ISTRUZIONI PER L'USO

IL TALLONE D'ACHILLE è pensato per scrivere libri, direttamente su questo blog. Qui comincia l'Eredità di Michele, l'ultimo scritto. Il precedente è stato interrotto, si vede che doveva maturare. Qui trovate IL primo LIBRO, col suo indice ed i post che lo compongono.
I "libri" raccolgono commenti, critiche e suggerimenti di chiunque voglia partecipare con spirito costruttivo. Continuano un percorso iniziato con le Note scritte su Facebook , i cui contenuti sono ora maturati ed elaborati in una visione d'insieme, arricchiti da molti anni di esperienze diverse e confronti con persone diverse.

I Post seguono quindi un percorso logico che è bene conoscere, se si vuole ripercorrere il "discorso" complessivo. Naturalmente è possibile leggere singoli argomenti ai quali si è interessati. Argomenti spot - che spesso possono nascere dall'esigenza di commentare una notizia - saranno trattati in pagine dedicate.

Buona partecipazione!


mercoledì 29 marzo 2017

Capitolo III - Ricchezza / Povertà (cosa sono)


link a Capitolo II                        Scarica versione PDF   


La barra obliqua : “/”, simbolo anche conosciuto come “slash” in un'Italia che si adatta a parlare inglese, si usa per separare, per contrapporre. E’ l’immagine più sintetica possibile della filosofia dell’”Aut, Aut”. Della responsabilità della scelta. O da una parte, oppure dall’altra. Non è possibile conciliare certi opposti, ed è sbagliato non scegliere.  Lo userò spesso.

Attenzione: non è sempre giusto separare e la sintesi è importante, ma puoi arrivare ad una sintesi fra due opposti solo dopo che hai capito che, al momento, si tratta di opposti, e allora li devi prima ben separare, e capire.

Sono i soldi a misurare la ricchezza o la povertà? Possiamo davvero ridurre tutto a una questione di vile denaro?  Se avessimo più chiaro il “valore” del denaro, cercheremmo sicuramente altre risposte.

Con tutto l’oro del mondo, soli nel deserto, senza acqua e senza cibo, moriremmo di fame e di sete.

I Nativi d’America lo sapevano bene : “quando avrai ucciso l’ultimo pesce e tagliato l’ultimo albero, uomo bianco, ti accorgerai che il tuo denaro non si mangia”. Sarà per questo pensiero - davvero indolente -  insolente, che sono state sterminate decine e decine di milioni di Nativi americani ? Cancellata la loro cultura ? C’è forse qualcosa a che vedere con quel diritto internazionale, ben riconosciuto all’epoca dell’“Umanesimo” e del “Rinascimento”, che attribuiva ai conquistatori europei il diritto di occupare le terre considerate “res nullius” (cosa di nessuno e quindi di chi se la prende), in quanto i “selvaggi” erano da considerarsi sub umani ? Sarà per lo stesso motivo che non meritano, oggi, neppure oggi, un “giorno della memoria”?  
La loro cultura, comunque, aveva ragione, profondamente ragione, almeno sul corretto valore da attribuire al denaro.

Infatti, siamo passati con disinvoltura dall’uso dell’oro e l’argento, per regolare gli scambi ma anche per accumulare potere, alle banconote di carta, alle promesse, alle carte di credito, ai numeri su computer emessi dalle banche centrali moderne o da circuiti elettronici privati (tipo Bitcoin), senza capire di cosa si tratti, realmente; Intanto, sistematicamente, irrimediabilmente, ne rimaniamo attratti e, diciamocelo: un po’corrotti.

Il futuro è nelle cripto monete (se lasciamo fare ai mercati) : qui ce ne facciamo un’idea (ci sono i sottotitoli in italiano). Intervento chiarissimo che, fra l’altro, testimonia senza ombra di dubbio che il denaro, qualunque forma di denaro, non ha valore intrinseco (comincia a domandarti : se non ha valore, perché devo pagare per averlo?)


Quanti sanno che le banche centrali non devono avere riserve d’oro per poter emettere nuova moneta ? Che non devono richiedere tasse ai cittadini e neppure farsi prestare i soldi dai mercati finanziari, quando immettono  le migliaia di miliardi di liquidità nel sistema? Che possono farlo senza limiti fisici e senza costi ? Quanti sanno che la BCE ha il divieto, scritto nero su bianco nei Trattati che la disciplinano, di prestare soldi agli Stati e agli enti pubblici ?

Il che vuol dire - inequivocabilmente - che il sistema nel quale vengono riversate le migliaia di miliardi senza fine è separato da quello in cui viviamo (quello dell’economia reale e delle scelte della politica).

Le banche centrali servono, invece  - esclusivamente e generosamente - il sistema finanziario (banche private, depositi, titoli, derivati).

Mentre ci viene detto, da politici, tecnici e professionisti vari, che non ci sono più soldi per i poveri, non ci sono i soldi per far sparire disoccupati, inoccupati e NEET, dentro e fuori le aree metropolitane, al sud come al nord ed al centro, in Italia come in tutta Europa e nel mondo; non ci sono i soldi per gli ospedali; non ci sono i soldi per le scuole; non ci sono i soldi per la giustizia; non ci sono i soldi per i terremotati; non ci sono i soldi per la prevenzione; non ci sono i soldi per i beni culturali; non ci sono i soldi per la ricerca; non ci sono i soldi per gli asili; non ci sono i soldi per riparare le strade; non ci sono i soldi per la benzina delle macchine della polizia. NON CI SONO I SOLDI PER LA SOLIDARIETA’. Qui ci fermiamo.  Perché se accettiamo -  senza verificarla - l’idea, ci mettiamo a tacere la coscienza: Vorrei … ma non posso!

