ISTRUZIONI PER L'USO

IL TALLONE D'ACHILLE è pensato per scrivere libri, direttamente su questo blog. Qui comincia l'Eredità di Michele, l'ultimo scritto. Il precedente è stato interrotto, si vede che doveva maturare. Qui trovate IL primo LIBRO, col suo indice ed i post che lo compongono.
I "libri" raccolgono commenti, critiche e suggerimenti di chiunque voglia partecipare con spirito costruttivo. Continuano un percorso iniziato con le Note scritte su Facebook , i cui contenuti sono ora maturati ed elaborati in una visione d'insieme, arricchiti da molti anni di esperienze diverse e confronti con persone diverse.

I Post seguono quindi un percorso logico che è bene conoscere, se si vuole ripercorrere il "discorso" complessivo. Naturalmente è possibile leggere singoli argomenti ai quali si è interessati. Argomenti spot - che spesso possono nascere dall'esigenza di commentare una notizia - saranno trattati in pagine dedicate.

Buona partecipazione!


COME DIFENDERCI DAL PIANO DIABOLICO DELLA "STRANA" ALLEANZA



Più diventano chiari i pericoli che ci minacciano ed i meccanismi che li innescano, e più diventa chiara ed evidente la via d'uscita. Cambiare la rotta si può, si deve, è tecnicamente facile. Però dobbiamo fare presto ad uscire da questa specie di incantesimo nel quale ci hanno infilato i "piloti" della nave, e le "sirene" che li accompagnano. Presto, prima di perderci nella tempesta in arrivo. 








Da un paio d'anni sostengo una teoria, che provo qui a sintetizzare al massimo.

Le élite che negli ultimi decenni hanno tratto ricchezza e potere enormi dalla finanza, sono consapevoli che le bolle speculative si sgonfiano, prima o poi, portandosi via tutto. Questa consapevolezza si sta diffondendo presso il pubblico e viene recepita da canali ufficiali; perfino il Financial Time lo ammette, ripetutamente: la finanza - così com'è - ha i giorni contati. Quando la bolla si sgonfierà, manderà necessariamente in fumo ricchezza di carta e potere reale delle élite. Non resteranno a guardare, possiamo esserne certi. Infatti, hanno intenzione di trasformare la loro ricchezza di carta in beni reali e concreti, prendendoli a buon mercato la dove è possibile e dove costano poco. Cioè, nei paesi in recessione, dove imprese, Stati e famiglie sono costretti dalla crisi a svendere i gioielli di famiglia: aziende, case, terreni, beni pubblici e privati. Tutto questo sta già accadendo. L'Italia - con il suo Patrimonio Pubblico ancora immenso; con una delle Ricchezze Private più alte al mondo; con una Classe Politica Incapace e Corrotta - è un luogo ideale per questo disegno: siamo nel mirino.

Dobbiamo prendere atto che questa crisi economica è voluta ed ha uno scopo preciso: le nostre ricchezze reali, da prendere a buon mercato.

Riconoscere il pericolo; identificare gli interessi in gioco; smascherare i soggetti che li manovrano; le balle colossali che ci hanno raccontato sull'economia, con lo scopo preciso di renderla incomprensibile e sempre più asservita agli interessi dei mercati finanziari, privati ed internazionali. Privati, ed internazionali. Oggi, con sconcerto, ho sentito una amica, colta, laureata, dirmi: "ma le banche non sono state sempre private?" La manipolazione delle informazioni è di un'efficacia spaventosa: ci fanno apparire "naturale" e scontato ciò che, invece, è un'aberrazione nata e cresciuta degli ultimi decenni. Quando sono entrato in banca, inizi anni '80, tutte le principali banche del paese erano pubbliche. 

La buona notizia è che non c'è una spada dietro il potere che ci sta sfruttando e vorrebbe mandarci in rovina: c'è solo la manipolazione delle informazioni e del consenso: La nostra consapevolezza, è il loro Tallone d'Achille.

