - saranno trattati in pagine dedicate.

Buona partecipazione!


lunedì 27 marzo 2017

Capitolo I - I Mercati Finanziari ci consigliano le Riforme Strutturali.

(prima con le buone, poi con le cattive maniere) Ci vogliono bene? Chi sono?

Le Riforme Strutturali, fatte di ’”Austerità”, provocano la crisi economica. L'effetto diretto ed immediato di ognuna di queste riforme è quello di far mancare soldi dalla circolazione nell'economia reale (quella fatta di produzione, di consumo, di scambio, di lavoro, di imprese). Se riconosci questa verità, ed hai una minima idea di come funziona l'economia reale (siamo qui per capirlo), ti apparirà subito chiaro che non è materialmente possibile che l’austerità risolva la crisi. L’austerità è la crisi.

La crisi economica, nell’economia dello scambio, non è altro che mancanza di denaro in circolazione.

Io produco per vendere e, con il denaro che ricavo, ci compro altre cose; le comprerò da qualcuno che, a sua volta, userà quel denaro ricevuto per andare a comprare altre cose da altri soggetti. Il denaro circola, noi ci scambiamo cose e servizi. Togli il denaro dalla circolazione, e tutto si ferma. E’ la crisi economica. Se tu non hai più i soldi in tasca perché ti hanno ridotto la pensione, diminuito lo stipendio, licenziato, ti aumentano le tasse e ti tolgono i servizi essenziali, tu la cosa che io produco e che volevi comprare perché ti piaceva, non la compri più. Non la puoi comprare più. Magari ne compri una che costa di meno, prodotta chissà dove nel mondo dell’economia globale e venduta nei "discount", al prezzo basso che puoi solo permetterti. Così facendo, tu non ci pensi, ma mi costringi, a me che produco quella cosa bella che non puoi più permetterti, a diminuire la produzione, quindi: a licenziare altri lavoratori che non avranno più lo stipendio. Se non basta, a chiudere l’azienda e magari a riaprirla all’estero, dove il lavoro costa di meno e posso diventare “più competitivo”. In alternativa, mi vedo costretto a ricattarti: conviene che diventi tu “più competitivo”, lo vedi? Accetta uno stipendio  più basso, ed io l’azienda non la chiudo. Per ora. Fino a quando il circolo vizioso, che ci avvita tutti verso il basso, non mi costringerà a farlo, mio malgrado, tuo malgrado.

Non è una lotta fra padroni e operai, fra imprenditori e lavoratori dipendenti.  E’ un circolo vizioso dove perdono tutti. Non è fra di noi, il vincitore di questa gara a diventare più “competitivi”.

Osserviamola, l'economia dello scambio; è semplice ed intuitiva.

Il panettiere spende 100 euro dal parrucchiere, che con quella banconota ci compra un mobiletto, rendendo felice il mobiliere che può finalmente comprarsi la bicicletta; così il ciclista acquista il forno e il venditore di elettrodomestici un bel paio di scarpe nuove, comode e belle. Il calzolaio, infine, va dal fornaio e spende la stessa banconota che è stata scambiata per sei volte.



Sei x cento fa seicento; così la contabilità nazionale registra seicento euro di PIL: Prodotto Interno Lordo. In un mondo caratterizzato dalla specializzazione del lavoro, nel quale è vitale scambiarsi le diverse cose che ognuno produce, il denaro è lo strumento necessario a permettere a tutti di vivere del proprio lavoro, quale che sia.

Se per un qualunque motivo il denaro smette di circolare, gli scambi si interrompono. Il meccanismo si inceppa, provocando disastri. E' la crisi.


Per esempio: se la parrucchiera è preoccupata per le tasse che aumentano sempre ed i clienti che scarseggiano, potrebbe decidere di rimandare l'acquisto del mobiletto, anche se lo desidera tanto. Di per sé, il risparmio non è una cosa negativa, ma dobbiamo sapere che provoca effetti importanti nel sistema, che possiamo osservare nella figura seguente: 




Il mobiliere, il ciclista, il venditore di elettrodomestici e il calzolaio restano a bocca asciutta. Bada bene: il loro lavoro è stato fatto, beni e servizi sono stati prodotti, e sono pure ben fatti. Ma nessuno può comprarli, perché i soldi sono fermi da qualche parte ed hanno smesso di circolare. E' la crisi.

Noi pensiamo, perché così ci è stato detto, che l’”austerità” arriva in conseguenza di comportamenti collettivi sbagliati. Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, abbiamo accumulato un debito pubblico enorme per colpa della spesa pubblica eccessiva, della corruzione e dell’evasione fiscale. Ora, ci tocca accettare sacrifici. E siccome questa è la “verità” che vediamo, li accettiamo davvero, i sacrifici, sperando che risolvano i problemi. 

Bada bene: è vero che la spesa pubblica è stata molto allegra, e tutt'altro che efficiente. E' vero che la corruzione è stata endemica (e lo è tutt'oggi). E' vero che l'evasione è stata ed è tutt'ora imponente.

Quello che è falso, completamente falso, e lo vedremo approfonditamente, è il legame fra questi problemi ed il controllo del debito pubblico. 

Le conseguenze di quei gravi errori le troviamo nel minore benessere e minore sviluppo causato da una spesa poco efficiente. Pensa come sarebbe l'Italia se le montagne di soldi spesi per soddisfare i "clienti" del politico di turno, o i loro corruttori, fossero stati spesi per mettere in sicurezza sismica i nostri paesi, in un qualsiasi altro modo che tu puoi immaginare meglio di me!  Le troviamo, le conseguenze, nel degrado della cultura politica, nelle ingiustizie profonde che ne conseguono. E tanto altro, ancora, su cui sorvoliamo, per dire, con forza: non nel debito pubblico.

Ad ogni modo, quando l'"Autorità" in giacca e cravatta ci racconta quella "verità ufficiale" e ci indica la strada per rimediare, noi Italiani la accettiamo abbastanza di buon grado, l'idea di fare sacrifici. Basta ricordare la percentuale di consenso di cui godeva Monti, il giorno del suo insediamento. 



Magari ci sembrano ingiusti, questi benedetti sacrifici, perché a pagarli sono sempre i più deboli, mentre i ricchi se la cavano, in un modo o nell’altro... ma, contemporaneamente, ci sembrano sacrifici necessari.

Necessari a cosa? A rimediare agli errori del passato: per ridurre il debito pubblico. In valore assoluto (lo stock di debito accumulato in tanti anni, ed in valore relativo: il valore del debito in proporzione al PIL, che dovrebbe tornare ad un rappoorto considerato "sano" intorno al 60%.  

Scrivo questo libro per dimostrarvi che è vero il contrario : i sacrifici imposti dalle Riforme Strutturali, non risolvono il problema: lo causano. Sono il problema. Servono esattamente per quello che abbiamo sotto i nostri occhi ma ci rifiutiamo di “vedere: fanno salire il debito pubblico, sia in valore assoluto che in rapporto al PIL, mentre tolgono ai poveri per dare ai ricchi; tolgono ai piccoli e danno ai grandi, tolgono al mondo dell'economia reale e danno al mondo della finanza parassitaria.

Potrei partire dal fondo e, dati alla mano, potrei limitarmi a farvi notare che, da quando le Riforme Strutturali vengono applicate, i problemi del debito sono immensamente peggiorati, altro che risolti. Quattrocento miliardi di Euro di debito pubblico in più, solo da quando è arrivato Monti (fine 2011), da 1900 a 2300 e venti per cento in più nel rapporto fra debito e PIL, dal 120% al 140!

Ma voi queste cose non le volete vedere e se le intravedete vi girate dall’altra parte.

Prima di procedere, osserviamo allora tutto insieme questo grafico che ci mette sotto gli occhi sia l'andamenmto storico del valore assoluto del debito, sia il suo rapporto con il PIL:





























il grafico parte dall'unità d'Italia, 1860, e arriva al 2012.

- linea rossa: andamento dello stock di debito che si accumula e sale fino ai 2300 miliardi di euro di oggi.
- linea nera: andamento del PIL
- barre azzurre: rapporto debito/PIL

Sei pazzo, guido! Ci vuoi far credere che tutti i politici e tutti i professori e tutti i giornali e tutte le televisioni non si accorgano di questa cosa qui?  E, poi, perché mai i tecnici sapienti dell’economia dovrebbero provocare una crisi economica? Loro ci guadagnano dall’economia! Non sono mica scemi.

Intanto, non sono di certo il solo a pensarlo, né il primo. Ormai ce n’è un esercito intero,in giro, più o meno consapevole. Solo che non appare in TV, questo esercito di volontari, a poter spiegare. Al massimo ti concedono una parola e poi ti tolgono il microfono, mentre sono cose un po’ complicate a spiegarle nel dettaglio e fa anche un po’ male vederle. Meriterebbero ben altro spazio!