L’idea - falsa - ci aiuta a credere che le ragioni che vengono addotte (abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità..  la corruzione .. il debito pubblico .. l’evasione fiscale.. ) possano davvero riuscire a nascondere le montagne di soldi che - per le banche e la finanza, sempre - scorrono  a fiumi.

Ma per quale cazzo di motivo  ?? (perdonatemi , o condannatemi pure! ma indignatevi a sufficienza, per favore. E avvertiamo sulla nostra pelle la responsabilità di capire e di scegliere).

Questo è, per gli scettici, l’art 123 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.

lo citiamo per intero, prelevandolo direttamente da fonti ufficiali, perché quando lo dico, mi guardano con sospetto, e, dentro di loro, intuisco che stiano pensando : “questo poveretto deve essere proprio matto” : 

Articolo 123
(ex articolo 101 del TCE)

1. Sono vietati la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della Banca centrale europea o da parte delle banche centrali degli Stati membri (in appresso denominate "banche centrali nazionali"), a istituzioni, organi od organismi dell'Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri, così come l'acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della Banca centrale europea o delle banche centrali nazionali.

2. Le disposizioni del paragrafo 1 non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica che, nel contesto dell'offerta di liquidità da parte delle banche centrali, devono ricevere dalle banche centrali nazionali e dalla Banca centrale europea lo stesso trattamento degli enti creditizi privati.

Quei soldi sono per gli “enti creditizi”, non per noi. Dubbi ?  Qui ci torneremo, ampliamente, ma dopo (come pure sul concetto di inflazione, che già vi tormenta.. promesso).

E’  sufficientemente evidente e incontestabile che qualcosa che si può produrre e distribuire senza sostenere costi e senza incontrare limiti fisici (parliamo, in sostanza, di numeri su computer) non possa avere alcun “valore” intrinseco, e non possa mai, letteralmente, finire ?

Per ora ci basti registrare un primo punto di arrivo : Chi ci dice che “non ci sono i soldi”, mente, sapendo di mentire.

Ultimo ragionamento - per ora - sulla moneta. Non ha valore intrinseco ma - fino a quando è accettata - rappresenta potere d’acquisto. E’ quindi  un mezzo molto efficace per consentire gli scambi di beni e servizi, ma anche di titoli e derivati. E - dannazione ! - può anche - in alternativa - essere “accumulata”. Quindi serve anche per un altro scopo (o, meglio, serve un altro padrone ?). Ci domanderemo, più in là, quanto siano conciliabili i due diversi possibili utilizzi : permettere gli scambi   /  accumulare potere d’acquisto.

La povertà “ufficiale”, nel mondo, viene misurata, per l’appunto …  con il vile denaro, che non ha valore!

Se hai un REDDITO di 1 dollaro e 24 centesimi al giorno, sei assolutamente povero nelle statistiche mondiali ed ufficiali. Pensiamo a cosa potremmo comprarci, e a cosa ci mancherebbe, con 1 dollaro e 24 centesimi.
 Tra questa soglia di 1,25 e l’altra di 2 dollari e mezzo, sei  qualificato relativamente povero, “a rischio povertà assoluta”. Perdonatemi, che senso ha ? Io oggi, grazie alla Fornero, NON ho un reddito. Ho smesso di lavorare ma non percepisco ancora una pensione. Con questo criterio, ufficialmente, avrei un reddito inferiore a 1,25 dollari al giorno, quindi  mi dovrei considerare un “povero assoluto”. Sto consumando un patrimonio, invece, e campo discretamente bene (per ora e fino al 2022, salvo modifiche alle leggi sulla pensione), soprattutto se mi confronto con tanti altri.

Bisogna dire che l’Istat, nel suo lavoro sulla povertà, ha usato criteri diversi : La soglia di povertà assoluta rappresenta il valore monetario, a prezzi correnti, del paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia, definita in base all’età dei componenti, alla ripartizione geografica e alla tipologia del comune di residenza.”

E mette a disposizione dei curiosi una maschera di calcolo che permette di farsi un’idea “su misura” di come si fa a definire uno  “povero”  a seconda di come è composta la famiglia e di dove abita : d
ove, smanettando un po’, si scopre che un adulto che vive in un comune medio grande dell’Italia centrale deve guadagnare 25 euro al giorno per uscire dalla soglia della povertà e riuscire a comprarsi beni e servizi essenziali. 

Cos’è un patrimonio? Bella domanda. Possono essere soldi (ma non si mangiano e non riparano dal freddo); oppure una casa (che, almeno, ti offre un riparo); oppure un pezzo di terra (che, al bisogno, ti da mangiare e, volendo, gli strumenti per costruirti un riparo). Ecco, cominciamo ad avvicinarci a qualcosa di più tangibile.

