ISTRUZIONI PER L'USO

IL TALLONE D'ACHILLE è pensato per scrivere libri, direttamente su questo blog. Qui comincia l'Eredità di Michele, l'ultimo scritto. Il precedente è stato interrotto, si vede che doveva maturare. Qui trovate IL primo LIBRO, col suo indice ed i post che lo compongono.
I "libri" raccolgono commenti, critiche e suggerimenti di chiunque voglia partecipare con spirito costruttivo. Continuano un percorso iniziato con le Note scritte su Facebook , i cui contenuti sono ora maturati ed elaborati in una visione d'insieme, arricchiti da molti anni di esperienze diverse e confronti con persone diverse.

I Post seguono quindi un percorso logico che è bene conoscere, se si vuole ripercorrere il "discorso" complessivo. Naturalmente è possibile leggere singoli argomenti ai quali si è interessati. Argomenti spot - che spesso possono nascere dall'esigenza di commentare una notizia - saranno trattati in pagine dedicate.

Buona partecipazione!


mercoledì 29 marzo 2017

Capitolo VII – Economia capitalistica / resto del mondo (bella partita!)


link a Capitolo VI                     scarica la versione PDF 


Nel nostro profondo immaginario collettivo c’è scritto : “la nostra libertà può esistere solo nell’economia capitalistica, nell’economia di mercato; l’unica veramente democratica”. Ed ecco che, con tre aggettivi (capitalistica, di mercato, democratica) abbiamo detto tutto. Non c’è assolutamente bisogno che tu capisca cosa vuol dire, questa frase. L’importante è che tu ci creda, molto meglio se ci credi ciecamente, senza farti domande.

A scanso di equivoci, ti ci metto pure a fianco la prova del nove, così ti convinci che è proprio vero e smetti di guardarti in giro, per verificare se sei solo tu ad avere qualche dubbio che, nel dubbio, meglio tenerselo per se ed evitare di fare brutta figura. Cosa c’è fuori dall’economia di mercato? Il Comunismo, solo il comunismo! Orrore! Disperazione! L’economia “statalista” che, te lo suggerisce pure il nome, deve necessariamente avere qualcosa a che fare con Stalin e tutti quei morti li. Il Comunismo, nell’immaginario collettivo, è associato alla Siberia ed alla inevitabile perdita di libertà.

Queste tre sole idee (parole, segni, pietre, incantesimi):
 
1) capitalismo =  libertà;


2) senza capitalismo c’è solo il comunismo di stato;


3) comunismo = schiavitù e morte;



scolpite nel nostro inconscio, collettivo e individuale, ci impediscono, letteralmente, di “vedere” la triste realtà.

Il capitalismo tende, per sua natura : a rendere schiavi i lavoratori (quindi tutti noi, manager e autonomi inclusi); a sfruttare malamente le risorse della terra e a devastare la natura; a fare guerre coloniali per impossessarsi delle risorse; a fare guerre per esportare “democrazia” e “mercato” (quindi libertà). Cose, chiaramente, che accadono oggettivamente; tutti le abbiamo sotto gli occhi e non abbiamo nessuna difficoltà a vedere. Quello che proprio non ci riesce, invece, ma proprio fisicamente non ci riesce, è di associare questi fatti, pur evidenti, al capitalismo. All’economia di mercato. Alle nostre democrazie, capitalistiche e di mercato.

Proviamo a smontare queste idee “preconcette” (concetti prefabbricati, che non devi fare la fatica di costruirli e quindi di conoscerli, di capirli). Fatica enorme, smontarli, perché abbiamo solo la nostra coscienza critica, contro i DECENNI e i MILIARDI investiti da eserciti di professori incaricati di “scolpire idee preconcette” nel profondo del nostro immaginario collettivo.

A proposito: cosa è l’immaginario collettivo? E’ l’insieme di idee talmente diffuse e scontate che non devi più sforzarti di capirle, ché lo sanno tutti. E, bada bene, tutti lo sanno talmente bene che quelle idee sono buone e giuste, che se pensi di criticarle ti prendono per scemo, ti guardano subito strano, con sospetto. Quindi, se ti viene il dubbio, fai più bella figura a starti zitto (hai presente quel detto : meglio tacere e lasciare il dubbio di essere stupido, piuttosto che aprire bocca e togliere ogni dubbio!). Ce le insegnano  (attenzione: quasi tutti  in reale buona fede!) a casa, i nostri genitori, perché le hanno ricevute in eredità e ci credono. Ce le insegnano, con forza, le Autorità. Ce le insegnano a scuola, nei libri di testo. Nelle parrocchie, nelle associazioni; ce le ribadiscono quotidianamente e  immensamente nei telegiornali, nei giornali, nei cinema, alla radio, nei libri. Ci circondano e ci pervadono. A tal punto che le “voci critiche” (che pure ci sono, sono tante, ma sono fuori dei canali “ufficiali”) non riusciamo a sentirle. Fisicamente. Tocca strillare, e forte! Ma con scarsi risultati.


Mantra numero 1)   Capitale = Libertà

Cominciamo col dire : Capitale = mucchio di soldi

Ti diranno: “non è vero! Capitale è la casa che ho costruito, la terra che coltivo, il capannone e le macchine che ho comprato e che uso per produrre: sono mie!

Nossignore. La casa la chiami casa. La Terra la chiami Terra (è di tutti, la Terra; ed usa rispetto, quando pronunci il suo nome).  Capannoni e macchine li chiami capannoni e macchine.


Le parole sono segni. Sono pietre. Sono incantesimi.

Il capitale è un mucchio di soldi. Lo vedi, Lo sai, non ti fare fregare.

Cosa c’è scritto nel “dna” del capitale? C’è scritto: “accumulati”, cresci. Null’altro. Strilliamolo forte :
NEL DNA DEL CAPITALE (DEL MUCCHIO DI SOLDI) C’E’ SCRITTO : ACCUMULATI. PASSA SUL CADAVERE DI QUALSIASI COSA SI FRAPPONGA FRA TE ED IL TUO IRREFRENABILE ISTINTO DI ACCUMULAZIONE.

Nulla altro. Altro che libertà. Altro che democrazia. Altro che mercato dove tutti allegramente comprano e vendono la frutta e le scarpe.

Come fa a crescere il capitale lo abbiamo visto nel capitolo precedente : profitti e interessi. I profitti li fai con un’impresa che produce o che commercia, nell’economia reale, con un po’ di fatica, con molta fatica; oppure, senza faticare, puoi fare due cose : profitti finanziari, commerciando direttamente il capitale (nella forma di titoli o derivati); e interessi, prestando ad altri i capitali tuoi.

Profitti finanziari e interessi sono soldi fatti con i soldi

L’orto dei miracoli esiste! Avevano ragione da vendere, il gatto e la volpe: metti tuoi zecchini nell’orto (nei mercati finanziari) e nasceranno frutti (profitti finanziari e interessi).

Su questo concetto bisogna riflettere, e bene.  Dobbiamo rimanere letteralmente estasiati da questa idea meravigliosa che sono riusciti a infilare nei nostri cervelli. Avevamo detto a suo tempo che la moneta ha due funzioni: favorisce lo scambio, ma può anche essere accumulata. Avevamo detto che lo scambio è nell’interesse di tutti, mentre l’accumulazione è nell’interesse di uno solo: quello che accumula. Ora, una società che si rispetti dovrebbe premiare i comportamenti degli individui che coincidono con il benessere collettivo, e punire quei comportamenti individuali che procurano un danno alla collettività. Ecco, i capitalisti sono riusciti a convincerci del contrario : se accumuli, procurando quindi un danno alla collettività, non solo non vieni punito: vieni premiato! Se hai i capitali, hai diritto a fare profitti finanziari e a pretendere interessi. Il capitale matura i suoi frutti, col solo passare del tempo. Per legge. Ci sono pure gli interessi “legali”.

Sì, ma c’è il rischio! Ti dicono i capitalisti, indignati. Quale rischio? Quello di perdere il capitale! Che, a ben vedere, vuol dire rimetterlo in circolo, farlo circolare. Tornare a fare quello che dovrebbe fare nell’interesse di tutti e che ha smesso di fare per l’ingordigia di pochi.  Non ci dovrebbe dispiacere affatto.