Così non ci resta che armarci tutti di santa pazienza e partiamo dall’inizio. Passo dopo passo, questa cosa la vediamo da sopra  e da sotto, da destra e da sinistra, in obliquo e di traverso, fino a quando non l’abbiamo inquadrata proprio per bene.

In giro per il mondo, di questi tempi, le persone ricche e potenti accumulano ricchezze e potere  in due modi, collegati fra di loro, ma assai diversi.

1) Metodo classico. Si sfrutta il lavoro di qualcuno (schiavi, operai, impiegati, dirigenti) nel mondo dell'economia reale. Il che, oggi, avviene abbastanza facilmente, visto che di lavoro ce n’è poco e che i lavoratori di tutto il mondo sono stati messi tutti a “competere”, in gara fra di loro a vedere chi accetta lo stipendio più basso e le condizioni più dure. Questo avviene nel mondo dell’economia “reale”, fatto dalle aziende che producono beni e servizi e dalle famiglie che lavorano e comprano.  Poi ci sono i commercianti che comprano dalle aziende e vendono ai consumatori. La globalizzazione ha messo in concorrenza (al ribasso) i lavoratori di tutto il mondo (disposti ad avventurarsi sui barconi alla ricerca disperata di qualcosa di meglio) proprio mentre la libertà di movimento di capitali e merci permette alle multinazionali di andare proprio là, dove riescono a sfruttarli meglio, i lavoratori, e poi tornano a vendere quei prodotti dove e quando vogliono, ai prezzi che decidono loro nei mercati più favorevoli. Non c'è storia, in una situazione del genere le famiglie dei lavoratori perdono e continueranno a perdere potere contrattuale, potere d’acquisto. E' inevitabile. 

La Riforma Strutturale del mercato del lavoro, che è iniziata strisciante negli anni ottanta ed è giunta, per ora, al Job Act di Renzi, serve a questo: a rendere il lavoro "FLESSIBILE" . Cosa pensi che significhi, la parola flessibile? Non ti sforzare troppo, significa esattamente quello che pensi: contratto di lavoro adatto a piegarsi alle esigenze del datore di lavoro. Precario, incerto, non stabile, non sicuro, non fermo, con remunerazione variabile. 

Sappi che non è finita. L'obiettivo, dichiarato, è quello di licenziare masse di dipendenti pubblici, per offrire questa "forza lavoro", non più protetta, ai bisogni delle multinazionali. Oggi ce ne sono pochine di multinazionali interessate ad investire in Italia. Ma quando la disoccupazione sarà giunta al 20% e padri e madri di famiglia saranno disponibili ad accontentarsi di tre-quattrocento euro al mese, pur di sfamare la prole, allora arriveranno a frotte. Scommettiamo?

Ora, è evidente che mano a mano che i salari scendono e i disoccupati aumentano, ci saranno sempre meno persone in grado di comprare le merci e i servizi prodotti. Per questo le multinazionali si spostano sempre più sull'essenziale: producono cibo, acqua, energia, salute e per questo hanno bisogno di privatizzare tutto il possibile, in questi settori. Perché per poveri che saremo, quelle cose le dovremo comprare, a qualsiasi costo, sempre. Rinunceremo al superfluo, non all’essenziale. 

La Riforma Strutturale sui servizi pubblici, che li vuole tutti privati, in nome dell'efficienza, serve a questo: a garantire alle multinazionali una produzione che sarà sempre venduta.


In aggiunta, sapendo che chi sfrutta si arricchisce, e il potere d'acquisto dei ricchi cresce con questo sistema, si sposta la poduzione sul lusso e sulla “narrazione” dei prodotti d’élite, quelli per pochi, quelli che vengono acquistati solo dai ricchi e potenti (qualcosa ci dovranno pure fare con tutti quei soldi, no?).

La competizione, in realtà, non riguarda solo i lavoratori, ma anche le aziende. Non tutte: riguarda solo le aziende medio piccole, costrette a competere. Le grandissime aziende non competono, ma concorrono; collaborano di fatto a mantenere in piedi questo sistema, perché grazie a questo sistema sfruttano più facilmente il lavoro e contemporaneamente schiacciano le piccole aziende con le quali dichiarano di “competere nel libero mercato”, mentre le inglobano o le fanno sparire. Chiamiamole aziende sopra nazionali. Multinazionali è un termine che confonde perché fa credere che parliamo di aziende che sono in molte nazioni. Meglio specificare che sono al di sopra delle nazioni, più potenti delle nazioni, per due motivi: gli Stati sono fortemente indeboliti perché hanno ceduto sovranità a favore di organismi sopra nazionali. Le grandi aziende, invece, grazie a questo sistema, si sono rafforzate e continuano a crescere, inglobando quelle più piccole, destinate a soccombere. Hanno disponibilità finaziarie illimitate, perché legate a filo doppio al sistema della finanza privata  esopra nazionale, che vedremo in seguito. Sono molto ma molto più potenti degli Stati, oggigiorno, le grandi aziende sopra nazionali. Con alcune realtà nazionali, magari, hanno un rapporto speciale, tipo Stati Uniti e Gran Bretagna, in maniera diversa in Germania. E se la politica in quelle realtà è potente, diciamo che l'equilibrio è complesso. Ma quelle sono eccezioni. Nei paesi normali (come l'Italia) non c'è paragone: il loro potere è estremamente più grande del potere politico.


Questo metodo classico di sfruttamento del lavoro contribuisce all'accumulazione di ricchezza e potere per una quota forse minoritaria e sempre più piccola.


2) Nel mondo della finanza, invece, si fanno i soldi con i soldi. Continua ad espandersi ed è diventato il più importante. Decisamente più importante. Enormemente più importante.

A partire dagli anni ottanta esplodono (figurativamente) le borse, e i signori ricchi e potenti scoprono (o meglio, riscoprono) che si impiega molto meno fatica ad accumulare nuove ricchezze e nuovo potere direttamente sui Mercati Finanziari, piuttosto che nell’economia reale. 

Cosa sono i mercati finanziari? Sono i luoghi, sempre meno fisici e sempre più virtuali, dove non trovi più le mele e le pere, gli imprenditori ed i lavoratori. Ci trovi solo i capitali, nella forma di denaro, depositi, titoli e derivati. Li maneggi con cura, e qualcosa ti rimane appiccicato. Accumuli profitti finanziari e interessi, se ci sai fare. Fidati di quelli giusti, e diventi ricco. Certo, mica è vero per tutti, ma per molti sì, funziona davvero. Soprattutto se il giochino dei titoli e dei derivati lo concepisci, lo costruisci, lo gestisci e lo controlli sempre tu (direttamente o attraverso amici fidati). Allora diventa molto facile che tu vinca spesso e, soprattutto, che tu sia in grado di far vincere, discretamente, senza apparire, qualche amico fidato. Mentre il parco buoi, prima o poi, prende le legnate. Queste cose le vedremo in dettaglio nei capitoli dedicati.

In realtà non è una scoperta proprio nuovissima, perché la finanza nella storia appare, si gonfia, scoppia, sparisce e dopo qualche decennio torna ad apparire. E di nuovo si gonfia e poi scoppia e viene legata e imbavagliata ma poi si libera e ricresce … e così via. Sistematicamente. Sarebbe noioso, se non fosse per le conseguenze devastanti che lascia in giro, quando esplode (non più figurativamente). Non impariamo mai, dalla storia; così ci tocca riviverla.


In particolare, in questi anni, ci ritroviamo a fare certe cose … perché ce “lo chiedono i mercati”. I Mercati finanziari, proprio quelli lì, ci chiedono di fare le Riforme Strutturali. Ma guarda, guarda, non le hanno concepite i politici, quelle riforme politiche? Nossignore, il suggerimento viene, letteralmente, direttamente dai mercati finanziari.  La ricordate la lettera poco elegante inviata dalla BCE al Governo italiano del 2011 che consigliava di tagliare le pensioni, intervenire sulla legislazione del lavoro, aumentare le tasse, tagliare la spesa, privatizzare i servizi sociali, cedere il patrimonio pubblico, scrivere nella Costituzione il divieto di spendere e, dulcis in fundo, cedere la nostra sovranità?  Non è il Parlamento Europeo a scrivere. E’ la banca centrale, che scrive e spedisce le “raccomandazioni”. Ricordiamo che la banca centrale, lo dico per quelli che non lo sanno, non ha proprio nulla a che fare con la politica. Per legge, ha il divieto di contatto con la politica. Poi lo vedremo in dettaglio. E' fondamentale capire fino in fondo questa realtà sconcertante. 

Promemoria: se i consigli non li ascolti, allora sale lo spread, e le cose che ti suggerisco di fare ora le fai e basta, perché non c’è più tempo. Dietro lo spettro del fallimento, lo Spread (controllato dai mercati) è l’arma del ricatto. Molto efficace.