Sicuramente ci sono nel mondo statistiche che prendono in considerazione questo aspetto  - assai pratico - della faccenda. L’Istat che misura la “grave deprivazione materiale”, va in quella direzione. Ma siccome tali indagini tendono a produrre risultati un po’ più ostici da far digerire all’immaginario collettivo (numeri assai più elevati), non ottengono comunque un grande risalto nel sistema mediatico. Anche perché, fino a quando qualcuno riesce a sdoganare il concetto che un essere umano con un reddito inferiore ai  2,5 dollari al giorno sia da considerare ufficialmente povero, ne consegue che, immediatamente sopra, con un reddito di 2,51 dollari al giorno, sparisce dalle statistiche; e cessa di turbare le coscienze; mentre gli altri sono tutti autorizzati ad immaginarlo, se gli aggrada, come potenzialmente benestante, tanto quanto gli fa comodo (se non sei povero, che sei ?).

Se ci togliamo dai piedi il vile denaro, almeno per misurare ricchezza e povertà, probabilmente riusciamo a farci un’idea più vicina alla realtà, e potremmo scoprire cose davvero interessanti.

Reddito / Patrimonio  - Cominciamo da qui, per capire un po’ meglio cosa ci fa sentire ricchi e cosa poveri.

Una idea diffusissima è che, siccome “consumiamo” per mangiare, bere, etc ., abbiamo “naturalmente” bisogno di un “reddito” e cioè di un flusso continuo di “entrate” che compensino quanto abbiamo “consumato” (quanto abbiamo distrutto, quanto abbiamo fatto sparire).  E, ci piaccia o no, misuriamo tutto con il denaro che non fa altro che confermare, anche nei numeri, questa sensazione: stiamo distruggendo qualcosa che va assolutamente reintegrato, sostituito.  Attenzione alle parole, che potrebbero ingannare.

I “consumi”,  in economia come nel linguaggio corrente, rappresentano quelle cose che compriamo (noi consumatori), le usiamo e, in qualche modo, subito dopo o poco dopo, gettiamo; dopo che le abbiamo usate o ne abbiamo goduto.  Alcune di queste cose ci sembra che spariscano proprio (sicuramente dalla nostra vista e dalle nostre preoccupazioni). Pensiamo alla luce elettrica o al riscaldamento che compriamo e consumiamo o ad uno spettacolo televisivo.  Compriamo, consumiamo e … che fine fanno? Confermano la nostra convinzione: si consumano, dobbiamo fare qualcosa per rigenerarle. Magari ... lavorare!

Scienza e filosofia a volte divergono. Nel nostro caso ci mandano un messaggio concorde : nulla sparisce. Al massimo, si trasforma: tutto si trasforma, passando da uno stato all’altro, dalla luce al calore o al movimento; dal cibo agli escrementi all’humus alle piante agli animali al cibo; dalla vita alla morte ma dalla morte alla vita. Non qui, non ora. Resistiamo alla tentazione di certi pensieri.

Torniamo al filo che stavamo seguendo : che cosa, in pratica, nelle nostre economie, domestiche, nazionali e globali, realmente si consuma e, quindi, abbiamo l’impressione che sparisca e, quindi, avvertiamo il dovere di riprodurlo,  incessantemente, con il duro lavoro ed il sudore della fronte e, quindi, siamo disposti ad alzarci presto quando dormiremmo ancora volentieri, al calduccio, a buttarci nella rissa del traffico che - immancabilmente - trasforma in bestie feroci i più miti di noi, per raggiungere (in orario, mi raccomando) l’ufficio dove ci attende, possibilmente con uno sguardo severo, un capo tendenzialmente stronzo (se no, che capo sarebbe?) per passare subito dopo a girare carte e carte e ancora carte e leggere mail e a rispondere a mail di clienti che - tutti lo sanno - hanno sempre ragione e … dai si è capito, no? Inutile proseguire.

Per cosa ? Per soldi.  Lavoriamo per guadagnare soldi.
Quelli che non valgono nulla.

Quelli che (scusate l’insistenza) le banche centrali creano senza costi e senza Lavoro (sono numeri su computer!).

Creano senza limiti fisici e senza limiti normativi - data l’assoluta, indiscutibile, intoccabile indipendenza delle banche centrali dalla Politica.

Quelli che le banche centrali hanno l’obbligo di distribuire - e distribuiscono, in maniera vergognosamente generosa - solo al sistema finanziario.

Qualcuno Crea e Distribuisce. Qualcun altro Lavora.

Il popolo intero, se è fortunato, si guadagna col sudore della fronte non già il pane quotidiano, ma il denaro. Se non è fortunato, invece, e non ha un Lavoro (che non si trova facilmente) che gli consente di procurarsi un reddito in denaro,  è oggettivamente privato della propria libertà: dipende da altri.

Consumiamo un po’ di soldi al giorno per poter comprare le cose da consumare : cibo, acqua, energia, vestiti, le altre cose di cui abbiamo bisogno o che, semplicemente, ci piacciono  e possiamo permetterci.

In che senso consumiamo ?