Una società nella quale è vietato fare soldi con i soldi, cioè una società senza interessi e senza profitti finanziari , è una cosa impensabile, oggi. Una vera bestemmia, follia allo stato puro. Eppure, eppure, è forse migliore questa nostra società che premia chi, per un vantaggio personale e quindi per mero egoismo, danneggia tutti gli altri? Ci fanno un dispetto (sottraggono la moneta  alla circolazione ora che stiamo soffocando tutti quanti), e vogliono pure essere pagati (con profitti finanziari e interessi)!

Questo è quello che hanno infilato nelle idee. E siccome le idee, le parole, trasformano la realtà, ecco che queste idee sono finite nelle leggi.
Le leggi scritte nelle società occidentali sono leggi capitalistiche, cioè leggi che tutelano gli interessi … dei capitalisti? NO. Peggio: del capitale.

Le leggi delle società capitalistiche democratiche di mercato tutelano direttamente i diritti del capitale.

Meraviglia! Qui bisogna concentraci assolutamente. Le leggi, tutte le leggi, servono ad attribuire diritti e ad assegnare doveri, e lo fanno per il nostro bene, ché senza leggi perdiamo il lume della ragione  e finiamo per scannarci. Questo ci insegna la filosofia del diritto. Diritti e doveri, a chi li dai? Ad un soggetto. Quindi, ad una persona? Non necessariamente. C’è persona e persona, nel mondo del diritto. C’è la persona fisica, che sei tu, io, noi, che ci capiamo bene; e poi c’è la persona “giuridica”, che si capisce un po’ di meno ma c’è, eccome se c’è. Cos’ è? Una entità astratta, alla quale le leggi attribuiscono diritti e doveri. Per esempio, una bella “società di capitali”. O, con concetto ancora più etereo, una “fondazione”.

Mettiamo a fuoco. Io, te ed un amico vogliamo fare una cosa insieme: apriamo un bar, che ci piace. Facciamo una società. Andiamo dal commercialista per capire che genere di società dobbiamo fare e quello ci dice che ci sono diverse possibilità, che si dividono in due categorie : le società di persone che sono più semplici da fare ma devi stare attento che se le cose vanno male poi c’è il rischio, anzi, la certezza che ti possono portare via la macchina, la casa dove abiti e pure quella che ti ha lasciato tua zia, che non c’entra nulla con la società ma te la portano via lo stesso. Insomma, sei personalmente responsabile e rispondi di quello che fai con tutto te stesso e tutti i tuoi beni. Orrore! Poi, c’è un'altra possibilità : una società di capitali. Società a responsabilità limitata. Senti come suona bene? Ci sono un po’ di formalità in più, un po’ di spesuccie ma, tranquillo, ci penso io, dice il commercialista, e tu dormi tranquillo, che la casa tua e di tua zia non te le tocca più nessuno.

Responsabilità limitata. Ma, scusate, la responsabilità non era una cosa buona e giusta?  Da premiare, insegnare, promuovere, incentivare, pretendere.  La logica capitalistica (quella basata sul diritto del capitale di produrre frutti, in cambio di rischi) ti dice di no. Ti dice che è meglio limitarla, la responsabilità, quando parliamo di capitale e abbiamo messo da parte le persone. Non lo vedi che è rischioso? E noi ce la siamo bevuta. Ci raccontano che hanno diritto a fare profitti, perché rischiano, ma usano le leggi per togliere di mezzo i rischi. E limitano la responsabilità.

Il capitale è irresponsabile. Scritto nero su bianco nelle leggi.

Poi ci stupiamo che la nostra società (la nostra collettività) devasta la natura, gioca con la bomba atomica, distrugge popoli e nazioni. E’ una società irresponsabile. Non ci piove. Dobbiamo capire bene come funziona questa cosa e il perché.

Se analizziamo un attimino più da vicino le grandi società per azioni, che fra le società di capitali rappresentano la forma più evoluta, il nesso fra queste grandi istituzioni del capitalismo e la follia contemporanea ci può apparire più evidente.

Io, te, tua zia ed un amico compriamo un po’ di azioni di una grande multinazionale. Perché? Perché ce lo ha consigliato un esperto. Comprando le azioni, partecipiamo al capitale sociale e siamo, letteralmente, soci della multinazionale. Vuoi essere socio di Bill Gates? Comprati una azione della Microsoft ed è fatta. O della Fiat, o della Lockheed Martin (quella che fa le armi) o della Monsanto (quella degli OGM). Pensa, puoi esser socio contemporaneamente di tutte le più grandi aziende della terra quotate in borsa, spendendo una cifra relativamente piccola. Tanto, sei irresponsabile.

Guardiamo meglio in cosa consiste questa irresponsabilità. A prima vista, sembra solo una limitazione di responsabilità patrimoniale: se la Microsoft fallisce tu hai perso il valore della tua azione. Punto. Tutto finisce lì, sul piano patrimoniale: un po’ di soldi andati in fumo. Ma i soldi, si sa, non hanno valore. Numeri su computer, ricordi? Prodotti senza costi e senza limiti. C’è dell’altro, dietro i capitali (che non hanno valore); c’è sempre dell’altro. E questo altro ha quasi sempre più valore del denaro; soprattutto, comporta più rischi, rischi molto ma molto più seri che non la distruzione di un po’ di capitali che non valgono nulla.

Per esempio? La Microsoft  può fare software che ficcano il naso nei tuoi affari, senza che tu lo sappia, oppure li può fare più trasparenti. La Fiat può produrre macchine che inquinano oppure macchine che non inquinano. La Lockheed Martin può corrompere i politici per vendere gli F35 che costano un botto e rischiano di cadere oppure può smettere di produrre armi e dedicarsi al progresso civile. La Monsanto potrebbe investire in ricerca per capire cosa c’è nell’Humus e limitarsi a rispettare e assecondare la natura, che è immensamente più produttiva e sostenibile, rispetto all’agricoltura industriale che spende una montagna di risorse per uccidere l’humus,  rendere sterili i terreni e poi ha bisogno di inventare piante geneticamente modificate, in grado di sopravvivere in un terreno morto, attaccate alla flebo di concimi e pesticidi chimici. 

Parliamo quindi di Responsabilità Sociale, dove “sociale” non indica più i soci e gli interessi della società per azioni, ma i soci del mondo intero, che siamo Noi. Ma tu, che ti sei comprato le azioni della Monsanto perché il tuo personal banker ti ha detto che salgono; tu che sei proprietario di quelle azioni che dicono che sei socio di questi signori; tu che sei  e ti senti e vuoi essere socialmente responsabile; come fai a far sentire la tua voce?

Ammesso che ti venga voglia di salire su un aereo una volta all’anno e andare a  St. Louis, in Missouri, dove si tiene l’assemblea annuale dei soci della Monsanto e, se ti sei iscritto per tempo, puoi perfino sicuramente parlare e proporre di cambiare indirizzo  - è vero, non sto scherzando: puoi veramente farlo, se ti va - quante possibilità pensi che ci siano che le tue proposte (o le mie proposte) vengano prese in considerazione? Possiamo pensare che, se sono ragionevoli, si faranno strada? Dipende da cosa intendi per “ragionevole”. Se intendi: qualcosa che permette di accumulare profitti più rapidamente, sicuramente sì. Se intendi, invece, “qualcosa di più responsabile nei confronti del mondo intero e delle generazioni future”, (qui ti sorprendo) sono pronto a scommettere che ti prendi più di un applauso! E lo dico sul serio. Non solo; la tua proposta sarà messa a verbale e nel prossimo anno troverai il debito riscontro: nel “bilancio sociale ed ambientale” (quello scritto e pubblicato in ossequio alla legge che lo richiede e che viene usato per sembrare buoni e responsabili e ci si fa pace con la coscienza sociale collettiva ed ipocrita), dove verranno sicuramente menzionate, e dettagliatamente, tutte le misure messe in atto dalla società per “proteggere l’ambiente” e “garantire una crescita sostenibile”; e, ti garantisco,  sembreranno strepitose.

Naturalmente, nel “bilancio economico”, che è l’unico che conta, nella ferrea logica capitalistica, quello fatto di aridi numeri, quelle iniziative strepitose sono registrate fra le spese come cifre insignificanti. I soldi, i soldi veri, quelli che servono ad accumulare profitti, la società li avrà fatti, esattamente come l’anno prima, violentando la natura, mettendo brevetti industriali su semi di grano che popoli primitivi hanno usato per millenni ma ora non possono più usarli perché sono diventati di proprietà intellettuale della Monsanto. Protetta dalle leggi delle moderne democrazie capitalistiche di mercato.