Procediamo con ordine. Facciamo uno sforzo di memoria e torniamo agli anni ottanta. E' da allora che si sente parlare di Riforme Strutturali. Ci rimbombano nelle orecchie.  

Eh sì, se le cose non vanno, non è che ci possiamo girare intorno e continuare a curare un tumore coi pannicelli caldi. Ci vogliono le Riforme Strutturali. Ce lo chiedono i Mercati, e ce lo chiede perfino l’Europa (che ancora non esiste, allora, l’Unione Europea ma ha già tanti buoni consigli per noi). E siccome i “Mercati finanziari”, allora, salivano che è una bellezza e sembrava che ci avrebbero resi tutti ricchi, sentirsi dire : “ce lo chiedono i mercati” suonava davvero bene! Era convincente, fare qualche piccolo sacrificio per loro, i nuovi “dei”.

Su questa cosa, occorre riflettere bene: i mercati finanziari hanno dovuto conquistare il cuore dell'immaginario collettivo, prima di poter mostrare la loro vera faccia, prima di poter rendere in qualche modo plausibile la fatidica frase, pronunciata a sfinimento dai politici: "ce lo chiedono i mercati". 

Dai uno sguardo a questo grafico, che mostra l'andamento storico delle borse mondiali, per renderti conto di quanto importante sia stata la distribuzione di ricchezza illusoria, favorita dalla grande circolazione di denaro, dalla grande espanzione del credito e della spesa pubblica, a partire dal finire degli anni settanta.





























Sono stati distribuiti a pioggia montagne di soldi, in quegli anni, che da una parte favorivano la crescita conomica e l'illusione del benessere materiale, il consumismo, la voglia di godersela ... la distrazione colpevole dalle scelte della politica ... dall'altra facevano volare le quotazioni di borsa, favorendo una rapida concentrazione della ricchezza.

E l'avvio, in gran silenzio, nella distrazione euforica generale, della madre di tutte le Riforme.


Siamo nel 1981. Bisogna proprio ricordarla perché nessuno più l’associa alle altre, di grandi riforme, ma le altre non sarebbero mai esistite senza di quella. 

Parlo del lento processo di privatizzazione dell’intero sistema finanziario, che è il primo passo per togliere allo Stato Sociale gli strumenti necessari a difendere il popolo. Processo iniziato in sordina con il “divorzio fra Tesoro e Banca d’Italia”, avvenuto nel lontano 1981 (Una banale lettera, neanche una legge! Una lettera scritta dal Ministro del tesoro alla Banca d’Italia dove c’era scritto : “Grazie, non ti occupare più di noi ; se ti chiediamo dei soldi, tu non darceli più). Poi, passo dopo passo, culmina nella Legge 35 del 1992 (Carli,Amato) sulla privatizzazione degli istituti di credito;  Poi prosegue fino ai nostri giorni, con il vergognoso tentativo di privatizzare anche la Cassa Depositi e Prestiti. 

E così, quello che era un tempo un potentissimo Strumento di Governo della Politica Economica nelle mani dello Stato,  è diventato un potentissimo Strumento di Distruzione della Politica Economica, interamente controllato dalla finanza sopra nazionale.

Fare attenzione : oggi l’Economia non è più Politica. Facci caso: senti parlare solo di economia, non di economia politica. Perché? Perché ti devi rassegnare: decidono i Mercati, non decide la Politica, se spendere per i cittadini oppure prelevare dalle tasche dei cittadini. Se spendere, quanto spendere,  come spendere. Lo vedremo in dettaglio.

In due parole: prima lo Stato poteva spendere senza chiedere il permesso a nessuno. Da quel momento in poi, ha dovuto iniziare a chiedere il permesso ai mercati finanziari. Qui, sul Talloned’Achille c’è la ricostruzione di tutto il processo, tappa per tappa. Visto dal di dentro (sono entrato nella Banca Nazionale del Lavoro proprio nel 1981, quando era la principale banca del Tesoro, e ne sono uscito nel 2006, che era diventata non solo privata ma perfino straniera (francese).

Una volta che lo Stato non può più spendere liberamente per gestire l’economia, succede questo: quando inizia una crisi economica, per qualsiasi motivo, non se ne esce più. Meccanicamente e Potentemente. Il motivo è il seguente. Durante le crisi le aziende non investono; le famiglie non spendono; le banche non prestano. Se non interviene qualcuno dall’esterno, a mettere in giro soldi che fanno girare l’economia dello scambio, non se ne può proprio più uscire. Prima interveniva lo Stato, oggi nessuno può farlo. Neppure con i prestiti pubblici si può più fare perché, oltre un certo livello, sono vietati dalla legge. Follia. Follia pura. Mentre la crisi continua, lo Stato incassa meno tasse e non ce la fa a restituire il debito che prima non poteva mai essere un vero problema, perché i soldi li stampavi se ti servivano con urgenza. Andiamo avanti. I creditori si innervosiscono e chiedono più interessi allo Stato, aggravando il problema, invece di risolverlo. Lo Stato prova a prendere questi soldi un po’ con altre tasse che però sottraggono immancabilmente risorse dall’economia reale (aziende e famiglie, aggravando ancora di più la condizione della produzione) e un po’ con altri prestiti, aggravando la situazione debitoria.  Non ci vuole uno scienziato per capire che,  così facendo, sale il debito e scende il PIL. Infatti, succede.


Facciamo un brevissimo inciso per capire cos'è il PIL, così si capisce meglio la relazione fra spesa dello Stato (che non può più crescere) e peggioramento della crisi.

Osserva nella figura le quattro componenti del PIL :

-la spesa per consumi delle famiglie (che in tempo di crisi tende nnaturalmente ed inevitabilmente a diminuire)


- gli investimenti delle aziende (che in tempo di crisi hanno meno voglia di investire e meno possibilità di trovare finanziamenti)

- il saldo import/export (che contribuisce in maniera minore e comunque comporta degli inconvenienti enormi in termini di costi sociali che approfondiremo in seguito)

- la spesa dello stato (intesa come spese finali, depurate delle spese intermedie) che in teoria è l'unica che potrebbe agire in controtendenza alla crisi, per dilatarsi quando diminuiscono le altre componenti e contrarsi qundo le cose vanno bene.





























Togli a priori allo Stato la possibilità di aumentare la spesa, anche nel momento del bisogno, e non hai più alternative: devi rassegnarti a puntare esclusivamente sul saldo import/export.

Rifettiamoci un attimo, ci torneremo altrove. Diminuire l'import vuol dire avere per i cittadini meno merci a disposizione. Aumentare l'export, vuol dire per i cittadini accettare condizioni di lavoro peggiori per produrre cose che non puoi compearti perché devi venderle agli stranieri. Doppia fregatura. Ci torneremo.

Ma quante persone sono leteralmente ossessionate dalla spesa pubblica, e non vedrebbero l'ora di vederla ridotta? Senza capire che, in mani responsabili, nelle circostanze attuali, è l'unica fonte di possibile salvezza!


Intanto puoi  studiare, se vuoi, questo documento di Banca d’Italia del 2008 sulla ricostruzione storica del rapporto fra Debito Pubblico e PIL. Parte dal 1861 (l’Unità d’Italia). Leggilo con cautela, sono malizioso ed ho l'impressione che si sforzi di portare l’attenzione solo sul segmento che va dall’introduzione del trattato di Maastricht (1992) al 2008 per farci vedere che, tutto sommato, in quel periodo è successo poco (il rapporto infatti in quel periodo parte dal 102% e finisce al 103%).

Il Trattato di Maastricht - del 1992 - è la pietra miliare del rapporto Debito Pubblico/PIL, perché stabilisce un nuovo Principio (prima inesistente): il Debito Pubblico di uno Stato non deve superare il limite del 60% in rapporto al PIL. Peccato che, quando lo fa, proprio nel 1992, noi Italia siamo già fuori con l’accuso: oltre il 100% ! 

Perché proprio il 60% ? Non lo so. Non c’è nessuna ragione economico finanziaria accreditata da qualche parte che identifica il 60% come soglia particolarmente significativa. Però, per pura coincidenza, in quegli anni il rapporto Debito/Pil di Germania e Francia oscilla intorno al 60%. Sicuramente una mera, banale coincidenza. O una disattenzione dei nostri “rappresentanti”. O un tradimento, chi lo può dire? La Storia ce lo dirà, è sicuro. 

Se estendi lo sguardo dal 1981 ad oggi, vedi le cose in maniera decisamente diversa e drammatica : 

-era esattamente al 60%, proprio nel 1981 (ironia della sorte, all’inizio delle Riforme Strutturali eravamo esattamente a quel livello che oggi i Mercati e l’Unione europea ci dicono che è la meta che dobbiamo raggiungere, applicando le Riforme Strutturali, che più ci sforziamo di farle e più ci allontaniamo!);

- oggi, dopo sforzi devastanti, che ci hanno letteralmente impoverito, siamo più o meno al 140%.