Proviamo un percorso totalmente diverso, liberando un po’ la fantasia. Come lo immaginiamo il Paradiso Terrestre ? Il Giardino dell’Eden ? L’isola di Utopia ? Dai, non storcete il muso, si può fare anche mantenendo i piedi saldamente piantati per terra (è terrestre il Paradiso di cui Vi voglio parlare). E’ un esperimento serio. Molto serio. Ci serve per entrare più approfonditamente dentro al concetto di consumo e, soprattutto, di Lavoro che, secondo il pensiero dominante, sarebbe l’unico strumento necessario a conquistare il diritto di consumare e l’unica chiave di accesso alla Libertà ed alla Dignità personale. E comunque, tranquilli : non vi proporrò di tornare all’età della pietra. Anche perché, lo sapete : sono estremamente rispettoso delle libertà altrui. Però Vi avviso : nessuno potrà mai imporvi di entrarci o restarci, nel Paradiso Terrestre. E neppure potrà regalarvelo. E’ una scelta che ognuno, ogni giorno, ha la responsabilità di fare :

dentro  /  fuori.

Mettiamoci dentro, in questa fantasia, un po’ di Natura, rigogliosa e verde. Un buon punto di partenza. E’ amorevole e generosa, la natura, oppure è selvaggia, violenta e matrigna? Entrambe le cose, probabilmente.

Ti gratifica e ti nutre con frutti, erbe spontanee, animali selvatici, e lo farebbe con enorme generosità, se solo smettessimo di violentarla sistematicamente per trarne “profitto” . Leggere “La Rivoluzione del Filo di Paglia” di  Masanobu Fukuoka, e il suo ultimo libro : “La Rivoluzione di Dio, dell’Uomo e dellaNatura” può risultare davvero illuminante.

Può aiutare ogni persona desiderosa di capire meglio, forse, molta parte dell’origine del nostro malessere sociale. Ci accompagna, Fukuoka, - attraverso gli esperimenti condotti con metodo scientifico lungo tutto il percorso della sua lunga vita, attraverso le collaborazioni e gli esperimenti effettuati  in tutti i continenti  del globo - a toccare con mano come sia possibile - e quanto sia gratificante - vivere bene, vivere in armonia, applicando “l’agricoltura del non fare”: accompagnando  la sapienza della natura con pochissimi interventi, sempre di meno, senza rivoltare il terreno, ma rispettandolo. Bello, è trovare conferma : sarebbe materialmente possibile per tutti e sette i miliardi ed oltre della popolazione mondiale, e tanti altri ancora: nutrirsi - e nutrirsi veramente bene - ma anche vestirsi, e trovare riparo. In questo senso la natura è generosa. Anche oltre la misura necessaria. Questo, a guardare bene,  vuole anche dire che le 800 milioni di persone che, oggi, qui ed ora, patiscono la fame, potrebbero invece passare, qui ed ora, grazie a diverse scelte socio economiche, da quello stato di indigenza attuale … direttamente al Paradiso Terrestre. Penso proprio che se lo meritino.

E allora possiamo scegliere : se mettere a tacere la nostra coscienza facendo un po’ di carità e qualche donazione, sperando che l’ONG che abbiamo scelto non sia il solito farlocco che si pappi tutti i nostri soldi e faccia arrivare almeno un po’ di cibo nelle loro mense.

“/” Oppure

Possiamo, prima, sforzarci di capire se e come sia possibile risolvere alla radice il problema; e poi darci da fare per risolverlo. Passando metaforicamente sul cadavere di chi ha interesse ad impedirlo, fosse inevitabile. (Non sono violento, perché so che le vie pacifiche sono immensamente più potenti; sono offeso dalle mille forme di violenza che ignoriamo, ed anche preoccupato delle possibili esplosioni di violenza collettiva verso le quali rischiamo sempre più concretamente di avviarci, se non troviamo, pacificamente ma con assiduo impegno ed una certa urgenza, alternative migliori).

Intanto, tornando un attimino al nostro Paradiso Terrestre, iniziamo con il dire che non ci sono servizi (diversi da quelli offerti gratuitamente dalla Natura), ma non ci sono tasse, li dentro. Ognuno, secondo i propri gusti, lo può più o meno apprezzare.

Inciso, per quelli che storcono il muso: vi dico subito dove voglio arrivare, così vi tranquillizzate, e seguite meglio. Non voglio imporre niente a nessuno, non credo che una società che limiti le possibilità di scelta, che si scordi di rispettare il libero arbitrio, possa essere giusta, sono profondamente consapevole del fatto che i gusti e gli obiettivi degli esseri umani siano i più disparati e tutti degni del massimo rispetto. Penso, però, che una società armonica, SOLIDALE, debba materialmente dare ad ognuno la possibilità di seguire la propria strada. Quindi, chi vuole accumulare beni materiali, immergersi nel consumo di tecnologia, andare sulla luna e su marte, ben venga. La diversità è sempre fonte di ricchezza (reale) per tutti. A patto che venga rispettata, in egual misura, la libertà di chi desidera accontentarsi … del Paradiso Terrestre.  Il limite, per tutti gli onesti, per tutti i giusti, per tutti i responsabili, di qualsiasi gusto, razza, eccetera, è semplice (nel senso di chiaro), anche se impegnativo :

la libertà degli individui non può mai pregiudicare la libertà di altri individui e, massimamente, non può e non deve pregiudicare la libertà dei popoli.