Riflettiamo accuratamente su questo aspetto. Intanto, se ti sei comprato un’azione per fare soldi, dai per scontato che non sei assolutamente responsabile del modo in cui questi soldi vengono fatti. Non ti passa proprio per la testa di ficcare il naso in cose che non ti riguardano. Sei proprietario … sei socio … ma cosa fa materialmente la Tua azienda per guadagnare soldi, non ti riguarda. Non ti senti affatto responsabile.  Ed hai ragione: la legge legittima la tua irresponsabilità. Non solo quella patrimoniale, della quale può non fregarci nulla.  Qui parliamo della responsabilità civile e penale.  Se la Monsanto procura danni materiali a qualcuno, paga l’azienda. E quando finisce i soldi pagano anche i manager, gli amministratori, di tasca loro. Tu no. Se la Monsanto viola le leggi penali, in galera ci finiscono i manager, gli amministratori (ammesso che qualcuno riesca a condannarli). Tu, comunque, non centri nulla. Tu ed io, comproprietari, soci, non c’entriamo nulla. E questo ci rassicura. Nessun giudice ci può interrogare in quanto soci e proprietari.

Ma non pensare che, in fondo, sia giusto perché “che c’entriamo noi con le nostre piccole azioni”, con tutto ciò?  Bada bene: questa limitazione di responsabilità patrimoniale, civile e penale, riguarda anche i proprietari dei pacchetti di maggioranza: i veri proprietari.

La proprietà (i grandi soci), nella società di capitali, non è responsabile di nulla! Né patrimonialmente (se fallisce la società il patrimonio personale dei soci non viene toccato). Né civilmente (se la società procura un danno a qualcuno la proprietà non ne risponde), né penalmente (se la società viola le leggi penali in galera ci vanno gli amministratori, non i soci). E se proprietari e amministratori sono la stessa persona, quella è una eccezione: conferma la regola.

Ma moralmente  e socialmente sì, mi direte voi! Certo. Moralmente il socio proprietario è responsabile. Ma le questioni morali non spostano neppure i centesimi, nella ferrea logica capitalistica fatta di milioni di miliardi. Ed è proprio di questo che stiamo parlando. Ti senti, per natura, per sensibilità, umanamente e  moralmente responsabile. Ma la legge - oh, la legge, quella ufficiale, quella uguale per tutti - dice che non sei affatto responsabile. Allora, sai che ti dico, io mi sento a posto con la mia coscienza: me lo dice la legge che non mi devo impicciare! Le democrazie capitalistiche di mercato tendono ad essere ipocrite, lavano facilmente la coscienza, individuale e collettiva.  (Pensaci: se lasciamo fare ai mercati, è colpa dei mercati, mica di noi uomini, noi cerchiamo solo di arrangiarci.  Questo pensiero può essere comodo, se la responsabilità è scomoda).

Ora, forse, questo legame fra la limitazione della responsabilità delle persone nella società di capitali e le follie del mondo che sono sotto i nostri occhi ci appare un pochino più stretto. Ma non abbiamo finito. Andiamo avanti. 
Chi sono gli azionisti di maggioranza (i veri proprietari) e chi sono i manager. Scordiamoci i Bill Gates, gli Agnelli e i Rotschild e gli altri individui o famiglie che controllano (più o meno esclusivamente) conglomerati di dimensione mondiale. Quelle sono le eccezioni. Confermano la regola. La regola è che la proprietà azionaria, nella norma, è diffusa

Viene perfino definita “pubblica” con un aggettivo che ingenera confusione (pubblico vuol dire di tutti, non di tutti gli azionisti. Al massimo, pubblico è qualcosa che appartiene allo Stato). Poi si fa l’assemblea e vince la maggioranza. Non serve il 51%: più è grande il capitale e più è probabile che i soci siano tantissimi e siccome la legge dice che è giusto che ti compri un’azione solo per fare profitti finanziari e non ti devi impicciare della gestione che tanto non ne sei responsabile, alle assemblee ci vanno in pochi e con poche deleghe e può quindi bastare il 30, il 20, anche il 5% a volte, e sei maggioranza.  Come è possibile che con il 20 o con il 5% sei maggioranza? Che senso ha?. Beh, ricordiamocelo sempre, che non sarebbe male: i principi maggioritari, applicati in qualunque contesto, incluse le leggi elettorali, consegnano il diritto di prendere decisioni - che poi valgono per tutti - ad una minoranza che, se si organizza, può essere una sparuta minoranza.

Casa fa la maggioranza (minoranza) di controllo? Gestisce l’azienda? No, assolutamente no. Altrimenti diventa personalmente responsabile; chi glielo fa fare?  Delega. Sceglie un manager: un Amministratore Delegato, e lui, finalmente, è responsabile. Responsabile di tutto. Proprio di tutto. Ma prima di parlare di lui vediamo un’ultima cosa dal punto di vista della proprietà.  Per capire chi sono i proprietari.

Avete presente la differenza fra risparmio amministrato e risparmio gestito, che si legge sui giornali di finanza? Col Risparmio Amministrato tu decidi (anche se qualcuno ti consiglia) quale azione comprare e quando venderla. La banca o chi per lei si limita ad amministrare questo risparmio che è gestito da te: esegue gli ordini, registra, paga, tiene le scritture, prende i dividendi e te li mette sul conto (e, in cambio, si prende una bella commissione). Tu sei responsabile degli acquisti e delle vendite, nel senso che gestisci le scelte e ti appropri dei risultati: degli utili o delle perdite. Tu decidi se e quando comprare e vendere. Insomma: sei responsabile di tutto : della gestione del  rischio come dei risultati della gestione.

 Nel Risparmio Gestito, invece, tu dai il tuo risparmio alla banca (o chi per lei) che finisce insieme al risparmio di tanti altri; un soggetto professionista viene incaricato di gestire questo mucchio di soldi : decide lui quando, quanto, cosa, come, comprare o vendere. Lui  gestisce il rischio ma, attenzione, attenzione: le conseguenze (utili o perdite) ricadono su di te, mica su di lui. Lui è responsabile della gestione, tu dei risultati. Lui si prende una ricca commissione (è un professionista), tu ti prendi gli utili ma anche le perdite

Il risparmio mio e tuo è poca cosa, ma messo insieme a quello di tanti altri sono tanti soldi. Nel mondo, la quota di risparmio investito in azioni nella forma del risparmio gestito, supera ampiamente quello amministrato. Di gran lunga. Naturalmente è distribuito fra migliaia e migliaia di fondi di gestione. Tenete presente quel 5% col quale puoi controllare una grossa società per azioni? E così capiamo meglio la responsabilità dei “gestori dei fondi” che per definizione hanno la delega dei singoli risparmiatori che hanno messo i loro soldini nel fondo e, con quella delega, possono andare in assemblea e votare. Qualcuno controlla le grandi aziende sopra nazionali prendendo decisioni di rischio con i nostri soldi. Se sbaglia, paghiamo noi. Lui prende belle commissioni.

Ora, ce li vedete voi questi gestori professionisti che vanno in assemblea a St. Louis, Missouri e propongono alla Monsanto di invertire rotta e fare “qualcosa di più responsabile nei confronti del mondo intero e delle generazioni future”, per di più con il rischio che vengano presi sul serio, visto che loro “rappresentano” tanti soldi?

Sapete perché non possono farlo, neppure se il loro dna e la loro anima fossero verdi come i prati e azzurri come il cielo? Per dovere professionale!  Alla lettera: vengono pagati per far fruttare il risparmio altrui, nel migliore dei modi possibili; che, nella logica capitalistica competitiva e democratica, vuol dire esclusivamente:  tanto e subito.  Maledettamente subito. Le generazioni future, beh.. se la vedranno loro. 

Tanto, avevate tanta paura della distruzione di questa Terra, l’unico mondo che se distruggiamo questo non c’è alternativa, non c’è un piano B, non c’è un pianeta B! Eccovi accontentati : ce ne sono 7 freschi, freschi, di pianeti, e neppure tanto lontani!