Vediamo allora come sono fatte le altre Riforme Strutturali. Quelle che nella “narrazione” ufficiale ci dovrebbero riportare proprio al punto di partenza: al 60%.

Riguardiamo l’elenco, brutale, ricordando che all’inizio ci venivano presentate con nomi e forme suadenti :

- tagliare le pensioni (ci raccontavano del travaso generazionale, che i nonni erano ricchi e i figli poveri). 

- rendere più facili i licenziamenti (se diventi flessibile, avrai più lavoro)

- vietare agli Stati ed ai Comuni di aumentare la spesa pubblica (meno sprechi e più efficienza)

tagliare la spesa pubblica “orizzontalmente”, cioè un tantino da tutte le parti, senza possibilità di scelta (così i politici non possono sbagliare e cedere alla corruzione)

- cedere il patrimonio pubblico: aziende, terreni, immobili, monumenti  (rende efficiente la gestione, perché i privati sono "naturalmente" più efficienti)

- privatizzare i servizi pubblici essenziali (l’acqua  privata è più efficiente … questa, per fortuna, ancora non ce la siamo bevuta!)


- aumentare le tasse indirette e le tasse sulla casa  (serve a ripagare il debito). Per inciso: sono tasse che colpiscono i più deboli

- (dulcis in fundo) cedere sovranità e limitare la democrazia (tanto, non lo vedi che questa democrazia è solo un gran casino?).



L’ultima, suona un po’ sinistra, ma è la più trasparente : siccome di sacrifici si tratta, e i popoli non fanno volentieri  i sacrifici, tocca che qualcuno glieli imponga con la forza. Magari con una dittatura (fuori dalla democrazia, cos’altro c’è?). E fuori dagli Stati Nazionali: cedendo sovranità. Perché, ci hanno raccontato: “è evidente, la sovranità l’hanno esercitata male i popoli e i loro Stati Nazionali”.

Pensa un po'! Hanno la pessima abitudine, ogni tanto, gli Stati Nazionali, di provare a difendere i più deboli e, pensa, potrebbero sempre pretendere di applicare le loro Costituzioni, dove c’è scritto che salari e pensioni non le puoi mica tagliare a piacimento, perché servono a garantire un’esistenza Libera e Dignitosa ad ogni essere umano, giovane e  vecchio, donna o uomo.. insomma, tutti uguali. C’e scritto che le tasse le devono pagare quelli che hanno i soldi, mica i poveracci, e più ne hanno e più pesantemente le devono pagare, i ricchi. Questo c’è scritto. C’è scritto che la Repubblica è fondata sul lavoro, altro che rendere facili i licenziamenti. C’è scritto che la sovranità appartiene al popolo, altro che cessioni di sovranità. E via dicendo. C’è scritto che la proprietà privata non può contrastare con l’interesse di tutti. Per questo, dal punto di vista dei ricchi, non ci può essere dubbio: meglio toglierla di mezzo, la Costituzione! Ogni tanto ci provano e, tutte le volte che sono riusciti a proporre un cambiamento nella distrazione o nella confusione generale, ci sono riusciti. Purtroppo. 

Ultimamente, sembra, abbiamo alzato un tantino la guardia: era ora!

Fuori dall’ironia, che mi serve a controllare la rabbia, ora faccio un ragionamento serio (le informazioni riportate, comunque, sono serissime : quelle, e non altre, sono le Riforme Strutturali, documenti alla mano, Vi prego di controllare, spuntare, e riflettere).

Ce l’hanno raccontata bene, va riconosciuto. Se sono riusciti a convincerci che le cose non vanno per colpa dell’evasione fiscale, ci sembra giusto aumentare le tasse.  Tanto, noi che siamo ignoranti (perché nessuno ce lo ha mai insegnato, a scuola, dove l’ABC dell’Economia col cavolo che ce lo insegnano), non lo capiamo mica che aumentando le tasse mentre c’è la crisi non può succedere altro che vedere aumentare la crisi.

Se ci hanno convinto che tutto il malessere dipende dai politici corrotti che spendono troppo, ci sembra una cosa giusta che siano obbligati a spendere meno e ci sembra pure una cosa ragionevole togliere di mezzo i politici (che sono quelli della nostra Nazione) e metterci, al posto loro, quelli dell’Europa (che non esiste, e se esiste non è quella giusta). Tanto, non lo capiamo, che siamo ignoranti (perché col cavolo che ci hanno insegnato a scuola che cosa è la Nazione, che siamo noi, la Nazione, è la nostra identità collettiva, la Nazione) e neppure come funziona la democrazia, ci hanno raccontato, che è una cosa seria e pretende, per poter funzionare, che ognuno di noi sia informato, che ognuno di noi sia istruito). Non possiamo capirlo perché non ce lo hanno insegnato, nelle scuole private e neppure in quelle pubbliche che le hanno distrutte, che, insieme con la nostra SOVRANITA’,  stiamo cedendo la corona da Re che avevamo sulla testa, la nostra Indipendenza, la nostra Libertà, la nostra Dignità, la nostra Responsabilità. Se sono riusciti a convincerci che grande è bello e mettersi insieme serve per evitare la guerra, accettiamo di buon grado l’Unione europea che è grande e non vuole la guerra fra i suoi membri. Tanto, neanche a scuola avrebbero potuto insegnarcelo che cosa cavolo c’è scritto in quei Trattati lì, dell’Unione europea, perché sono scritti  in maniera così astrusa che ci devi studiare tanto e devi essere un tecnico specializzato e pluri laureato per rendertene conto. C’è scritto, nero su bianco, che è fondata sulla guerra economica fra stati. Ci arriveremo. Li leggeremo insieme.


La pace, in Europa, negli ultimi settant’anni, ci raccontano che la dobbiamo alla CEE, all’Unione europea, ma nessuno ci spiega alla televisione che legame c’è fra “questa pace armata” e i missili nucleari della Nato schierati in tutti i paesi dell’Unione, mentre le grandi aziende sopra nazionali fanno la guerra economica alle piccole aziende Nazionali ed ai Popoli resi schiavi di un lavoro che manca e, quando c’è, è sfruttato sempre più malamente.. per non parlare delle guerre armate che sterminano popoli interi e che noi vediamo comodamente in TV!

Perché, ditemi perché, domandatevi perché, dagli anni ottanta in poi, un popolo che aveva  una ricchezza privata fra le più alte al mondo (ancora l’abbiamo ma sta diminuendo e si sta concentrando); un patrimonio pubblico fra i più alti al mondo (abbiamo ceduto quasi tutte le aziende pubbliche, ma ci resta, ancora per poco, che se lo stanno portando via un tanto al giorno, Il Patrimonio Culturale più alto al mondo); un sistema produttivo che faceva  invidia a tutte le potenze mondiali (quello, purtroppo, l’abbiamo smantellato gravemente ma possiamo sempre ricostruirne uno migliore); una situazione finanziaria complessiva (complessiva = fatta da tutti i fattori che permettono una valutazione completa, non parziale, e quindi completa di patrimonio pubblico e patrimonio privato, reddito pubblico e privato,  debiti pubblici e debiti privati, e quindi non solo dal Debito Pubblico, che è invece l’unica cosa che ci hanno sbandierato sotto il naso per farci sentire “malati”) una situazione finanziaria complessiva, dicevamo, fra le più solide al mondo (è molto peggiorata, proprio grazie alla cura da cavallo, ma è ancora solida, più solida di tanti altri); perché, dicevamo, il popolo Italiano si è lasciato convincere che era gravemente malato? Peggiore di tutti gli altri ? Bisognoso di cure da cavallo? E, infine, perché ha creduto che sarebbe stato meglio togliere definitivamente le leve di governo della politica economica dalle mani dei nostri politici, per consegnarle a dei  tecnici che, non lo abbiamo capito, sono soggetti privati ed esteri? Come abbiamo potuto credere che ci avrebbero resi migliori? Come abbiamo potuto credere che un ente privato avrebbe fatto qualcosa di diverso dal suo interesse privato?  Perché abbiamo messo la finanza sopra l’economia reale? Perché abbiamo messo finanza ed economia insieme (tanto ci sfugge la distinzione) e tutte e due le abbiamo messe sopra la politica? Come siamo riusciti a mettere la politica al di sopra dell’etica e della solidarietà, ciechi e sordi alla disperazione dei più deboli sui quali è stata scaricato il  peso dei sacrifici ?

Va bene, alla storia l’ardua sentenza.