Sforziamoci quindi di fare chiarezza, superando divisioni inutili, e concentriamoci sugli aspetti di pericolo più gravi e imminenti, individuando la via per evitarli e superarli. 


Iniziamo da qui. I politici NON ci "governano". Ci raccontano che devono prendere decisioni urgenti e sono costretti a scavalcare il Parlamento, in nome della "governabilità", ma è evidente che mentono: non sono, infatti, in condizione di poter governare l'economia, perché hanno ceduto ai mercati finanziari privati ed internazionali le leve del suo governo. Fino agli anni '70, quelle leve erano saldamente nelle mani di Governo e Parlamento. Con un processo strisciante, descritto nel libro, le hanno "cedute", un pezzetto alla volta, senza dare nell'occhio, ai mercati finanziari privati ed internazionali. Lo hanno fatto, naturalmente, senza prendersi il disturbo di spiegarcelo a dovere: non lo avremmo mai concesso. Io stesso, pur dalla posizione privilegiata di responsabile dei mercati finanziari di una grande banca, non me ero accorto nella sua interezza fino a quando, lasciata la banca, ho iniziato a studiare i Trattati Internazionali con i quali è stato stravolto il nostro "patto sociale", e rivoluzionato il modo di produzione e distribuzione delle risorse finanziarie.

Le ricette economiche che ci propinano, sono tutte basate su un solo principio: "lasciar fare ai mercati". I risultati li abbiamo sotto gli occhi: noi tutti, quelli che lavorano, fanno impresa, vorrebbero lavorare e vivere in pace, stiamo andando letteralmente in rovina. Nel frattempo, i mercati finanziari ingrassano, toccando nuovi massimi storici. Li vogliamo davvero lasciar fare?

Abbiamo talmente creduto alla favola che la finanza sia un servizio miracoloso per l'economia, che abbiamo accettato l'idea di farci governare dal sistema finanziario privato ed internazionale.

Confondiamo il denaro con la vera ricchezza e crediamo a quello che ci dicono gli "esperti": il denaro a disposizione dell'interesse pubblico è finito, dissipato da sprechi e corruzione. Il debito pubblico è oramai insostenibile. Quindi, è giusto (o almeno normale) che stiamo diventando più poveri. Ci meritiamo l'austerità che, ci raccontano, ci farà uscire dal tunnel.

La realtà, invece, è che l'austerità ed il rigore ci spingono ancora di più dentro al tunnel, verso l'uragano. Inevitabilmente ed inesorabilmente. Non serve neppure un "Bignami" di economia politica, per capirlo: basta il buon senso di chiunque: se da un sistema produttivo che è già scosso da anni di crisi sottrai risorse con più tasse e nuovi tagli alla spesa, danneggiando inevitabilmente l'economia reale, come cavolo puoi sperare che "cresca", il sistema? Andrà invece in recessione, è matematico. Infatti, succede. Tutti i parametri sono peggiorati e continueranno a peggiorare, fino a quando la politica non si assumerà le sue responsabilità, riprendendosi le leve di governo dell'economia. Premendo seriamente sull'acceleratore - anziché sul freno, come sta facendo oggi - vuoi vedere che la macchina riparte?  

Non sono ignoranti, quelli che ci parlano di "rigore". Forse qualcuno, ma chi riveste certi ruoli istituzionali di rilievo, ed ha studiato, non può pretendere di non capire e non sapere: ci prende in giro. E' in mala fede. Magari sono talmente bravi da riuscire a mentire a se stessi, gente come Napolitano, Monti, Letta, Berlusconi & c, mentre ci raccontano che dobbiamo fare sacrifici e ci imboniscono con la promessa di qualche migliaio di posti di lavoro e con la restituzione di qualche miliardo alle imprese, a fronte di oltre cento miliardi di euro DOVUTI. Non ho parole: uno Stato che fa fallire le aziende perché non paga i suoi debiti, raccontandoci che i soldi sono finiti, mentre il sistema finanziario privato ed internazionale viene "servito" dalle banche centrali (enti squisitamente pubblici e sostanzialmente privati) a suon di migliaia di miliardi di euro. Migliaia di miliardi. Creati dal nulla. Senza costi.