Io, che sono il Gestore, lo capite anche voi, sono responsabile, professionalmente parlando e rispondo dei risultati economici del fondo che vengono misurati e pubblicati ogni anno, ogni trimestre, ogni mese, ogni settimana. Oggi devo fare i profitti, non fra dieci anni! E, badate bene, lo faccio per voi! Questo mi avete chiesto, non altro! E se il fondo non guadagna succedono due cose brutte: i clienti ritirano i loro soldi e li danno ad un altro fondo (sapete, la “competizione”, quella  che vincono i “migliori” ...); e se sono tanti, a me non solo non danno più il premio (che è un grosso premio, credetemi, val bene una messa, più di Parigi): mi licenziano pure!  Mettetevi nei miei panni.  Da bravo professionista, io mi faccio i cazzi miei, in assemblea, se proprio ci devo andare. Anzi, sai che c’è: delego qualcun altro, e non se ne parla più. L’importante, è scegliere un bravo amministratore delegato. Che sappia fare i soldi. Speriamo ci pensi lui, mentre fa i soldi,a fare anche qualcosa di più responsabile nei confronti del mondo intero e delle generazioni future.

Il legame fra la irresponsabilità del capitalismo e questo mondo che ci fa un po’ schifo (ma solo perché ci siamo scordati di girarci dalla parte delle cose belle) comincia ad apparire abbastanza chiaramente.

Manca l’anello finale, però: l’anello del Potere.

Veniamo finalmente a lui, il manager: l’Amministratore Delegato. Lui sì che è responsabile, il vero unico responsabile, davanti alla legge ed agli uomini:  patrimonialmente, civilmente, penalmente e, pensate un po’, perfino moralmente e addirittura socialmente.  Abbiamo visto con quali criteri viene scelto. Vediamo ora quale è il suo “mandato” (cosa gli chiediamo, noi società capitalistica di mercato democratica, di fare per tutti noi).

Il suo dovere professionale, nero su bianco, inquadrato dalla legge e dal contratto, si riduce a pochi punti, essenziali:

1) fare soldi;

2) fare più soldi possibile (almeno più degli altri, sai, la competizione);

3) fare soldi in fretta, nel prossimo trimestre, non fra dieci anni, perché gli utili delle società per azioni quotate in borsa si distribuiscono ogni tre mesi (per legge);

4) fare “qualcosa di più responsabile nei confronti del mondo intero e delle generazioni future” (e qui lo capiamo che avrai qualche problema, ma perché pensi che ti paghiamo fior di milioni? Quadra il cerchio, affari tuoi, che le leggi - che ci sono le leggi - dicono che quella responsabilità è tutta tua, squisitamente tua); noi ce ne laviamo le mani;

 5) ma, bada bene: non fare sciocchezze, che la proprietà ci fa una brutta figura, e allora ti sbattiamo fuori.


Per imparare a fare queste cose, e farle professionalmente, che sono oggettivamente difficili, è andato a studiare presso le migliori università private, prende Master prestigiosi presso accademie private, le Business School, e frequenta, incessantemente, corsi di aggiornamento professionali, tutte assolutamente internazionali  e che costano una tombola perché sono efficaci. Qui, senza sosta, impara, fondamentalmente, tre cose. E tu ti immagini che è qui che gli insegnano a quadrare il cerchio, che è una cosa che ci sembra difficile. NO, gliene insegnano altre, molto più utili a produrre denaro : l’inglese; ad indurire il cuore; a delegare in maniera efficiente ed efficace.

Mettiamoci nei panni di quest’uomo, che è vero che è uno dei Potenti del mondo ma, in fondo, è un uomo come noi. 

E, intanto, capiamo subito perché fra le donne (che hanno più sensibilità e più coscienza) di manager ce ne trovi davvero poche. E quando le trovi, quando sono riuscite ad arrivare dove sono arrivate, non è che hai svoltato, perché è discretamente probabile che si tratti di persone trasformate in caterpillar, di cui avere terrore.

(piccolo inciso : le leggi e le regole che prevedono quote rosa dappertutto, nelle partite di pallone come nei consigli di amministrazione, rappresentano la peggiore violenza che si possa concepire per una donna. Per diventare adatta ad un mondo da uomini, basato sulla competizione e sul potere, deve violentare persino la propria anima, e perdere la sua sensibilità e la sua coscienza.  Se volessimo davvero rispettare le donne, lo spirito delle donne, noi tutti, uomini e donne, dovremmo offrire a tutti noi un mondo assai diverso, che premia la sensibilità e la coscienza, e non la competizione e il potere. Piuttosto che ficcarle con la forza della legge dentro la società perversa che abbiamo costruito. In questa società capitalistica, democratica e  di mercato, noi uomini finisce che ci “preoccupiamo” delle “nostre” donne. Le sentite, la violenza e la stupidità, delle parole? La società capitalistica, di mercato, competitiva  e democratica, è maschile. Roba da uomini, dei peggiori fra gli uomini. Chiuso l’inciso)

Torniamo al nostro AD (Amministratore Delegato). La nostra società capitalistica, tutta concentrata a produrre, qui ed ora, un centesimo di utile più di quello della porta a fianco, ti premia con milioni (decine e decine di milioni) se fai “il tuo dovere” (riassunto nei chiarissimi 5 punti); ma ti licenzia brutalmente se non lo fai. Sei sotto i riflettori di tutto il mondo e ti senti di appartenere alla crema del mondo; in un mondo, specialmente il tuo modo, quello che ventiquattrore su ventiquattro, sette giorni su sette, è diventato il tuo unico mondo, che ti dice a tutte le ore in tutte le lingue e da tutte le angolazioni possibili e immaginabili che sei il migliore solo se hai successo, se sei ricco e spietato; in un mondo che misura il tuo successo esclusivamente con l’utile trimestrale prodotto (di questo trimestre, non dei prossimi dieci anni) … tu diventi … diciamo: un professionista! E fai quello per cui ti hanno scelto. Sei, professionalmente parlando, “funzionale al sistema capitalistico” (funzionale all’accumulazione di capitale); devi esserlo, o non sei. Che non ci arrivi proprio in certi posti, se non sei un professionista serio; se sei uno coi grilli per la testa; se pensi davvero che a noi (a noi che ti abbiamo delegato il Potere di accumulare profitti per i capitali che ti abbiamo affidato e che non siamo responsabili di altro che di questo: di aver scelto te) a noi, dicevamo, possa interessare davvero di più quello che succederà fra dieci anni o fra cento anni, allora guarda non hai capito niente, che questa responsabilità è tutta tua, squisitamente tua. Noi ce ne laviamo le mani. E ti criticheremo aspramente se non ci avrai pensato tu, a salvare il mondo!

E anche ammesso e non concesso che uno veramente umano (e quindi divino) possa arrivare, con tutto il suo spirito divino intatto, in quelle posizioni; visto che lo abbiamo premiato con soldi e Potere; con un immenso Potere; visto che lo abbiamo lasciato solo, con la sua responsabilità troppo grande e Noi, Noi tutti, ce ne siamo lavate le mani; allora non abbiamo il diritto di sperare che salvi il mondo. Tolkjen ci ricorda in maniera affascinante, ma anche spietata, che L’anello del Potere, se te lo infili al dito ma non sei circondato da una schiera di amici, forte e determinata, che ti spinge verso l’obiettivo comune e combatte con te e per te, ma anche contro di te, se necessario quando Sauron ti sta afferrando; allora corrompe, l’anello del Potere, se sei rimasto solo; senza rimedio; e ti fa perdere. E mentre tu ti perdi, il mondo è nelle mani di Sauron.



Facciamo un riassunto. Che, volendo, possiamo utilizzare metaforicamente per descrivere e svelare la famosa mano invisibile, quella che nella narrazione della cultura capitalistica democratica di mercato, “alloca i capitali” nella maniera più efficiente possibile, e ci rende tutti  felici.

Un personal banker, di quelli delle piccole banche o anche delle finanziarie, che comunque è istruito e consigliato dalle Grandi Banche d’Affari Sopra Nazionali, offre il suo prezioso consiglio ad un piccolo risparmiatore (il cliente) : “carissimo, i mercati sono cosa rischiosa; tu delega la responsabilità di allocare il tuo capitale ad un gestore professionale di un fondo di risparmio gestito. (Allocare il capitale : decidere quali azioni comprare). Ce li mettiamo noi, che siamo professionisti, i tuoi zecchini nell’orto dei miracoli.