Non vi convince, questa storia che siamo un popolo ricco?  Che abbiamo una finanza migliore di tanti altri? Non lo dice mica guido grossi, lo dice la Banca d’Italia, con queste parole :

Nel confronto internazionale le famiglie italiane mostrano un’elevata ricchezza netta, pari, nel 2010, a 8 volte il reddito disponibile, contro l’8,2 del Regno Unito, l’8,1 della Francia, il 7,8 del Giappone, il 5,5 del Canada e il 5,3 degli Stati Uniti. Esse risultano inoltre relativamente poco indebitate, con un ammontare dei debiti pari al 71 per cento del reddito disponibile (in Francia e in Germania è di circa il 100 per cento, negli Stati Uniti e in Giappone è del 125 per cento, nel Canada del 150 per cento e nel Regno Unito del 165 per cento). 

Mettendo insieme patrimonio e debito siamo i migliori del mondo! Capite perché ci “osservano” con particolare interesse, i mercati finanziari? Perché siamo ricchi!

Qui il link agli studi di Banca d’Italia che hanno monitorato la ricchezza degli italiani anno dopo anno, dal 2010 al 2014, con grande chiarezza :  Poi qualcosa è cambiato nella forma espositiva e non ci si capisce più molto … peccato. Sarà un effetto dell'efficienza dei privati :( 

E’ uscita da poco una statistica molto ampia, invece, organizzata da università americane, che riporta l’Italia al primo posto nel mondo per la capacità di influenzare il mondo intero in campo culturale. Primo posto assoluto. Ricordiamocelo: il mondo ci guarda.


Intanto, andiamo a mettere il naso in affari che sembrano non nostri (visto che nessuno ce ne parla) : Chi sono questi Mercati Finanziari che vengono a prendersi  la nostra libertà per renderci migliori? Ce lo vogliamo domandare o va bene a prescindere ?



In estrema sintesi  (poi approfondiremo in altro capitolo, intanto fidatevi), la finanza funziona così. 

I ricchi e potenti di tutto il mondo (con migliaia di miliardi a disposizione), provano incessantemente a mettere persone di propria fiducia in tutti i posti che contano per il controllo sistematico dei mercati e della politica. Dai e dai, spesso ci riescono (qui potete scegliere di buttare il libro nelle fiamme, disgustati per l’ennesima visione “complottista”). Oppure vi passate una mano sulla coscienza e vi domandate, semplicemente, se sia falso che i ricchi ed i potenti provino in tutti i modi a mettere persone di propria fiducia nei posti che contano. Se non risulta dalla vostra esperienza personale o indiretta, che è così che va il mondo. Se non quadra con i miliardi spesi nelle campagne elettorali, se riuscite a ricordare i nomi delle persone nella Commissione Europea o nel Fondo Monetario Internazionale e il modo in cui li avete scelti e quando li abbiamo scelti. Se non lo ricordate è semplice: non li abbiamo scelti noi, e neppure i poveracci nelle favelas.


Quali sono i posti che contano ? Eccoli :

governatori e consiglieri delle banche centrali di tutto il mondo occidentale (che siccome rappresentano la fonte primaria del meccanismo, a scanso di equivoci sono state rese totalmente indipendenti dalla politica, intoccabili dalla politica); presidenti, amministratori delegati e consiglieri di amministrazione delle banche commerciali private e delle grandi banche d’affari sopra nazionali; capi di stato e ministri in materie economiche e affari internazionali; capi e capetti nel Fondo Monetario Internazionale, nella Banca Mondiale; negli organismi internazionali di regolamento e di controllo; nelle agenzie di rating; nei soggetti  vari nel Sistema Bancario Ombra (quello che, all’ombra discreta dei paradisi fiscali, raccoglie il risparmio dei privati in tutto il mondo e lo investe sui mercati finanziari); nelle università private e nelle fondazioni culturali che sfornano tecnici; dulcis in fundo: nel sistema mediatico, giornali e TV, a diffondere il verbo.


In brevissimo ( ma ci torniamo), i compiti di ognuno.


Le banche centrali creano senza fatica, senza limiti e senza costi montagne di soldi e li danno alle banche private. Non agli Stati, è vietato! Ma alle banche private. Per legge (Trattato UE, art 123, lo studieremo).


Le banche private indirizzano sui mercati finanziari oltre il 95% dei fondi ricevuti; solo la piccolissima parte residua va a finire nell'economia reale (aziende e famiglie). Sono spinte a fare ciò dai Regolamenti scritti dai vari Organismi Regolatori dei Mercati.

Le grandi banche d'affari sopra nazionali, specializzate in servizi finanziari, si occupano di indirizzare i flussi verso questo o quel titolo, questo o quel settore, a seconda dei momenti. Ci riescono perché controllano tutti (ma proprio tutti) gli aspetti relativi alla negoziazione, emissione, collocamento, consigli per acquisti, etc., etc. su titoli e derivati. Hanno il compito di “ringraziare” gli amici degli amici, da parte di tutti i soggetti coinvolti. Chi sono gli amici degli amici: i ricchi e i potenti che hanno organizzato il gioco, e che distribuiscono premi milionari a cascata per farlo funzionare.

I Regolatori (tutti internazionali, privati e poco trasparenti) scrivono le regole del gioco sia per le banche commerciali che per le banche di investimento; naturalmente, favorendo l'indirizzamento verso la finanza, a scapito dell’economia reale. Nessuno li capisce: sono scritti per non essere capiti.

I controllori
... chiudono un occhio, e perfino i migliori, comunque, non possono far altro che applicare quei regolamenti, tutti sistematicamente recepiti nelle leggi degli stati.


Capi di stato e ministri compiacenti ma anche sciocchi in buona fede (naturalmente solo nei casi in cui siano stati scelti dai ricchi e dai potenti) si occupano di recepire nelle leggi quei regolamenti, e di promuovere le Riforme Strutturali

Giornali e TV compiacenti ci aiutano a “vedere”  le cose in maniera utile ai ricchi ed ai potenti, presentandocele come cosa buona e giusta. Diffondono ottimismo (la ripresa è dietro l’angolo). Ci parlano sempre, tutti i santi giorni, dell’andamento dei mercati finanziari. Ci raccontano che salgono (sappiamo perché) e che ci giudicano, i mercati : mmmh…  ancora non avete fatto i compiti a casa !! Nei momenti di difficoltà, giornali e TV usano le armi di distrazione di massa : efficacissime. Tutte le Riforme Strutturali vengono implementate sistematicamente mentre siamo tutti girati dall’altra parte, sul terrorista di turno, o il solito onnipresente politico corrotto, con lo spread tendenzialmente al rialzo.

Università e Fondazioni culturali sfornano e sdoganano i tecnici: i professori, benemeriti e sapienti. Duri di cuore, ma nel nostro interesse (un po’ avidi.. hanno la tendenza ad accumulare ricchezze sostanziose, milionarie, difficilmente alla portata di tutti gli insegnanti delle nostre scuole, ma questo è un dettaglio).

In questa maniera, i prezzi sui mercati finanziari salgono. Sostenuti contro ogni ragionevole forza di gravità dai Quantitative Easing delle banche centrali. Cosa sono, i Q.E.? Sono montagne di denaro senza fine riversate incessantemente e a turno dalle banche centrali di tutto il mondo direttamente nei Mercati Finanziari: le banche centrali comprano infatti titoli sui mercati finanziari. A noi raccontano che quegli interventi straordinari servono per far salire l’inflazione che è finita troppo in basso e proprio non ci riescono ma lo fanno per noi e, contemporaneamente, ci raccontano anche che i soldi per noi sono finiti. E intanto i prezzi dei mercati finanziari salgono ... e che altro possono fare ? Salgono. Mentre le aziende chiudono. Salgono, sostenuti in origine dai flussi di denaro creati dal nulla dalle banche centrali perpetuamente, (anche senza QE, nelle operazioni “ordinarie”). Salgono e sono “gestiti amorevolmente” dalle grandi banche d'affari. Che guardano dall’alto tutti i mercati del mondo. Salgono matematicamente e con la sola eccezione degli eventi imprevedibili che ogni tanto accadono. E delle sgrullate necessarie a tosare un filino, sempre ogni tanto, il parco buoi. 



Salgono, IN MANIERA SEMPRE PIU' SCOLLEGATA dall'economia reale. L’economia soffre, la finanza festeggia i nuovi record! Scollegata dalla possibilità materiale che le aziende continuino ad accumulare profitti sufficienti a giustificare quei prezzi. Scollegata, follemente, dalla possibilità materiale che la montagna di debiti privati e pubblici nel mondo, che è chiusa dentro quei titoli che salgono, elevata a potenza attraverso i meccanismi perversi ed oscuri degli strumenti derivati, sarà mai restituita ai creditori (ammesso che si ritenga giusto restituirli, quei debiti, anche dopo aver compreso i meccanismi che danno origine alla creazione del denaro ed alla diffusione dei debiti di molti, che sono crediti di pochi).  

Che buona parte di quei crediti non verrà mai restituita non lo dice guido grossi. Lo sanno in molti, nel mondo della finanza. E per quelli che preferiscono fare finta di niente, ci ha pensato la più grande multinazionale della consulenza finanziaria a ricordarlo, già nel 2011. Guarda qui cosa dice la Boston Consulting Group, che lo ha comunicato ai Governi di mezzo mondo ed ai diretti interessati (i creditori).  