Quello che ci riesce veramente difficile da accettare, è la sacrosanta realtà: qualcuno trae un grande giovamento dalla nostra rovina. Questo lo vedremo in dettaglio, ma dopo. 

Prima, dobbiamo capire quanto semplice sia la via d'uscita.

La realtà, che dobbiamo spicciarci a "vedere", tutti, è che il denaro "non si mangia". L'unica ricchezza reale la produciamo noi, con il sudore della fronte. L'unica vera ricchezza, quella che ci consente di soddisfare i bisogni primari e le comodità, è data solo dai beni materiali e dai servizi utili che si producono con il lavoro e la sua organizzazione nell'impresa. Ci siamo? Allora è chiaro: per stare meglio, non dobbiamo fare sacrifici demenziali, ma lavorare e fare impresa.

Il denaro serve solo per scambiarci questi beni e servizi. 

Il denaro non è la vera ricchezza e, infatti, non costa nulla: E' LA RISORSA PIU' ABBONDANTE E A BUON MERCATO CHE POSSIAMO IMMAGINARE. Non c'è neppure più il costo materiale della produzione delle banconote (pochi centesimi) che tanto non ce le fanno usare: oramai solo numeri sui computer del sistema finanziario, il cui costo di produzione si calcola in frazioni infinitesimali di milionesimi di euro. 

Il denaro necessario a finanziare lavoro e produzione (la vera ricchezza), quando ci sono disoccupati in giro e fabbriche ferme, SI DEVE CREARE DAL NULLA E DISTRIBUIRE, GENEROSAMENTE. Ci siamo? Dubbi a riguardo? CHI ALTRO LO DEVE FARE, SE NON LE ISTITUZIONI PUBBLICHE?

Una volpe furbastra (il grande capitale finanziario privato internazionale), accompagnata da un gatto poco brillante ma obbediente (i nostri politici), è riuscita a convincerci, dandoci l'illusione che saremmo diventati tutti ricchi in poco tempo, a piantare i nostri zecchini nell'orto dei miracoli (a investire  nei mercati finanziari, smettendo di preoccuparci della produzione reale). E, mentre eravamo tutti ubriachi dell'illusione di una facile ricchezza, che non richiedeva il sudore della nostra fronte, si sono impossessati delle leve di comando dell'economia, distraendole dall'uso di interesse generale, per piegarle  sistematicamente a loro esclusivo vantaggio.





Basta vedere l'andamento delle borse mondiali a partire dagli anni ottanta in poi: milioni di miliardi. Nonostante le crisi periodiche che si susseguono sui mercati finanziari a partire dal nuovo millennio, i prezzi sono tornati sui massimi  storici. Eppure qualcosa è cambiato, ora: abbiamo smesso di sperare di arricchirci in poco tempo, e ci sentiamo tutti più poveri... e molto più preoccupati. Com'è? 

Perché abbiamo capito che l'unica soluzione ragionevole ce la negano. Abbiamo capito che quella ricchezza di carta rende felice qualche furbo ma sta massacrando l'economia reale. L'unico modo per evitare di impoverirci è creare lavoro. Tanto lavoro. Fare impresa, tanta impresa. Piccola, locale, umana, dedicata a produrre le cose che ci servono, non quelle che ci vogliono vendere le multinazionali.... ma tutto questo non lo riteniamo possibile, ora, perché ci hanno convinto che il denaro per fare gli investimenti sia finito!

Finito? E i miliardi che piovono sul sistema finanziario privato e internazionale regalati dalla banca centrale? E' UNA SCELTA POLITICA, altro che finito! Scelta fatta dalla parte sbagliata, per privilegiare gli interessi di quel sistema, anche se danneggia tutti noi.