Un altro personal banker (questa volta sicuramente appartenente alle Grandi Banche d’Affari Sopra Nazionali) consiglia a sua volta il gestore del fondo non solo quali titoli comprare, quali vendere, quando, dove e come. Gli consiglia, più o meno discretamente, se andare in assemblea a votare, per scegliere un Amministratore Delegato o un altro, oppure se delegare qualcuno. E siccome è capitato più di una volta che qualche consiglio buono te lo hanno dato, che il tuo fondo ci ha guadagnato qualcosa, tu gli dai retta. Dopodiché, questo delegato va in assemblea e delega un Amministratore Delegato, molto professionale, che ha studiato una vita come si fa a delegare ai dirigenti della società nella maniera più efficace e più efficiente. Ma anche i dirigenti hanno fatto gli stessi corsi di formazione, e sanno delegare i funzionari … e così via.

Vuoi vedere che, di delega in delega, è colpa dell’usciere della Monsanto, se il mondo va a rotoli, mentre la società fa profitti ed il capitale si accumula?
   

Riesci  a vederlo un po’ meglio, con i tuoi occhi, che di delega in delega, nessuno si sente più responsabile di nulla, in un sistema capitalistico dove non sono più le persone che usano il capitale per accumulare ricchezze personali, ma è il capitale che ci è scappato di mano ed usa le persone per accumulare se stesso?

Ti sembra una stupidaggine? Beh, ricordati che siamo noi, deficienti, che abbiamo deciso di trattare il capitale come se fosse una persona, come se avesse un’anima. E lo abbiamo scritto nell’Ordinamento Giuridico, che lui, il Capitale, ha gli Stessi Diritti delle Persone.

Noi magari ce ne siamo scordati che l’anima del capitale (mucchio di soldi) è nera ed ha un solo esclusivo interesse: crescere, accumularsi. Lui non se ne scorda: è il suo istinto: ce lo ha scolpito nel dna. Non farà mai altrimenti: non può fare altrimenti. Gli abbiamo dato la personalità giuridica, lo abbiamo trattato come una persona adulta e responsabile. E lui, quando cresce (perché se gli dai il diritto di crescere che ti aspetti che faccia? Lui cresce) non ti ricambia la cortesia, come nella canzone di Piero: e ti spara: ti toglie i diritti. Sta accadendo, sotto i nostri occhi. Si è accumulato sin troppo. Il Capitale calpesta i diritti delle persone, e nessuno, personalmente, si sente responsabile.

Pochi lo notano, ma lo abbiamo scritto perfino nella Costituzione che la nostra Repubblica  lo incentiva, questo sistema:

ART. 47. La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del paese.

Che, almeno, una volta erano pubblici, quei grandi complessi produttivi del Paese. E poteva forse avere un senso. Oggi sono tutti privati, e stranieri.

La libertà del Capitale di accumularsi; di nascondersi nei paradisi fiscali; di circolare liberamente oltre e sopra i confini a suo piacimento, portandosi appresso il lavoro e lasciandosi dietro devastazione ambientale e sociale; la sua drammatica libertà di agire irresponsabilmente; nega la libertà delle persone. Meccanicamente. Potentemente. 

Libertà, Dignità, Responsabilità. Se le vogliamo riconoscere alle persone, le dobbiamo negare al capitale, assieme alla sua personalità giuridica ed a qualsiasi altro diritto.

La Democrazia è il governo della Maggioranza. Giusto, no?  E’ proprio per questo che la consideriamo la migliore forma di governo possibile.

Se però accade, come accade, a tutti i livelli, che lasciamo il dritto di decidere a sparute minoranze, come inevitabilmente accade nelle società capitalistiche di mercato, ma anche nei governi che non devono governare più nulla che tanto non hanno le leve di governo e dobbiamo lasciar fare ai mercati (sai, la mano invisibile), perché è in nome della governabilità che abbiamo fatto apposta le leggi maggioritarie … perché continuiamo a chiamarla “democrazia”? L’abbiamo uccisa, la Democrazia.

Noi pensavamo il contrario ma, guarda un po’? : l’economia capitalistica di mercato è per natura contraria alla democrazia, perché il capitale, concede a pochissimi il diritto di decidere per tutti.  Lui, soggetto di diritto, non ha diritto di voto ma, vi garantisco: lo trova il modo di farsi rappresentare,  con il suo unico interesse che è quello di accrescersi il più rapidamente possibile, in tutte le istituzioni e in tutti i luoghi in cui sia utile. E siccome non si sa accontentare, non gli basta una minoranza, meglio uno solo. Magari questo uno ci sembra il Presidente politico, oppure l’Amministratore Delegato delle società. Rappresentano il soggetto giuridico più potente di tutte le classi sociali messe insieme. E con loro ce la pigliamo, se poi le cose non vanno.



A vedere bene: l’unico soggetto (UNO) che conta, nelle società democratiche, capitalistiche e di mercato, è il soggetto giuridico “migliore” fra “noi” : il Capitale.  Ed essendo efficiente per natura, come ci raccontano i capitalisti, la cosa che deve fare la fa molto bene. E si accumula.

Chiarimento doveroso  e importante :  tutto questo che ci siamo detto è vero per le società di capitali, ed è vero, ma tanto più vero, quanto più cresce la dimensione aziendale.

Io non ho nulla, ma proprio nulla in contrario, alla “libera iniziativa economica”: purché, esattamente come prevede la Costituzione, sia socialmente responsabile, pienamente responsabile.

Questa Responsabilità Sociale è compatibile e gestibile esclusivamente nella piccola dimensione.


Tradotto in pratica,  scarto le società di capitali, che per natura non possono essere responsabili e nascono per diventare grandi: le hanno inventate per quello, inutile fare finta di nulla, per scansare le responsabilità morali e sociali e diventare grandi.

Le aziende di grandi dimensioni, se proprio devono esistere perché ci servono cose grandi (io mi sforzo di capire quali siano queste cose grandi di cui abbiamo veramente ma proprio veramente bisogno, ma non ne vedo di indispensabili; comunque, mi rimetto al buon senso generale, che va rispettato), è comunque sempre bene ed  importante che siano quantomeno aziende di grandi dimensioni controllate dallo Stato.  Cioè da Noi.


E quelle controllate dallo Stato non possono che avere la forma di Ente pubblico, non di S.p.a, perché le società per azioni sono società di capitali che devono fare grandi profitti, non cose grandi.

La compartecipazione di imprese private la si studia nelle forme giuridiche adeguate ma non deve mai sfociare nella “partecipazione agli utili”, perché ci deve entrare in testa : o facciamo “utili” nel senso di profitti, accumulando denaro; oppure facciamo cose utili. Che sembra la stessa cosa ma c’è un abisso!

Attenzione, non stiamo discutendo del sesso degli angeli, che le parole ci cambiano il mondo: con le Spa ci si fanno i soldi, con gli Enti ci si fanno le cose utili (a Noi).

L’intero processo di privatizzazione e poi di svendita delle grandi aziende di Stato (quelle che il mondo ci invidiava) è esattamente così che è incominciato. Con una innocua trasformazione da Ente in Società per azioni. Ci raccontavano che serviva a renderle più efficienti, con il diritto privato. Come per magia, ti cambio l’etichetta pubblica (Ente) e ti metto quella privata (Spa) e tutto diventa più facile ed “efficiente”. “In che senso ? Non lo sai, ignorante, che lo Stato è inefficiente e il privato è per definizione più efficiente dello Stato?” E via di TALK SHOW.

Quanto alle aziende private di dimensioni medio piccole, per me sono libere di produrre quello che vogliono (poi vediamo), purché nella forma individuale o di società di persone. Perché ce lo dobbiamo ricordare e lo dobbiamo scolpire nella roccia che se concediamo  a qualcuno il diritto di non essere responsabile, poi non è che ce la prendiamo con lui se si comporta irresponsabilmente: è certo che lo farà.

Quanto al  “produrre quello che vogliono”, in regime di libera concorrenza fra loro (per quelli che non ne possono proprio fare a meno di competere), chiariamo un aspetto importante. Il mercato è democratico se giochiamo tutti con regole chiare ed equilibrate. Funziona, e cioè produce quello che i compratori chiedono, quello di cui i cittadini hanno bisogno, se, e solo se, i compratori  (cioè Noi) sono veramente ed efficacemente messi in condizioni di scegliere, esprimendo democraticamente la loro volontà democratica con il voto, quello che vale sui mercati : il proprio portafoglio

La pubblicità è l’esatto contrario della libertà di scelta.
Non ci raccontiamo, per piacere, la balla che la pubblicità possa servire per informare il consumatore. La pubblicità ha un unico scopo :
condizionare scientificamente le scelte d’acquisto.  Tutto lo sforzo (ripeto, scientifico) è volto a far credere al compratore che è veramente di quel prodotto lì che ha bisogno, e che sta facendo un affare. Dove, siccome ci spendono bei soldi per convincerci, dovrebbe essere assai chiaro che ci devono guadagnare più che bene, altro che affare. Insomma, stringi, stringi, la scelta è sempre semplice: vogliamo illuderci di star bene consumando quello che le multinazionali ci propongono? Allora lasciamo le cose come stanno. Vogliamo andare verso un percorso di Libertà, Dignità, Responsabilità? Allora i condizionamenti, di qualsiasi tipo, ci dovrebbero far venire l’orticaria, solo a sentirli nominare.