Il contenuto del documento, in due parole : troppi debiti,nel mondo. Soprattutto privati ma anche pubblici. Non saranno mai restituiti. Tocca cancellarli, come facevano gli antichi. Oppure bisogna far salire l’inflazione ma ci rimettono i ricchi. Oppure, se vogliamo salvare il sistema finanziario, dobbiamo andarci a prendere la ricchezza privata delle famiglie. In tutto il mondo. Dove ce n’è tanta, tanto meglio.

Ti prego, segui il link, traduci e studia. E preoccupati. Non ti voglio spaventare. Voglio che ti pre - occupi: occupiamocene tutti, prima che accada. Sta già accadendo.

Quindi, gentilissime Signore e Pregiati Signori, non occorre una laurea per capire che la bellezza e la forza dei mercati finanziari si riduce esclusivamente ad una pura e semplice bolla speculativa. Ricchezza di carta. Pura e semplice, destinata a svanire nel nulla. Nel nulla, esattamente da dove proviene, come il denaro creato dal nulla (ci arriviamo, con dovizia di particolari). Cenere era, e cenere tornerà ad essere.

Bolla destinata a svanire. Cosa vuol dire?

Hai mai sentito parlare della ricchezza “distrutta” in un ora di contrattazioni di borsa, al telegiornale? Spieghiamo cos’è . Se ho in tasca 1000 titoli che valgono 2 euro, li vendo, mi danno 2000 euro,  ci faccio shopping, ci compro cose. Se il girono dopo le azioni “valgono” solo 1,80, quando li vendo ho solo 1800. Io ho perso 200 euro e nessuno li ha guadagnati. Se nella borsa sono quotati 100 miliardi di titoli che valgono 2 euro, in quel giorno sono andati in fumo 20 miliardi di euro. Se il prezzo crolla a 1 euro,sono andati in fumo 100 miliardi di euro. Ma, attenzione, addrizza bene le orecchie: i beni che potevi comprare al mercato e i beni che puoi comprare oggi con gli euro, sono esattamente gli stessi.  E’ il potere d’acquisto dei possessori dei titoli che è andato in fumo, non i beni materiali che servono alle persone a soddisfare i loro bisogni materiali. Vi garantisco che si fa un’enorme fatica a comprendere, fino in fondo, questa differenza.

Cosa sia la ricchezza, lo dobbiamo ancora capire. Ci torneremo.


Il problema, un po’ tragico, è che la dimensione della finanza supera di alcune volte il valore dell’intera ricchezza reale prodotta in un anno in tutto il mondo, ed i proprietari di quella ricchezza di carta non sono propriamente gente disposta  a perderla con signorilità. Un minuto di silenzio, pensando a cosa possa rappresentare quella possibile cenere, dove tutto è inevitabilmente destinato a risolversi, se non ci svegliamo.

Pochissimi al mondo si rendono conto della dimensione della bolla speculativa  e, soprattutto, del legame fra questa storia e la degenerazione della politica. Proprio mentre sarebbe immensamente importante usare tutte le possibili energie positive del mondo, per gestire il problema in maniera controllata e trasparente. Bada bene. Non è che manchi l’intelligenza per capirlo. Manca il coraggio di ammetterlo. 


Gli unici problemi che non si possono risolvere, sono quelli che ignoriamo.

Questo problema del debito enorme e che non può, materialmente, essere ripagato, fino a quando non ci riprenderemo saldamente in mano le leve di governo dell'economia politica, fatte di moneta e di politiche di bilancio - lo stiamo ignorando. E’ una colpa grave.

Tu pensa: alle banche private di tutto il mondo, denaro gratis, creato dal nulla (sarà spiegato in dettaglio e con parole semplici, il meccanismo). Agli Stati, alle aziende, alle famiglie, denaro con il contagocce, prestato a condizioni da strozzo.

Questo è l'unica, vera, semplice e meccanica causa del debito pubblico e della sua inarrestabile salita. Restituisci allo Stato il potere che aveva di creare dal nulla la moneta, e il problema del debito svanisce, come neve al sole, assieme all'incubo della crisi ed ai sensi di colpa che non siamo noi a dover sentire.

Troppo grande, la Verità, per essere acettata così, su due piedi? 


Percorreremo nei prossimi capitoli tutta la strada necessaria a capirlo. Sapendo che se riusciamo a "vedere" il problema per quello che è, ci apparirà semplice e banale anche la soluzione. 

Fino a quando non riusciamo a vedere ... resteremo prigionieri di un incubo, destinato meccanicamente a peggiorare. 

Torniamo ancora sulle Riforme Strutturali.  Perché queste, e non altre ?

Un po’ di onestà intellettuale, dai!

Se il problema fosse davvero la corruzione, gli sprechi, le spese eccessive e l’evasione tremenda che hanno prodotto un debito troppo grande, scusate l’ingenuità, ma perché non si fa qualcosa di serio, di concreto, di Strutturale: una Grande Riforma Strutturale per combattere seriamente la corruzione e l’evasione! Si fanno le leggi contro la corruzione, ma le scrivono i corrotti. Fanno le leggi contro l’evasione ma difendono i paradisi fiscali. Se tolleri i paradisi fiscali che prosperano indisturbati; se permetti le società fiduciarie, il cui scopo è quello di nascondere i nomi delle persone ricche che nascondono i loro capitali; se diminuisci le pene e allunghi i tempi dei procedimenti che si occupano di corruzione e di evasione;  se smantelli gli uffici pubblici che dovrebbero contrastarla, e metti quelle poche forze residue ad inseguire i ladri di polli e quelle piccole attività che se non facessero un po’ di nero sarebbero tutte già morte (oh.. moriranno egualmente, questione di tempo) … ma di che stai parlando ? 

Giacciono sui tavoli dei politici fior di proposte assai tecniche e potenzialmente efficacissime per poter trasformare in legge dello Stato i principi costituzionali in tema di tasse, che vorrebbero farle pagare ai ricchi, non ai poveri. Sono scritte e studiate da professoroni, da esperti, mica da guido grossi. Domandatevi perché non passano e non passeranno mai. Domandatevi perché nei telegiornali  e nelle squallide trasmissioni politiche, dove si parla di tutto e del contrario di tutto, tranne che dei problemi seri e delle proposte serie per risolverli, non sono mai arrivate. Perché i ricchi non le vogliono. E i ricchi comandano.

Gli enti pubblici sono corrotti ; togliamogli i soldi e privatizziamo tutto. Questa è la Riforma Strutturale che ci chiedono i mercati finanziari.

Perché, scusate, come definite voi le banche, tanto per fare un esempio, che erano pubbliche e sono diventate private, che hanno impestato tutto il mondo di operazioni truffaldine, distruggendo intere economie  e popoli ed ora, senza vergogna, chiedono soldi agli Stati? Le banche private che prestano soldi a strozzo alle aziende ed alle famiglie. Non è un modo di dire. Presso uno studio notarile è depositato il primo report nazionale antiusura del 2015 che dimostra che in percentuali elevatissime e vergognose le banche private praticano tassi usurai. L’usura bancaria è un reato previsto dalla legge 108 del 1996. Reato grave, di una violenza sconcertante. Lo fanno, sistematicamente. E a noi raccontano che il pubblico (che era corrotto) deve riparare quei danni? Prestano soldi (centinaia di milioni e miliardi) agli amici degli amici che non li restituiscono e poi quando rischiano di fallire perché gli amici non li restituiscono cosa fanno? Chiedono al pubblico (quello che era tanto corrotto che ha dovuto cedere il passo ai privati, quelli  efficienti) di pagare il conto!  Vendono ai risparmiatori, che siamo noi, prodotti strutturati “personalizzati” che sono vere e proprie truffe contrattuali! Quando la banca era pubblica, ed io c’ero, non gli sarebbe mai e poi mai passato per la testa di ingannare i propri clienti. Perché non esisteva proprio, l’obiettivo di fare profitti. Oggi, nel mondo che misura l’efficienza col profitto, succede, Meccanicamente.

Il pubblico è corrotto ed il privato è efficiente? Il privato può essere efficiente a fare profitti. Questo sì. Ma per accumulare profitti privati in un contesto altamente competitivo, deve (deve, è obbligato, non può fare altrimenti, non ha scelta) tagliare la qualità e la quantità di servizio che viene erogato al pubblico. Meccanicamente.  E questo ce lo scordiamo. Questa è l'efficienza: più profitti privati, meno soddisfazione del pubblico utente. Matematica, logica, esperienza sotto i nostro occhi. Eppure quanti sostengono la necessità di privatizzare, sperando di risparmiare! 