Il guaio è che l'equipaggio è distratto; i passeggeri amano lamentarsi: molto, ma molto superficialmente. Pochissimi, fra quelli che "vedono" che stiamo andando incontro ad un pericoloso uragano, si danno da fare per organizzare il cambio di rotta. Troppi, che non vedono, non sentono, non parlano, si lasciano cullare dalla speranza, vana, illusoria, che salvezza e serenità saranno a portata di mano, poco oltre la tempesta, come le "sirene" ci raccontano, suadenti.

Invece, dobbiamo tenere gli occhi bene aperti e capire cosa fare, ora, per evitare di finire nella bufera: qualcuno la sta preparando. Vediamo come.

So che dovrei seguire l'ordine concettuale del libro per arrivare a questo punto, per poter risultare più chiaro e consequenziale nel ragionamento. Ma ho la sensazione che il tempo stia stringendo, e mi rendo conto che i ritmi con i quali riesco ultimamente a mandare avanti i post non sono quelli che vorrei mantenere. Le sorprese, specialmente quelle brutte, arrivano sempre nella seconda parte dell'anno, magari d'estate o sotto le feste. Non dobbiamo farci cogliere di sorpresa. 

Di fronte al bivio, abbiamo la possibilità di uscire, una volta per tutte, da questa situazione che è oggettivamente infelice e minacciosa, oppure ci perderemo, definitivamente. Rischio e opportunità sono due facce di una stessa medaglia. Scegliamo responsabilmente.





Vediamo in dettaglio.


Negli ultimi decenni è stata gonfiata nei mercati finanziari una bolla speculativa di proporzioni decisamente esagerate. La possiamo osservare nel grafico storico dello S&P 500 (dal 1871), il maggior indice di borsa mondiale che possiamo assumere come indicativo di un fenomeno abbastanza simile in tutti i mercati finanziari (ormai globali), riportato nelle due figure seguenti.

Fig. 1




Negli ultimi trent'anni, a partire dagli anni ottanta, i prezzi sono letteralmente impazziti.


Fig. 2



Negli ultimi trent'anni i prezzi hanno perso ogni legame ragionevole con gli utili prodotti dalle aziende quotate, come dimostra la velocità completamente diversa fra andamento dei prezzi (Price) e quello degli utili (Earnings). Esuberanza irrazionale!

Il valore teorico di un titolo è dato dal reddito che si presume verrà prodotto in futuro dall'azienda quotata: quindi dagli utili distribuiti o accantonati che comunque verranno realizzati. Il mancato collegamento fra prezzi ed utili è un dato oggettivo. Un controsenso osservabile ad occhio nudo. Nel grafico, per di più, mancano gli ultimi tre anni: i prezzi sono in realtà tornati ai massimi storici, ampliando ancora di più l'assurda divergenza con la possibilità di produrre utili (vedi Fig. 3).

Sappiamo che una bolla speculativa consiste in ricchezza di carta, virtuale, illusoria, evanescente, labile: può sparire da un momento all'altro.




Sappiamo anche che questa ricchezza fasulla, è concentrata nelle mani di pochi (vedi fig. 14a del libro). Il problema è che questi pochi sono molto potenti (come normalmente avviene) anche grazie al potere d'acquisto e di condizionamento sulla società che quella ricchezza di carta, sebbene sia illusoria, riesce comunque a consegrare loro, finché esiste. 

I meccanismi e le regole disegnate per far funzionare i mercati finanziari permettono l'accumulazione sempre nelle solite mani (questa è la parte che verrà approfondita nel capitolo secondo del libro..). Conseguentemente, consentono di "comprare" (direttamente o indirettamente) l'informazione, la politica, le istituzioni sopra nazionali, la ricerca universitaria: tutti strumenti molto efficaci di condizionamento sulla società intera.