La pubblicità, un po’ come la finanza, va ridotta ai minimi termini. Dieci minuti di carosello, che quello ti può “informare” la sera, e poi i bimbi a nanna.





Mantra numero 2)   Senza capitalismo c’è solo il comunismo di stato 

Fuori dall’immaginario collettivo, dove sta scritto?

Nella Bibbia e nel Vangelo nessuna traccia di questa sciocchezza. E neppure nei testi di filosofia, antichi e moderni.
 
Invece nei testi della propaganda lo trovi scritto e ripetuto. Specialmente in quelli che giravano ossessivamente ai tempi della guerra fredda, quella che vedeva il mondo diviso in due : da un parte il capitalismo e dall’altra il comunismo e, a seconda di dove ti trovavi ad osservare il mondo, eri profondamente convinto che tutto il bene stava dalla tua parte e tutto il male del mondo stava dalla parte del nemico. Questo ci martellavano dalla mattina alla sera e, alla fine, ti pareva vero.

Noi ci troviamo, casualmente, nella sfera di influenza occidentale, quella capitalistica. Ne consegue che siamo stati influenzati (strano, eh?) da questa visione apocalittica: se rinunzi al capitale, cadi nella sfera del male che, te l’ho detto migliaia di volte, coincide col comunismo. Quindi, ci è stato richiesto : “Rinunci a satana? Rinunci al comunismo?” Per quieto vivere, trovandoci casualmente nella sfera occidentale, ci abbiamo rinunciato. E siccome ad un certo punto ci sembrava quasi una cosa bella,  a noi italiani, il comunismo; una cosa giusta e responsabile; con i comunisti italiani che ci piacevano quasi più della democrazia cristiana (Vuoi  mettere Berlinguer con Andreotti?); è arrivato il momento che perfino i comunisti italiani si sono preoccupati di essere davvero comunisti. E, mano a mano che gli italiani li votavano e li avvicinavano al potere, loro diventavano un po’ meno comunisti. Sai, c’era il “fattore K”. Alla fine si sono stracciate le vesti, hanno cambiato nome tre o quattro volte, hanno giurato e spergiurato di non essere comunisti né di esserlo mai stati. Ma non bastava rinnegare la Russia, che quello, bene o male, lo avevano fatto un po’ sin dall’inizio, per paura dei Cosacchi in Campidoglio che non piacciono a nessuno. Prima timidamente, poi sempre più apertamente, fino a brindare alla fine dell’URSS. Ma non è bastato: hanno dovuto dimostrare coi fatti, con le leggi proposte, fatte e firmate, che avrebbero rinunciato a difendere i deboli e gli operai. E così hanno firmato le leggi che hanno tradito i lavoratori ed i deboli: quelle che hanno reso il lavoro precario. Ci hanno raccontato che dovevamo crescere, diventare competitivi, diventare europei e cedere un po’ di sovranità, tagliare le pensioni, privatizzare i servizi. E tutte queste cose le hanno fatte.

Naturalmente sono andati al governo. Con altri nomi, con altre idee.

E’ così che ci siamo salvati dai Cosacchi.

Per ironia della sorte, proprio mentre i Cosacchi, guarda un po’, erano intenti ad abbattere il muro di Berlino ed a restituire l’indipendenza alle Repubbliche Socialistiche Sovietiche dell’Europa dell’est.

Ma, fai attenzione che questa cosa qui non ce la ricordano le TV quando parlano di quei fatti : mica perché quei popoli dell’est  hanno fatto una guerra di liberazione dall’oppressore Russo! E’ per decisione di Gorbaciov, il Russo che parlava col Presidente degli USA, d’accordo con la Duma (il Parlamento russo), che gli è stata riconsegnata la responsabilità dell’indipendenza, a quelle nazioni. Proprio quel Gorbaciov che, in quei tempi, andava in giro per i paesi dell’Europa occidentale a parlare del progetto di costruire, insieme a noi, la Grande Casa Comune Europea.  Per quello scopo, si buttava giù il muro. Qualcuno dice che in Russia non c’è mai stato il comunismo, ma c’era il Capitalismo di Stato. Forse Gorbaciov se ne era reso conto che senza libertà non ci può essere vita migliore per nessuno e avere la pancia piena serve solo a sopravvivere, non certo a vivere pienamente quella vita di giustizia che l’ideale aveva promesso e la realtà tradito.

Comunque, Non è andata come Gorbaciov auspicava. Niente Casa Comune degli Europei. Invece, al posto del sognatore è arrivato Yeltsin, che ha fatto tanto ma tanto comodo agli americani che se non c’era bisognava inventarlo.

Dopo la caduta del muro di Berlino, l’establishment americano decide che è ora di pensare in grande : alla globalizzazione dei mercati (libertà totale di movimento concessa a capitali e merci; competizione folle e mondiale fra lavoratori). Non lo dice guido grossi, ma i maggiori “pensatori americani” ce lo raccontano, scrivendo sulle loro prestigiose riviste, con grande trasparenza.

Così, per decisone molto più americana che nostra, si è deciso, infine, di costruire un’altra Europa: l’Unione Europea.  Quella delle banche.  La Russia è stata lasciata rigorosamente fuori della porta di casa, altro che casa comune europea.  I paesi dell’Europa dell’Est, ex URSS, sono stati attratti nell’orbita dalla Nato (avevano giurato a Gorbaciov, gli americani, che non l’avrebbero mai fatto). E la Nato che fa, ora che il comunismo è stato sconfitto? Sconfitto, oppure, forse, aveva appena iniziato ad emendarsi dall’interno, con un processo rivoluzionario di sicuro, forse un po’ confuso e disordinato, come tutte le rivoluzioni del mondo? Comunque la Nato non ha dubbi. Avrebbe potuto prodigarsi a dare una mano a spiegare com’è che funziona, finalmente, la pace nel mondo e la democrazia, che ne potevano avere bisogno, di buoni esempi. La Nato fa esattamente l’unica cosa che sa fare. Piazza i  missili nucleari nei paesi che erano appartenuti all’URSS, e li punta sulla Russia. Intanto, gli stessi paesi riempiti di missili nucleari, vengono generosamente attratti  nell’orbita dell’Unione Europea. Il cambio dei missili, hanno ricevuto in dono la libertà (naturalmente, le uniche due vere “ libertà” di una democrazia di mercato capitalistica: la libertà del capitale di accumularsi, la libertà delle persone di competere, ma questo è un dettaglio). Piccolo inciso: per conquistarsi il diritto di entrare nell’Unione, che non è che lo regali a tutti così, su due piedi, hanno dovuto dimostrare - con i fatti - di essere in grado di fare, presto e bene, guarda un po’, le Riforme Strutturali. Privatizzazioni di massa dell’industria di stato e dei servizi pubblici; abbattimento immediato di tutte le barriere che sembrava liberassero le persone mentre si preoccupavano molto di liberare i capitali e le merci; licenziamenti immediati e di massa, così l’ebbrezza della competizione la provi da subito; tagli drastici della spesa pubblica; cessioni di sovranità, tante, subito, a partire dalle leve di governo della politica Economica.

Fate un giochino: se incontrate per strada un Rumeno, un Bulgaro, uno di quei paesi lì, provate a chiedere loro cosa ne pensano, dei progressi materiali e sociali che hanno ottenuto. Però, per onestà intellettuale, chiedete proprio quello: progressi materiali e sociali. Non parlate di democrazia, di mercati, di capitalismo, che si confondono, che ancora lo devono vedere e toccare con mano, in cosa consiste, esattamente, la libertà del capitale di accumularsi.

Tolta la propaganda, fuori dalle ragioni geopolitiche, fuori dal Capitalismo ci può essere una qualsiasi società.  Abbiamo noi la responsabilità di fondarla esattamente e responsabilmente su quello che ci pare.