Libertà NON è licenza. E’, invece, sempre e solo, responsabilità (risposta  - abilità). Se sono abile a dare risposte, capace di costruire soluzioni, rispettando il “prossimo” (fatto dalle persone, dai popoli, ma, a ben vedere, dalla Natura intera  che tutti ci racchiude) solo allora potrò ritenermi veramente “libero”.

Senza Responsabilità, c’è egoismo, non libertà. Famo a capisse !


Chiuso l’inciso, immergiamoci nuovamente nell’idea che siano necessari pochissimi interventi - e forse, neppure quelli - per  ottenere dalla generosità della Natura molto di ciò di cui abbiamo realmente bisogno per vivere una vita libera e dignitosa; forse tutto ciò di cui abbiamo realmente bisogno. E lo facciamo, soprattutto, per capire un po’ meglio che, nei processi naturali, il concetto di “consumo” si trasforma e, forse, si chiarisce.

Nulla si crea e nulla si distrugge, sotto il cielo azzurro. Nulla si consuma, tutto si trasforma. Tutto Vive e muore e torna a vivere. Non è Lavoro  quello con cui le foglie cadute da un albero vengono trasformate in humus, grazie al ciclo vitale di batteri, muschi, insetti, licheni, funghi, che nel frattempo ne traggono sostentamento. E’ vita, morte, vita. E’ Solidarietà, Collaborazione, Armonia! Non è Lavoro quello dell’albero che - grazie all’acqua ed al sole - si va a prendere con le radici allungate in quell’humus, tutto ciò di cui ha bisogno per vivere, e vivere bene. Per rafforzare e innalzare il tronco, allungare i rami nel cielo e le radici nella terra, produrre fiori e frutti, far germogliare le foglie.. che l’autunno successivo cadranno nuovamente, a perpetuare il ciclo . TUTTO ciò di cui ha bisogno. Che, sistematicamente e perpetuamente, viene trasformato e  nuovamente immesso nel ciclo (fiori caduti, frutti, rami secchi, foglie, semi.. fino al suo intero corpo). Solidarietà, Collaborazione, Armonia.

Sempre che, nel frattempo, non siano intervenute le industrie dell’agro alimentare che, per produrre più “profitti” che frutti, utilizzano derivati del petrolio - scovato e scavato da altre industrie sotto la crosta terrestre che giace sotto le profondità del mare, in un parte del mondo lontanissima da quel campo - trasformati  da altre industrie che probabilmente operano dall’altra parte del mondo, lontana sia dal pozzo di petrolio che dal campo - per “arricchire il terreno”.

Dove, arricchire, si traduce con :

Io ti do, albero, poche sostanze chimiche che, sciolte in una quantità d’acqua cento volte maggiore a quella necessaria a mantenere l’umidità nell’Humus naturale, ti faranno crescere  più in fretta di quanto tu non sappia fare da solo.

In cambio, mi prendo qualcosa: elimino tutte le forme di vita (batteri, muschi, insetti, licheni, funghi ) presenti nell’humus, nel  SUOLO che, compattato dalle pesanti macchine che utilizzo per renderlo più “ricco”, avvelenato dai diserbanti prima e dai pesticidi poi, necessari  a permettere che quella crescita “miracolosa” non venga ostacolata da chi prova a vivere … il suolo, dicevamo, diviene sterile, e muore.

Un minuto di silenzio.

Ci sono statistiche drammatiche sulla quantità di suolo agricolo che diviene sterile, anno dopo anno. Follia!.

Da quel giorno, albero, tu, per sopravvivere, avrai bisogno di me. Dei miei veleni.

Una volta spezzato il cerchio della vita, sarai mio schiavo. Avrai bisogno della mia acqua - tantissima - (per questo me la voglio accaparrare ed ho bisogno assoluto di sottrarla ai beni comuni). E’ necessaria a sciogliere e diluire tutte le altre cose – MIE – di cui tu ora hai bisogno: dei miei concimi, dei miei diserbanti, dei miei pesticidi, dei miei anticrittogamici. Perché tu sarai solo, privato della Solidarietà e della Collaborazione e della infinita misteriosa ricchezza di tutte le differenti forme di vita nascoste nell’humus. Non potrai più cercare nella terra, con le tue radici, ciò che ti dà forza, ciò che dà gusto ai tuoi frutti, profumo e colore ai tuoi fiori, vigore ai tuoi rami. E mentre uccido il suolo, tu sarai condannato a spremere ogni tua risorsa vitale, per darmi, ora e subito, tutti i frutti che, secondo Natura, avresti distribuito sapientemente nel corso degli anni, dei decenni, dei secoli, forse dei millenni. E quando avrò succhiato - in pochi anni - ogni tua forza vitale, ucciderò anche te.  Perché, allora, non sarai più buono neanche come schiavo. La tua progenie ho sterminato. Ho prodotto (ho creato, perché io ho il potere di creare), altri semi, entrando nel segreto della vita e manipolandolo, per avere al mio servizio, dopo di te, servitori migliori. Piccoli, agili, efficienti, pronti a spremersi e morire per me, per i miei profitti, dopo pochi anni.
Ho cacciato i contadini dalle campagne, i nativi e i selvaggi dalle loro terre; chi non ho ridotto in schiavitù, l’ho sterminato, senza pietà. Ho preso possesso delle loro terre, ed ho sancito, in Pubblici Registri, il mio diritto inviolabile, su quelle terre. Oggi, Giudici, e Forze dell’Ordine, ed Eserciti Possenti garantiscono i miei diritti, sanciti dalla Legge.
Quelli che non ho sterminato, ma ho allontanato dalla terra, sono ora incapaci di vivere. Ed è per questo che io, magnanimamente, li metto a Lavorare per me: oggi guidano le mie possenti macchine che diffondono nelle mie terre  i miei possenti veleni; altri, estraggono il petrolio e gli elementi  necessari ad “arricchire” il terreno che ho reso sterile; altri ancora lavorano in fabbriche dove trasformano questi elementi in concimi, pesticidi, anticrittogamici; altri in fabbriche che costruiscono macchine, sempre più potenti, ma talmente potenti ed evolute,  che mi metteranno presto in condizione di fare a meno perfino di voi, schiavi lavoratori, per potermi arricchire.