C'è un legame evidente, una vera e propria TACITA ALLEANZA, fra una serie di soggetti che, messi insieme, rappresentano una percentuale di popolazione che è piccolissima, ma riesce a condizionare la società intera:

- i pochi soggetti che controllano tutti i mercati finanziari tramite i Consigli di Ammnistrazione ed il Management delle Grandi Investment Bank Internazionali;
- gli organismi (privati) sopra nazionali che dettano le regole in materia finanziaria, (BIS, FMI, WB);
- gli organismi Europei formalmente pubblici ma sostanzialmente "sottratti al controllo democratico" che si occupano della materia (Commissione, BCE, MES);
- le banche centrali, rese indipendenti da Governi e Parlamenti, che immettono fiumi di denaro nel sistema privato, pur sapendo che andrà a gonfiare l'asset inflation sui mercati finanziari ma non può riuscire a finanziare lavoro, famiglie e imprese, perché la scelta è alternativa;
- le grandi banche "universali" (che mescolano finanza e credito commerciale) che riescono a distrarre il risparmio privato dall'investimento nell'economia reale (prestiti a famiglie e aziende) per indirizzarlo sui mercati finanziari;
- il sistema bancario ombra, fatto di fondi di investimento e gestione collettiva del risparmio che è interamente devoluto ad alimentare i mercati finanziari; 
- i politici che ricoprono incarichi di governo in materia economica e finanziaria (che provengono immancabilmente, in tutti i principali paesi occidentali che contano, sempre e solo dal circuito della finanza internazionale e da "certe" scuole universitarie di pensiero economico); vedi in materia il film documentario "Inside Job"; 
- le classi politiche corrotte di molti paesi (fra cui sicuramente l'Italia) che - salvo eccezioni sempre più rare - sono disposte a chiudere due occhi su quanto avviene, pur di mantenere il diritto di intrallazzare e di godersi i loro privilegi;  
le multinazionali - in cui il capitale e i consigli di amministrazione sono spesso controllati, indirettamente, dalle grandi investment bank - indifferenti ai destini dei popoli ed ai confini nazionali, che dalla finanza e dalla politica sopra nazionale traggono finanziamenti a basso costo e regole che alzano barriere d'ingresso ai loro potenziali concorrenti, mentre le posizioni di monopolio e oligopolio garantiscono loro profitti enormi;
- i possessori di grandi fortune monetarie di vario genere, che sono tanto più interessati a veder "gonfiare" il valore dei loro asset finanziari (la bolla speculativa), quanto più immeritatamente hanno accumulato quelle ricchezze: mafie e organizzazioni criminali di tutto il mondo non giocano più con droga, pizzo e prostituzione se non marginalmente: fanno affari col mondo della finanza; ma anche evasori di tutto il mondo; dittatori di tutte le risme che hanno sottratto ricchezze ai propri popoli; tutti analogamente protetti dai paradisi fiscali. Perché esistono i paradisi fiscali e perché i politici di tutto il mondo li tollerano? Non le sanno, certe cose? Perché gli conviene: ci sono anche i loro soldi. Sicuramente quelli degli amici e protettori.

Messi insieme, non fanno l'1% della popolazione mondiale, ma sono disposti a mandare in rovina il restante 99%.

Facciamo attenzione ad un passaggio importante. Tutti i soggetti dell'alleanza possono anche non conoscersi e non incontrarsi. Il fatto che conta è che condividono un unico interesse: LA PRETESA DI FARE SOLDI CON I SOLDI. Come? Attraverso un tasso d'interesse sui prestiti esagerato. Devono fare in modo che il tasso d'interesse reale (al netto dell'inflazione) sui prestiti a Stati, famiglie e aziende sia positivo ed elevato mentre quello richiesto dalle banche centrali, presso le quali si approvvigionano, sia addirittura negativo (al netto dell'inflazione). L'altro canale, sono i "profitti finanziari", perseguiti in qualsiasi modo, inclusa la truffa di certi strumenti derivati, la cui inutile complessità serve esclusivamente a non consentire al compratore di valutare correttamente il rischio ed il prezzo. 