No ci piace il comunismo?  Facciamo qualche altra cosa. Qualcosa di umano, però, non di capitalista.
 
Domandiamoci, semplicemente, cosa fare per realizzare una società  fondata sul rispetto della libertà, della dignità e sulla Responsabilità delle persone, piuttosto che sulla mano invisibile. Si può fare? Sì, si può fare. Dipende solo da Noi.

Una società senza società di capitali, senza paradisi fiscali, senza concentrazione di proprietà privata, senza profitti finanziari e senza interessi; è forse folle? O è folle rimanerci dentro e sperare che, prima o poi, possa cambiare per miracolo, contro la sua natura ?



Un errore teorico madornale del pensiero comunista, è stato quello di credere che il capitalismo sarebbe caduto per contraddizioni interne. Le contraddizioni sono dentro di noi, sono dentro la nostra testa, che quella sì che è confusa!

Il Capitale, invece, ha idee lucidissime ed è drammaticamente efficiente: continua ad accumularsi, calpestando tutto e tutti, e non c’è limite al suo bisogno insaziabile di accumularsi.

Magari non saremo capaci di usarla nel migliore dei modi possibili, la nostra responsabilità. Ma stare lì fermi, con la povertà dilagante, la devastazione ambientale e la bomba atomica sulla testa a berci il mantra che i mercati allocano le risorse in maniera efficiente e per questo è meglio lasciarli fare, non è sciocco: è criminale. Moralmente criminale. Socialmente criminale. Personalmente criminale.

Ultima riflessione sul legame fra comunismo e stato. Se identifichiamo il comunismo con lo Stato, e non ci piace il comunismo, finiamo per odiare lo Stato, che non c’entra niente. Questa cosa è talmente vera che se tu proponi l’acqua pubblica, di darla in gestione allo Stato, ti guardano storto: sarai mica un comunista?


Mantra numero 3)  Comunismo = schiavitù

In Cina, in Russia, non c’è comunismo: c’è capitalismo di Stato. Se confondi l’ideale del comunismo con la realtà della proprietà statale dei mezzi della produzione, succede questo :

- nel capitalismo, sei schiavo della proprietà privata, che ti obbliga a lavorare in cambio di denaro; finisci per essere schiavo sia del lavoro che del dio denaro; col denaro, ti illudi di essere libero di scegliere cosa comprare, ma puoi comprare solo le cose che le società private di capitali decidono di produrre, e la pubblicità ti impone, manipolando perfino i tuoi desideri;

- nel capitalismo di stato che chiamano comunismo sei schiavo della proprietà statale, che ti obbliga  a lavorare  in cambio di cose che non puoi scegliere perché le sceglie lo stato.  Sei schiavo del lavoro e puoi scegliere meno prodotti.

Cosa hanno in comune? La Proprietà. E’ forse quella che ci rende schiavi? Che ci obbliga  a lavorare? Che ci impedisce di scegliere?


Io, nel dubbio, me ne sono liberato.

Ovunque ci siano diseguaglianze sociali, e privazione di libertà, non c’è comunismo. Non ci piace l’eguaglianza sociale? Non ci piace la libertà? Lasciamo perdere il comunismo. Nessun dottore ce lo impone. Il comunismo è necessariamente la proprietà statale dei mezzi della produzione? Allora non è il comunismo quello che stiamo cercando.

Ne ho letti pochi di libri sul Comunismo. Non esprimo giudizi categorici su cose che non conosco bene e di persona. Conosco molte persone che lo hanno visto dal di dentro, quello cosiddetto “reale”, lo hanno confrontato con le nostre democrazie di mercato, e lo rimpiangono (perfino nella forma peggiore di un capitalismo di stato).


Trovo molto superficiale, invece, bollare un modello come male assoluto, solo perché in nome del modello sono stati commessi dei crimini. Perché se questa cosa fosse giusta e corretta, per coerenza si dovrebbe applicare pari, pari, anche ai crimini commessi in nome del capitalismo e della democrazia di mercato. Ma nella sfera di influenza occidentale questo diventa difficile. Magari, provate a leggere Noam Chomsky  che, da americano e stimatissimo professore del MIT, conosce le cose dal di dentro e saprà raccontarveli sicuramente meglio di me, questi crimini.

Sicuramente si potrebbe disquisire sul concetto di democrazia, che si potrebbe recuperare e di molto, se si riuscisse a svincolarla definitivamente dal capitalismo, che della democrazia è esattamente il contrario: premia le minoranze, il capitalismo. Ma poi continua a chiamarla democrazia e ci fa stare tranquilli.

Così come i comunisti si chiamano ancora sinistra democratica, e ci fanno stare tranquilli, mentre firmano politiche di destra
.

In realtà non mi interessa affatto disquisire se sono più criminali gli Usa o la Russia. Non è dentro quel confronto che troviamo le risposte al nostro bisogno reale di Libertà, Dignità, Responsabilità. Li ci sono solo le bombe atomiche,e non ce lo dobbiamo mai e poi mai scordare che ci sono le bombe atomiche in quel confronto lì.

Un bel po’ di anni fa, ragionando sulla guerra insieme a mia moglie e ai miei figli, nel preparare una tesina, ci domandavamo come è mai possibile che durante la guerra non solo ci sono i soldati che sparano e uccidono il nemico. C’è anche più di un civile che li aiuta (per lavoro) a prelevare intere famiglie; le accompagna nei campi di concentramento; poi le fa sistemare: i maschi di qua, le donne di la, i bambini con le donne; poi dopo qualche giorno li riprende; li spoglia; li accompagna a fare la doccia; poi le chiude nelle camere a gas; verifica che tutto è ben chiuso; riesce ad aprire i rubinetti e aspetta, del tempo che sembra eterno, prima di rientrare, raccogliere i corpi; preleva i denti d’oro; infila i corpi in un forno;  accendere il fuoco; e di nuovo aspettare, minuti  eterni, che ti fermano il tempo. Dopo la fine del tempo, si riprende il lavoro, per  spazzare via la cenere … 

Che fine fa quella cenere? Come fa a non rimanerti sullo stomaco nei polmoni sulla pelle nel cervello? Per Tutta la vita. Sulla tua discendenza. Per sempre. Senza dubbio, una buona parte deve aver formato uno spesso strato tutt’attorno al cuore, alla ragione, alla coscienza.

Dopo averci pensato, alzi anche la testa dai libri di scuola; e non puoi non vedere che quelle cose non è che le fanno solo i cattivi. Succedono in tutte le guerre. Non ci possono essere né buoni né cattivi, in tutte le guerre. Non può esistere la bontà, la compassione, l’umanità, dentro una guerra. Sono bandite: sono vietate dalla legge marziale. Infatti, esistono e resistono solo nella clandestinità. Che se ti scoprono, se si accorgono che sei rimasto umano, hanno il dovere professionale di eliminarti: sei un esempio pericoloso. 
Non esistono guerre sante. Non esistono guerre buone. Non esistono guerre generose. Esportare democrazia con gli eserciti è una contraddizione in termini ma non è un problema linguistico (anche se le parole sono pietre): è criminale! Non può e Non Deve essere altro che criminale. Le missioni di pace si fanno col pane: con le bombe e i fucili si fanno le guerre, non altro. Le parole sono pietre. Le parole sono incantesimi.
La piccola “tesi” che ne è venuta fuori, scrutando gli abissi che sono dentro di noi, l’abbiamo chiamata così : 

Il Tabù della Guerra.

Da scolpire nell’immaginario collettivo. Quello profondo. Quello che le cose le fai senza bisogno di ragionarci più sopra che tanto lo sai. Non devi pensare se la guerra si fa o non si fa: è un tabù pensare alla guerra, e pure parlarne è tabù: non si fa. Sai, dentro di te, automaticamente, che la possibilità di fare la guerra non esiste, non può esistere, non deve esistere. La guerra non si fa, e basta. Perché se ti metti a pensare, ad ascoltare, a ragionare, finisce che fai una cosa che questa volta non volevi proprio fare, e ti ritrovi in guerra, trascinato da chissà chi, chissà per quale ragione, ché una ragione per scannarci a vicenda i Re e le Regine, i Plenipotenziari, i ricchi e i potenti l’hanno sempre trovata.