In cambio del vostro Lavoro, non vi darò un pezzo di pane, ma il Denaro. Il dio denaro. Il mio denaro. Quello che le mie banche creano dal nulla, senza lavoro, senza limiti.

Io mi fermo qui, prima di riprendere. Ho bisogno di camminare. Voi fate come volete.

Ci sono molti libri che ricostruiscono chiaramente il senso delle due (molto diverse) rivoluzioni agricole: del '700 e del '900.


Nel processo dell’agricoltura industriale ciò che si “consuma”, si esaurisce, sparisce dalla nostra vista e dalla nostra coscienza, è la vita, con la sua diversità. Vita, così come siamo abituati a pensarla, a immaginarla : fatta di esseri umani, animali, piante, nelle infinite forme e specie, grandi e piccole e microscopiche, che ci sforziamo di classificare e studiare, suddividere e distinguere ... mentre le sterminiamo.

Se, invece, mangiamo un frutto, un’erba, un’animale, e lo facciamo senza spezzare il ciclo naturale, senza sterminare chiunque si frapponga al nostro egoismo ed alla nostra avidità;  lasciando fare - il più possibile, con interventi  minimi e decrescenti  - alla Natura, che è immensamente più sapiente, efficiente, efficace di noi, allora non stiamo consumando nulla : stiamo vivendo, condividendo; siamo parte del ciclo, siamo in armonia con la Natura. Siamo Natura. Siamo Dio. Trasformiamo, non consumiamo, e lo facciamo collaborando solidariamente con tutte le infinite altre forme di vita, rispettandole.

Agricoltura Industriale                 /              Agricoltura Naturale


Lavoro, Sfruttamento                 /            Non fare, lasciar fare

Avidità; Egoismo; Stermininio     /    Solidarietà; Collaborazione; Armonia; Vita

Cos’è dunque il Lavoro, così come concepito nella nostra “civiltà?

Non ricordo l’autore, ma questo pezzo l’ho, a suo tempo, copiato da qualche parte. Non è mio, ma è altamente rappresentativo del pensiero che voglio condividere con voi per poterci riflettere su:

“Labor: voce latina da cui deriva "lavoro". Labor è sia un sostantivo, sia la prima persona del presente, modo indicativo, del verbo labi, che significa "cadere", "scivolare", "lasciarsi andare", ma anche "tramontare", "declinare", "venir meno fino a morire".
Questo tendere allo sfinimento rende il labor una disgrazia, una sventura che fa diventare deboli, tremanti e fa vacillare. Ma trema e vacilla ciò che è destinato a una rapida scomparsa, e che è quindi labile, perché sfiancato dal travaglio (travagliare, dal latino popolare tripaliare, significa torturare e tormentare sul trepalium o tripalium: strumento a tre piedi che nel mondo cristiano sostituì la croce), termine che è passato nel francese travail, nello spagnolo trabajo, nel portoghese trabalho, nel catalano treball, nel galiziano traballo, così come anche in alcuni dialetti italiani, quale ad esempio il siciliano travagghiari, il piemontese travajé e il sardo traballari. Il lavoro quindi destruttura, affatica e travaglia l'uomo rendendolo labile, fuggevole, passeggero, perché sfinisce fino a distruggere, fino a far morire chi resta curvo sotto il peso della fatica. Da questo, lo comprendi bene anche tu, deriva che il lavoro è sempre nocivo. Non esistono lavori buoni, e non può essere considerato lavoro ciò che non produce sfiancamento e sofferenza fisica.”


C’è terra per tutti ?  Sì.

E’ matrigna la natura? Ci illude e poi ci stermina con terremoti, eruzioni vulcaniche, uragani? La risposta è troppo complessa per un libretto come questo. Dipende dal proprio rapporto con la vita e la morte. Ci porterebbe assai lontano. Posso solo dire, qui ed ora, che Non è preferibile morire bambini squagliati da una bomba al fosforo, che è necessaria a farci progredire su questa via del "civile" successo.


Torniamo ora, dopo una passeggiata rigenerante, possibilmente nel verde, a concentrarci sui concetti di ricchezza e povertà che, ora, forse, riusciamo ad inquadrare un pochino meglio.

Ricchezza è una abbondante soddisfazione dei bisogni. Povertà è una insufficiente soddisfazione dei bisogni. Definiamo quindi i bisogni, altrimenti non capiamo. Anzi, proviamo a mettere in ordine di importanza i bisogni degli esseri umani, pur considerando che gusti ed orientamenti sono sicuramente - ed è bene che lo siano - assai diversi fra loro, molteplici e variegati.