Il privato, intanto, è stato corruttore. Quello che, quando il servizio era gestito dal pubblico, corrompeva il funzionario pubblico. Anche questo ce lo dimentichiamo sempre, che se c’è un corrotto ci deve essere un corruttore. Bada bene: un corruttore sarà disposto a pagare 1000 di bustarella per guadagnare almeno 10.000, se non molto di più. Chiaro, no? Ma noi “vediamo” (nella narrazione del sistema mediatico) solo il funzionario pubblico e solo 1000 euro! 

Ed ora che il pubblico è diventato privato, il privato opera in proprio: per interesse privato. Cos’altro deve fare? Eppure c’è in giro un sacco di gente che è convinta, ancora oggi, che il privato, per natura, essendo efficiente ci servirà meglio. Oh, sì. A curare i suoi interessi privati è efficiente, eccome. L’illusione, l’ingenuità, (perdonatemi, ma debbo dirlo) la follia cieca sta nel credere che l’interesse di un privato ad accumulare un profitto privato possa coincidere con l’interesse pubblico al buon svolgimento di un servizio pubblico. E non “vediamo” che sono interessi opposti, in antitesi. Aut / aut.

Torniamo alle banche corrotte, che distruggono ricchezza tanto da richiedere decine di miliardi e centinaia di miliardi per sanare i buchi nei loro bilanci. Perché nessun politico propone una bella Riforma Strutturale del Sistema Bancario che separi le attività commerciali da quelle finanziarie e riduca alla ragione la Finanza, impedendo alle banche di continuare a fare esattamente le stesse cose che distruggono il risparmio privato e fanno fallire le imprese, mentre continuano a distribuire premi esagerati ai manager pagati, alla fine, con i soldi pubblici?

Perché non si fa una Riforma Strutturale della legge elettorale, che restituisca realmente al popolo sovrano il diritto sacrosanto di essere rappresentato nelle Istituzioni? Non la faranno mai. Ne parlano sempre ma, quando la fanno, si ingarbuglia sempre di più e non si risolve il problema. Non la faranno mai, quella giusta, Mai, senza una rivoluzione culturale

Se è importante rilanciare la crescita, come ci dicono, perché non si investe con una bella Riforma Strutturale che crea lavoro invece di farlo sparire, investendo in tanti settori dove ci sarebbero cose belle da fare e che, Meccanicamente, il Pil lo farebbe volare ?

 Guido, smetti di sognare : non ci sono i soldi, lo sai! 

E allora, conta: solo con i 960 miliardi (miliardi, non milioni) di euro distribuiti dalla BCE alle banche private nel solo 2016, ci si finanziano 40 milioni di posti di lavoro, ben pagati. Ci sparisce la disoccupazione in tutta Europa, volendo.

Di una bella Grande Riforma Strutturale che tolga le leve di governo della politica economica dalle mani pericolose dei mercati finanziari privati e le restituisca alla politica, magari ne parliamo dopo.


Una risposta semplice e chiara, a tutte queste domande : le Riforme Strutturali che ci chiedono i mercati, che servono a provocare la crisi economica, fanno comodo ai ricchi ed ai potenti, che evidentemente, sono ben rappresentati nelle Istituzioni. Le Riforme Strutturali che piacerebbero a noi … non hanno rappresentanza. Non le vedremo mai neppure discusse. Se non ci impegniamo, tutti, in prima persona.

A questo punto, qualcuno potrebbe porre una domanda legittima : ma sono scemi questi dei Mercati Finanziari che con quelle Riforme Strutturali creano disoccupazione e rovinano le economie ? Non ci rimettono pure loro ?

Risposta semplice e chiara : sono ricchi e potenti, altro che scemi. Ci guadagnano, eccome, dalla nostra rovina, per questo la provocano. Come? Guardiamo attentamente.

Rileggete attentamente l’elenco delle riforme strutturali. Tutte sottraggono la moneta dalla circolazione.

Poi rileggete il passo che spiega che la ricchezza di carta è destinata a sparire (il potere d’acquisto dei ricchi possessori di titoli). 

Mettetevi al loro posto : non sareste anche voi disposti a fare di tutto per sostituire quella ricchezza di carta, che è destinata a svanire nella cenere, in qualcosa di più concreto ?

Per esempio, investirli negli immobili che ora appartengono agli Stati, alle aziende, alle famiglie che, colpiti dalla crisi, non se li possono più permettere e li stanno svendendo!  O, ancora, prima che scoppi  la bolla e che perdiate tutto il vostro potere d’acquisto, non sarebbe un gran colpo di fortuna trasformare la ricchezza fasulla che avete fra le mani nella proprietà di aziende pubbliche che gestiscono i servizi essenziali che Stati e comuni in crisi vendono  a prezzi stracciati? Di quei servizi, noi cittadini utenti ed ex sovrani, non potremo mai fare a meno e li pagheremo qualsiasi prezzo.

Quale modo è più efficace di una bella, profonda, prolungata crisi economica, che costringe anche i più venali  e materialisti a disfarsi dei loro beni materiali?


Vi  sembra troppo … cattivo ?  Surreale ? Guardatevi intorno: sta già succedendo. 

Un ultimo sforzo. Dietro l’anonimato, proviamo a mettere qualche figura umana dentro questi Mercati Finanziari, partendo dall’inizio, da quelli che, dicevamo, essendo ricchi e potenti, mettono le persone giuste ai posti giusti. Chi sono? Da dove vengono? Cosa fanno per diventare talmente ricchi e potenti per riuscire a dominarci e ad imporci la loro volontà?


Oh.. io ci ho provato duramente ad accumulare ricchezze, lavorando onestamente. Ero stupido, e desideravo essere ricco. E sono arrivato abbastanza in alto, per i miei gusti, e proprio sui mercati finanziari. Senza amici potenti. Finché ho smesso di desiderarlo. Ero comunque immensamente ed irrimediabilmente distante dai livelli di ricchezza che si possono accumulare, se capaci, accettando di assecondare i “desideri del sistema”.



Se cerchiamo una risposta semplice e chiara, alla domanda “chi sono”, dobbiamo cominciare ad immaginare, dietro il velo discreto dei paradisi fiscali e delle società fiduciarie e delle società anonime, i volti di queste persone, protetti dalla privacy. Vi giuro, non vorrei immaginare, vorrei sapere, essere informato. Invece, come tutti i comuni mortali, possiamo solo immaginare, tagliati fuori dalla enorme ipocrisia della privacy. Che se per caso li scopri, poi ti perdi nel gioco delle scatole cinesi: aziende dentro le aziende che stanno dentro altre aziende che controllano i controllori e i controllati, e nessuno ci capisce più niente.

E siccome l’immaginazione è potente  e scavalca molte barriere, oltre ai volti noti dei grandi capitani d’industria, dei grandi banchieri, di qualche famiglia reale (che quelli li trovi anche sui giornali), riusciamo tutti insieme a vedere i volti di certi grandi criminali, capi di potenti e ricchissime cosche mafiose di tutto il mondo? Questi signori non si occupano mica più della droga e della prostituzione. Quello magari lo fanno per diletto, per abitudine. Ma sono briciole. Investono nelle multinazionali, sui mercati finanziari, ben consigliati da discreti “personal banker” sopra nazionali. Usano società fiduciarie. L’ho sognato. L’ho sentito dire, che molto del trasporto su gomma e molte catene di supermercati  e tutte le slot machine sono gestiti dalla malavita organizzata. Soldi “puliti”, soldi legali; quando li hai accumulati che ci fai? Li investi dove ti dicono che rendono di più. Ci vediamo il volto di qualche dittatore che non si fa scrupolo di spremere il proprio popolo e di distruggere l’economia della propria nazione, pur di accumulare all’estero favolose ricchezze personali?  E i grandi evasori di tutto il mondo, dove pensiamo che li mettano, i loro risparmi ?

Non vorrei immaginare, ho il diritto di sapere, chi sono.

Ma siccome non ci è dato sapere, essere informati, ci arrangiamo con l’immaginazione, e andiamo oltre.

Adam Smith, il più frainteso dei capitalisti, ammoniva forte e chiaro : il motto tanto cinico quanto trasparente dei padroni del mondo è “tutto per noi, niente per gli altri”. Tocca controllarli.

Riflessione sulle privatizzazioni.


La prima privatizzazione, avviata già a partire dagli anni ottanta, è stata quella del sistema finanziario. Fatta quella, tutto il resto viene giù, meccanicamente. E finisce che ci ritroviamo a misurare con i litri la lunghezza di una strada; usiamo il metro per pesare un oggetto; questo facciamo. E ci sentiamo scienziati. Vediamo.


Un servizio pubblico qualunque (trasporto, ad esempio) è gestito in due modi diversi in due diverse regioni. Nella regione A è gestito dalla "Trasporti Spa" (società rigorosamente privata); e produce un “utile” (un profitto). Nella regione B è gestito dall'Ente Trasporti Regionale (rigorosamente pubblico); e registra una “perdita” economica (che, per correttezza, chiamiamo costo sociale). Gli scienziati ci dicono : non lo vedete che il privato è efficiente e il pubblico è sprecone? Uno guadagna e l’altro perde ?