Ti dicono che bisogna andare in guerra? E tu, semplicemente, li guardi e li ignori, perché è una sciocchezza talmente assurda la guerra che non possono fare sul serio se ti dicono di andare in guerra. Non si fa; no si parla di, non si pensa proprio, alla guerra.

Già andare nel traffico, ci trasforma in “bestie feroci”. In guerra, finisce che facciamo, con naturalezza, abomini infernali.

Una cosa che mi ha sempre lasciato molto perplesso, della Chiesa Cattolica, è questa idea bizzarra che insegnano ai bambini che l’Inferno e il Paradiso possano stare da un’altra parte, oltre le nuvole, sotto la Terra o chissà dove. Pure Dante ce lo ha raccontato, e ci è rimasta impressa, questa cosa qui. Io ci scommetto che, dentro di se, lo sanno tutti che è un po’ bizzarra l’idea. Un’idea che, come si dice, non sta né in Cielo e né in Terra. E’ un po’ un tabù: si dà per scontata, ed è meglio non pensarci. Peccato. Peccato davvero. Non c’è amore senza verità, questo mi ha insegnato mia madre, che era profondamente cristiana e perfino cattolica. Mi ha detto che è qui, sulla Terra, che lo dobbiamo cercare il Paradiso.  O avremo l’Inferno.

E infatti io lo so, e ve lo dico da tempo: sono lì, dietro l’angolo. Tanto l’Inferno, quanto il Paradiso: dietro l’angolo, e facciamo finta di non vederli. Né l’uno, né l’altro. Se non li vediamo, non possiamo scegliere, fra il Paradiso e l’Inferno. E, sinceramente, l’idea di ingoiare rospi oggi per “meritarsi” il Paradiso domani, dopo la vita, non è solo bizzarra: ci distoglie dall’obiettivo. Per questo non scegliamo. Scelgono altri, per noi, e ci portano dritti all’inferno. Sopra la crosta di questa Terra.

Torniamo alla bomba atomica, quella che possiamo trovare nel confronto fra Usa e Russia, ma anche fra India e Pakistan; Corea e Cina; Iran e Israele.  Prova a immaginare le possibili combinazioni: Cina e Usa; Iran e India; Pakistan e Israele. Vai di fantasia. Pensa che, alla fine, è un uomo che decide, se premere il grilletto o no. Un povero misero fragile nervoso folle essere umano come tutti noi.

E poi pensa che, in caso di guerra atomica, Non c’è, perché non ci può proprio essere, né un vinto né un vincitore: c’è solo l’inverno nucleare, che in poco tempo annienta l’umanità. Vinti e vincitori. Lo dicono gli scienziati, mica guido grossi.

Rischio realissimo, sfiorato spesso, negli ultimi decenni, come ci raccontano gli esperti. Questa è una delle poche certezze scientifiche che coincide col buon senso. Ma la ignoriamo. Perché nessuno ce ne parla dell’inverno nucleare che distrugge matematicamente tutta la vita sul pianeta dopo che un paese (uno solo, il primo) ha scagliato il suo arsenale atomico contro il nemico che non sarà in grado di replicare ma l’inverno nucleare ci sarà lo stesso. Né vinti, né vincitori. E facciamo finta di nulla e ci schieriamo, da una parte o dall’altra.

Le TV e i giornali non ce ne parlano. Se ce ne parlassero di più, ma con orrore, con disgusto, con disperazione, con dovizia di particolari …  ma: bada bene, non per faci paura; solo per dirci che la soluzione è semplice, liberatoria, alla portata dell’umanità: Disarmo, Tabù della Guerra. Da scolpire nell’immaginario collettivo.

Ma siccome sono privati, TV e Giornali, lo sappiamo che devono pensare ai profitti privati dei loro padroni: Il Grande Capitale Sopra Nazionale. Per questo, invece di parlarci del tabù della guerra e del disarmo, scolpiscono altre cose nel nostro immaginario collettivo: la competizione, la gioia del consumo, il terrore del nemico, proprio là, fuori della porta di casa. E ci mostrano la Guerra, quella appena fuori della nostra porta di casa, con dovizia di particolari, come se fosse un gioco normale, da rassegnarci a conviverci.

Allora ti dico : l'Italia che esce dall'Unione Europea (che tanto si smonta da se, scricchiola che è un piacere) esce anche dalla Nato (che è l'altra faccia della UE) e non si schiera.

La Neutralità è un valore. La Neutralità è l'unica scelta coerente con l'idea del tabù della guerra.

Credimi, se hai paura della neutralità, è solo perché non hai capito bene cosa sia un inverno nucleare e quanto elevato sia il rischio di scatenarlo, se continuiamo a schierarci gli uni contro gli altri.

Poi, c'è la prova del nove, guarda la Storia: con le alleanze non ci abbiamo mai capito un cazzo!

Molto, ma molto meglio, non schierarsi con nessuno e prendersi le proprie responsabilità, che è ora.

Tornando a noi. Resto della mia idea: qualsiasi modello astratto, messo in mano a dei criminali, fa una pessima figura.  E più rimane astratto, e più ci confonde.

Scegliere i politici - nei rari momenti in cui ci è data la possibilità di sceglierli veramente - è una responsabilità che sottovalutiamo sistematicamente. E tutte le volte che sbagliamo, quelli sbagliati messi al posto sbagliato nel momento sbagliato faranno di tutto per toglierci la possibilità di rimediare, dopo. Mentre ci rovinano la vita, dal giorno dopo.

Comunque, se proprio dovessi ridurre il modello teorico “comunismo” ai minimi termini, e volessi confrontarlo con il “capitalismo”, fuori da ogni “scienza”, direi che il primo si auto assegna il compito di distribuire le risorse in maniera egualitaria e comunitaria, lasciando più proprietà comuni che proprietà private, e assegnando allo Stato il compito di garantire che le risorse ci siano e siano distribuite a tutti. Peccato che poi confonda i beni comuni con la proprietà dello Stato e sorvoli con imperdonabile leggerezza sul concetto di Libertà. Il secondo si assegna un altro obiettivo: quello di concentrare la ricchezza e la proprietà privata, premiando solo i migliori e rassegnandosi inevitabilmente ad accettare che qualcuno resti indietro.

Non mi convince la “proprietà” statale dei mezzi della produzione. Anzi, è il concetto di “Proprietà” che non mi convince, come quello di “produzione”. Sono idee (parole, segni, incantesimi) del capitalismo.

Appartengono alla logica capitalistica. Per questo finisce che volevi fare una cosa ma ne fai un’altra: fai il capitalismo di stato. E finisce che tutte le ideologie basate sulla Produzione e sulla Proprietà sono, intrinsecamente, capitalistiche: è per questo che, tutte, finiscono per arrivare a negare la libertà e la responsabilità delle persone. E ci portano in guerra. 

Se dividiamo, non avremo scampo. Se invece decidiamo di unire, riconoscere, rispettare, possiamo scoprire che ci può essere addirittura il Paradiso Terrestre, qui, dietro l’angolo, e dobbiamo solo deciderci ad entrare, che c’è posto per tutti.

Libertà e Responsabilità sono due facce della stessa medaglia. Lo abbiamo detto e ripetuto ma non sarà mai abbastanza. E sono, entrambe, dentro di noi. Ma preferiamo mettere a tacere la nostra coscienza, che si sente più tranquilla a non “sentire il peso” della responsabilità, solo perché non ha ancora capito a sufficienza che è una cosa bella, la Responsabilità: è Libertà. E’ l’unica possibile Libertà.

Dai, ci vuole coraggio, rimbocchiamoci le maniche e iniziamo a fare, che la Responsabilità è la cosa più bella di questo mondo : ci rende Liberi. Abili a dare risposte. Ci restituisce la Dignità.


Facciamolo per Michele, che ogni tanto qualcuno ce le deve ricordare, certe cose. Che non sia stato invano!



Pensierino della sera :

Il capitalismo lascia fare ai mercati

Il comunismo lascia fare allo stato


Il problema, forse, siamo Noi : continuiamo a sperare che “lasciando la Responsabilità a qualcun altro”, sia davvero possibile trovare una felicità che dipende solo da noi. Dal nostro personalissimo impegno.



Link a Capitolo VIII 



2 commenti:

  1. Nel mio profondo immaginario individuale vs collettivo c'è da sempre il disprezzo per l'antropocentrismo della specie cosiddetta Homo sapiens sapiens, cui appartengo per l'errore di un qualche "dio" idiota e nefasto.

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