Cercando qualcosa di magari minimo, che però risulti facilmente condivisibile,  potremmo forse concordare che al primo posto, in assoluto, ci troviamo qualcosa del genere :

tutto ciò che è necessario a vivere bene, con libertà e dignità.

Allora, Vi devo una confessione : avevo iniziato a scrivere un’altra cosa. Stavo iniziando a proporvi quella classificazione classica che ci viene suggerita da interi eserciti di tecnici, esperti  e scienziati di materie socio economiche, che sicuramente molti di voi già conoscono:

- Prima, vengono i bisogni materiali, quelli necessari a sopravvivere
- Poi, tutti gli altri

Dando ad intendere che i bisogni spirituali, per favore, stiano fuori dalle palle della scienza economica, che non ha tempo da perdere con questi ignoranti.

Ora, si da il caso che LIBERTA’ E DIGNITA’ siano bisogni spirituali, non materiali.

Ecco … io non voglio sopravvivere, senza libertà e dignità. Non mi sentirei pienamente uomo, essere umano. E Voi ?

Io magari sono un po’ pazzo e sarei, forse, disposto a togliermi - o a rischiare seriamente di perderla - la vita, piuttosto che sopravvivere, proprio perché la reputo talmente sacra che non mi sento in diritto di sprecarla, limitandomi a sopravvivere. Ma di certo non lo chiederei né suggerirei a nessuno. Il libero arbitrio, la responsabilità, sono cose serie. Molto serie.

(Apro una piccola parentesi. Ho scritto questa frase qui sopra prima di incontrare Michele. Il libro, allora, aveva un altro titolo nella mia mente. La sua forza, la sua Dignità, il suo amore irriducibile per la Libertà, il suo profondo senso di responsabilità nella scelta di esercitare il libero arbitrio nella maniera più consona alla propria coscienza, mi hanno folgorato. Ci dobbiamo tutti confrontare, con la Dignità e la sensibilità di Michele. Chiusa parentesi.)

Accantonando orientamenti personali, facciamo ATTENZIONE alle classificazioni : perché se accettiamo acriticamente la classificazione che mette la sopravvivenza PRIMA del diritto alla dignità ed alla libertà, allora correremo il rischio di accettare, magari inconsapevolmente, qualcosa di orribilmente sbagliato. Perché qualcuno, troppi, per i miei gusti, dopo aver “concesso”  la sopravvivenza a chi gli sta intorno, ritiene poi “giusto”, nella logica delle cose, magari inevitabile, che qualcuno si limiti a sopravvivere, senza libertà e dignità, mentre lui si gode immense quanto inutili e illusorie ricchezze che possono essere accumulate solo ed esclusivamente privando di dignità e libertà masse sterminate.

Sono gli stessi sapienti che pretendono di escludere, magari con sdegno, i bisogni spirituali dal concetto di umanità e, quindi, dalla loro scienza economica.

Nella Ricchezza, mano a mano che procediamo sul nostro cammino di esseri umani liberi e dignitosi, che vogliono capire e diventare più consapevoli, suggerisco di togliere sempre di più il denaro, e di mettere sempre di più i nostri bisogni non materiali, senza correre il rischio di svanire nell’etereo. Qui ed ora. Impareremo ad usare molto meglio anche il denaro, se proprio non ci sentiamo all’altezza dell’idea che, volendo, se ne può fare a meno.

Per sconfiggere la Povertà, nel mondo e a casa nostra, non serve il denaro, serve la nostra generosità, la nostra disponibilità a rinunciare a qualcosa di concreto, di materiale, la nostra disponibilità a condividere, contrapposta alla nostra aspirazione ad accumulare.

Per sconfiggere la Povertà, per diventare veramente Ricchi, dobbiamo capire, e praticare, la SOLIDARIETA’.

Se ci concentriamo su aspetti materiali, come il denaro e le cose che possiamo comprare e accumulare, inevitabilmente la mia Ricchezza è la Povertà di molti :

Ricchezza   /   Povertà

Chissà che, riducendo gli aspetti brutalmente materiali, non riusciremo un giorno ad eliminare tutti quegli antipatici segni di contrapposizione. Forse, ricchezza interiore e povertà di spirito potrebbero essere due facce di una stessa medaglia.

Facciamo attenzione : il concetto di "ricchezza" implica l'abbondanza, l'esuberanza : è materialmente ricco solo chi ha molto più del necessario. Molto più del necessario. 
Chi ha SOLO il necessario (quanto basta a garantire ad un saggio essere umano una esistenza libera e dignitosa) non può essere definito né si può auto definire "ricco". Materialmente parlando (spiritualmente si, ma questo è un altro discorso).

Essere "materialmente ricco" vuol dire essere proprietario di MOLTI beni materiali.

Quanti ? E' un concetto relativo : più degli altri. Non basta che siano tanti, Devono essere PIU' DEGLI ALTRI.