Efficiente "de che"?

Usiamo il profitto privato come unità di misura della buona gestione del servizio pubblico. Il che, a ben guardare, è un contro senso imperdonabile. Perché, a guardar bene, efficiente è solo ed esclusivamente la produzione di un PROFITTO PRIVATO ma questo, per l'appunto, è privato. E siccome il privato ha come primo ed unico obiettivo la produzione del profitto, se lo produce è bravo. Teniamo presente il contesto competitivo, quello che ti spiega che, volente o nolente, per fare più profitti del tuo concorrente devi tagliare i costi. Come si tagliano i costi nella gestione di un servizio? Sforzatevi di immaginare tutte le possibili soluzioni che tagliano i costi senza tagliare la qualità del servizio. Poi confrontatele con quelle che si ottengono invece tagliando la qualità del servizio. Infine provate ad immaginare quali soluzioni sceglierà il privato gestore che ha questa informazione: i cittadini sono rassegnati ad una qualità scadente, e non sono disposti a farsi rispettare, se non in casi estremi.

Mentre il profitto è privato, il bisogno di trasporto, guarda caso, è un BISOGNO PUBBLICO. Svolto in nome del popolo sovrano, per soddisfare bisogni del popolo sovrano, al quale non gliene può e non gliene deve importare nulla dei profitti privati del gestore. Ha un unico interesse : lo svolgimento di un buon servizio. Di qualità. Efficiente.

Un "servizio", come dice il nome (servo di, schiavo di, al servizio di), è qualcosa che viene reso, offerto, regalato a qualcuno, perché ne ha bisogno. REGALATO, parola magica, follia! Riteniamo o non riteniamo che di acqua, di giustizia, di trasporto, di istruzione, di salute eccetera ne abbiamo tutti bisogno, un estremo bisogno, un bisogno irrinunciabile - per il bene di tutti e di tutta la collettività - e pertanto abbiamo stabilito (lo dice la Costituzione) che a certe cose ci pensa la Repubblica?

Un servizio, in quanto tale, RAPPRESENTA NECESSARIAMENTE UN COSTO : impieghiamo risorse (che potremmo impiegare altrimenti) perché abbiamo ritenuto che è cosa buona e giusta dissetare le persone e rendere giustizia. Dobbiamo spendere per farlo. Pensare, invece, come ci dicono gli scienziati, che ci dobbiamo "guadagnare sopra" se no, non sono fatti bene ... è da deficienti.

Cosa devo guardare, se tolgo di mezzo l'utile economico, per giudicare correttamente la bontà della gestione di un servizio pubblico ?

Due cose:

1) la soddisfazione dell’utente, il mandante, che saremmo noi: la soddisfazione del popolo sovrano.
Ai talk show del piffero, che ci parlano del sesso degli angeli, non potrebbero fare una bella inchiesta : I trasporti trasportano meglio (sono puntuali, comodi, sicuri) i cittadini della regione A o quelli della regione B? Come si può migliorare la qualità dei trasporti dove non funziona? Si può copiare dai più bravi? Naturalmente le domande non le devi fare agli scienziati; ma all'unico soggetto interessato: l'utente del servizio, il popolo sovrano. (Su questo concetto del controllo affidato direttamente all’utente, ci torneremo ampiamente, è fondamentale per far quadrare le cose).


2) L’efficienza della gestione:quante risorse si sono spese per rendere un buon servizio (visto che per definizione si devono utilizzare, impiegare, spendere, le risorse ed allora è evidente che non si possono anche guadagnare)?  Si può spendere di meno? Ché le risorse che stiamo usando sono di tutti e non vanno sprecate? SI, si può, lo vedi: lì lo fanno. Ecco, Copia da quelli bravi.

Informazione di servizio sui servizi.

Le privatizzazioni rappresentano una delle fondamentali Riforme Strutturali che ci impongono i mercati finanziari dietro ricatto, con l'evidente scopo di avere gustose occasioni di accumulare profitti. Sai, se l'acqua è privata, e tu hai sete, vieni da me che ti disseto io (che mi sto preoccupando solo ed esclusivamente di accumulare profitti).

Con le privatizzazioni abbiamo letteralmente smontato un intero modello industriale che ci aveva portati ad essere la quinta potenza economica al mondo. Invidiato da tutto il mondo. Unico al mondo.

E sapete quale è la prima cosa che si fa (che è stata sistematicamente fatta, per avviare un processo di privatizzazione lento e impercettibile, che se lo fai tutto in una volta e lo dici a voce alta ti impiccano a testa in giù)? Si trasforma un Ente in una Spa. Nessuno ci fa caso, suona bene, ma vuol dire esattamente questo :

Ente pubblico = soggetto incaricato di svolgere un servizio di qualità ed efficiente

Società per azioni = ente incaricato di produrre un profitto

E il gioco è fatto : l’Ente, che doveva fare una cosa, lo metti a farne un’altra, si sforza di fare tutti e due e, con una variabile in più, che è contraddittoria con la precedente, è rovinato. Matematicamente. Aspetti qualche anno e poi gli dici : lo vedi? Non sei buono. E via : ceduto ai privati.

Fai questo ragionamento e ti senti dire :  “si va beh.. ma se spendiamo per i servizi, poi il debito pubblico.. l'inflazione”. 

Ne parleremo, siamo qui per questo, intanto, iniziamo  a riflettere:

Se spende lo Stato (oggi, con questo sistema finanziario) accumula DEBITI

Se spende la Banca centrale (oggi, con questo sistema qui) accumula CREDITI

Rileggi e rifletti : tutti e due fanno la stessa cosa : spendono. Ma uno ci rimette e uno ci guadagna.

Prima era un unico soggetto. Prima, quando la moneta apparteneva allo Stato, ed era sua la responsabilità della gestione della moneta, il problema del debito non poteva proprio esistere. Infatti, non esisteva. Ci torneremo.


Seconda informazione di servizio : oggi, per legge, gli Enti pubblici non possono proprio più esistere. Devono necessariamente trasformarsi in Spa.  Sai, per diventare efficienti … Rip!



Pensierino della sera

Riguardiamo, riassunti in due numeri, gli effetti della cura da cavallo. Dall’inizio dell’applicazione delle riforme, dal 1981, ad oggi, cifre impietose. Che magari aiutino ad insinuare qualche dubbio nel cuore di coloro che ancora pensano che le riforme strutturali possano servire a ridurre il debito pubblico.

Il debito è passato:

- in
 valore assolutoda 142 miliardi del 1981 a 2.300 miliardi di oggi;

in valore relativo, (debito/PIL) dal 60% al 138%


Come è possibile? Elementare, Watson: se ogni anno prendi con le tasse (cioè dalle tasche del tuo popolo) 1000; ne spendi per il tuo popolo solo 930; poi paghi 100 di interessi  sui titoli del debito pubblico; allora  succede questo (e succede oggi): il debito
aumenta di 30 all’anno, mentre il tuo popolo perde 70 all’anno e la finanza sopra nazionale si becca 100 di interessi. Come speri che possa migliorare?  



Impegniamoci a trasformare “l’Austerità” in “Responsabilità” e vedrai che, cambiando le parole, ci cambiamo il mondo.


Link a : Capitolo II 

3 commenti:

  1. "Per questo le multinazionali si spostano sempre più sull'essenziale: producono cibo, acqua, energia, salute e si sforzano di privatizzare tutto il possibile, in questi settori. Perché per poveri che saremo, quelle cose le dovremo comprare, a qualsiasi costo, sempre". NO, NON PIU', NON E' PIU' POSSIBILE POICHE' NON C'E' PIU' NULLA CUI RINUNCIARE. MOLTI, MOLTISSIMI ORMAI ANCHE QUI IN ITALIA NON SI CURANO PIU'. (procedo per brevi commenti al testo. Poi magari, forse, potrò arrivare ad una argomentazione interlocutoria che sia la summa di tutte le note)

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    1. la privatizzazione dei servizi pubblici comporta proprio questa orribile idea, alla quale vorrebbero farci rassegnare :
      - chi ha soldi, avrà servizi di serie A, e li pagherà cari
      - chi non ha soldi, avrà srvizi di serie B o anche C, o anche nulla

      ricordiamoci che in Italia c'è ancora una ricchiezza privata enorme, anche se mal distribuita

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  2. Certo. E per ora dico che questo "tema" , la sanità, è uno di quelli, insieme alla casa e al lavoro, cui "la gente" è più sensibile: la porta aperta che accoglie altri messaggi più difficili (Rapporto OCSE Italia: più dell'80% persone in età lavorativa HA DIFFICOLTA' A COMPRENDERE UN SEMPLICE TESTO)

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