Un "ricco" con uno yatch da 20 metri non si sente affatto ricco quando approda in un porto pieno di yatch da 50 metri. Anzi, si sente mortificato, umiliato.
Tutti i messaggi che ci arrivano dalla società in cui viviamo convergono in una unica direzione : è bene essere ricchi; la ricchezza è indice di successo; il successo lo hai se competi adeguatamente: se superi gli altri.
Se non sei sufficientemente ricco, sei anche un po' colpevole.
Più sei materialmente ricco, e più ti accorgi che la tua ricchezza la puoi misurare solo in senso relativo : posso (e devo) ostentare la terra più estesa, la villa più lussuosa, il brillante più grande, lo yatch più lungo.

Ma la mia proprietà "privata"... finisce per "privare", inevitabilmente, la collettività intera della disponibilità dei beni di cui io mi sono impossessato. In realtà, chi risulta oggettivamente "privata" (nel senso di espropriata, di esclusa) dal beneficio del bene materiale, è la collettività intera, per il beneficio di uno.


Matematica : quanto maggiore è la mia proprietà privata, tanto maggiore risulta la povertà della società intera.

Se è vero che in fisica nulla si crea e nulla si distrugge, immaginare la crescita economica come una "creazione" di ricchezza è scientificamente sbagliato. E' falso.

Mi approprio di un frutto perché ho arato la terra e l'ho concimata... me lo merito.

Ma la terra l'ho sottratta ad altri e questo lo dimentico, molto ipocritamente.

C'è chi "giustifica" la proprietà privata della terra con il diritto divino o il lignaggio, chi con le gloriose conquiste della storia, chi con la scienza di Darwin. Tutti coloro che, in un modo o nell'altro, si sono impossessati e continuano ad impossessarsi della terra, sottraendola alla comunità, si giustificano auto proclamandosi : "migliori". Il che, a ben guardare, implica un giudizio dispregiativo per le vittime del loro esproprio : l'hanno persa, perché sono "peggiori".

Lo sterminio dei popoli ritenuti "selvaggi" (quindi sub-umani, come da bolla papale del 'trecento) perpetrato dagli eserciti della nostra "civiltà" che aveva bisogno di impossessarsi delle loro terre (res nullius, in quanto i sub umani sono "nulla, giuridicamente parlando), ne è una dimostrazione efficace, quanto impietosa. Il tutto, rigorosamente in nome del "progresso" dell'umanità.
Andando avanti, nella produzione di beni materiali, continuando imperterriti sul cammino della "crescita economica" e del progresso, si arriva ben presto a sbattere contro una realtà che oggi è abbastanza evidente: per permettere a qualcuno di "sentirsi" ricco, dobbiamo accettare che moltitudini sempre più estese debbano rinunciare perfino a quel poco che consente una esistenza Libera e Dignitosa (quando non alla vita stessa).

Per essere “materialmente” ricchi, si deve essere profondamente egoisti, insensibili o, almeno, ipocriti (per riuscire a non vedere la "privazione" causata al nostro prossimo dal nostro ingiustificabile accaparramento).


L'alternativa?


Domandiamoci:  quali sono i "beni" che consentono ad un essere umano una esistenza libera e dignitosa?

Oggettivamente parlando, un essere umano può vivere in maniera libera e dignitosa se può disporre di aria acqua ed energia pulita, cibo sano, vestiti confortevoli, un riparo sicuro e comodo. Ma non è sufficiente. Deve poter disporre del suo tempo, altrimenti non è libero. E questo è un concetto immateriale. Può goderseli veramente quei beni se è solo? No, la condivisione fa parte della felicità. E’ uno dei bisogni primari fra i più importanti, perché la condivisione permette la pace sociale e quindi la sicurezza (che oggi ci mancano). E anche questi sono concetti immateriali. Insomma: i "beni materiali" non bastano a garantire la piena soddisfazione di un essere umano che vuole sentirsi veramente realizzato.Inoltre è chairo che per essere veramente Liberi e vivere con Dignità, non dobbiamo dipendere da altri per poterci procurare le cose necessarie: dobbiamo essere responsabilmente capaci di procurarcele da soli; ma non dobbiamo essere neppure impediti da altri, nel nostro sforzo per procurarcele.

La disponibilità della Terra, non la proprietà della terra, sarebbe sufficiente a metterci in condizioni di procurarci una esistenza Libera, Dignitosa, Responsabile.

Ma la disponibilità della terra è negata alle masse.

Immergiamoci in questo pensiero : in un villaggio di capanne, ci sentiremmo "materialmente ricchi" se avessimo la capanna "più grande", anche se, come tutte le altre, fosse fatta di fango e di paglia.

L'errore, di prospettiva, è dentro di noi.

Qui ci fermiamo. I concetti si schiariscono meglio quando riusciamo a vederli da angolazioni diverse, perché sempre, hanno molte facce.  Ci torneremo. Magari parlando della “Carta della Foresta”.



Pensierino della seraL'economia, per definizione, si occupa solo di beni materiali.

L'economia non può essere la risposta ai nostri bisogni profondi, perché quelli includono i bisogni immateriali, quelli del nostro spirito; o chiamatelo come vi pare, se il concetto vi turba, tanto ci siamo capiti.
la Poitica sì, se ne può occupare in maniera più completa, dei bisogni profondi. Lo vedremo.

Chi ci vuol far credere che in politica ci dobbiamo occupare solo di economia, e che l'economia, da sola, sia in grado di soddisfare i bisogni di un essere umano, ci confonde. E' confuso. Bisogna aiutarlo a capire.


Link a Capitolo IV 

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