I loro interessi sono profondamente e irrimediabilmente contrari a quelli di tutto il resto della popolazione, che vorrebbe vivere in pace producendo beni reali e servizi utili con il lavoro e l'impresa. La bolla speculativa sottrae risorse all'economia reale. Chi vuole fare soldi con i soldi ha bisogno che la maggior parte delle risorse finanziarie vengano usate per alimentare l'asset inflation : investite sui mercati finanziari a gonfiare d'aria i valori nominali dei beni d'investimento finanziario. Così facendo, lo abbiamo visto nell'ultimo paragrafo del libro, distorcono l'uso della moneta. Sottraendola alla sua funzione principale, che è quella di favorire gli scambi dei beni reali e dei servizi utili prodotti con il lavoro e l'impresa nell'economia reale.  

L'accentuata specializzazione del lavoro richiede necessariamente che una quantità adeguata di moneta circoli e sia distribuita equamente nel mondo della produzione, per evitare che l'intera economia si inceppi. 

Sottratta dal circuito dell'economia reale e concentrata nei portafogli dei redditieri, la moneta non può svolgere la sua funzione essenziale. Il risultato è che stanno letteralmente mandando i paesi in recessione e intere popolazioni in rovina (con un danno sociale enorme).

Al contrario di quanto ci viene lasciato intendere da certi messaggi che politici e media ci ripetono continuamente (la libertà della finanza è la ricchezza dell'economia reale) l'osservazione ed il buon senso ci devono aiutare a capire quanto sia vero il contrario: o la moneta va nell'economia reale, a sostenere produzione e lavoro, oppure - in alternativa - va nei mercati finanziari a gonfiare il valore nominale degli asset. Questa finanza è nemica dell'economia reale.


In questo contesto, le divisioni fra i soggetti che operano nell'economia reale rappresentano l'unica nostra vera debolezza. Vengono alimentate ad arte. Lo stesso confronto fra imprenditori e lavoratori dipendenti, storicamente significativo, è assolutamente inutile e fuorviante, oggi. Quindi dannoso. Mai come oggi  questi soggetti, naturalmente in conflitto, condividono un interesse oggettivo, assolutamente prioritario, che li deve vedere affiancati nella lotta contro il nemico comune, estremamente potente e pericoloso. O le risorse finanziarie tornano nelle mani dei governi e dei parlamenti e vengono messe al servizio dell'economia reale, o tutto il mondo della produzione è destinato a veder proseguire la propria agonia. Il vero confronto di classe, oggi, è fra le classi produttrici (lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi, imprenditori di dimensioni medio piccole) contrapposte alle classi parassite, che vogliono vivere senza produrre beni reali e servizi utili (finanza, multinazionali, politica corrotta e le altre indicate nella "alleanza"). 

Questo problema è internazionale, non certo italiano. E neppure europeo. 

Tutti i membri dell'alleanza hanno infatti dimensione e orizzonti decisamente al di sopra dei confini degli stati e dei continenti. Questa circostanza rende estremamente difficoltoso il confronto, perché è oggettivamente complicato inquadrare il nemico; individuarlo in soggetti precisi; capire con chi si ha a che fare, per poterci almeno interloquire

Se dovessimo misurare numericamente la dimensione del confronto: 99 contro 1, ci dovremmo aspettare che stravincere debba essere facilissimo, in teoria, almeno con il voto. Il problema, è che, paradossalmente, manca la "consapevolezza", e siamo terribilmente e dannosamente divisi su aspetti assolutamente marginali. La stragrande maggioranza delle persone è "distratta" dal sistema mediatico (TV e giornali) che sono pagati appositamente per distrarci, per dividerci, per additare falsi nemici e falsi problemi. Molti non riescono neppure a "credere ai propri occhi". Si rifiutano di ammettere che il cinismo di qualcuno (presentato quotidianamente in televisione come nostro tutore e protettore) possa arrivare a tanto.

Siamo divisi, perché le divisioni fanno estremamente comodo alle élite, che operano scientificamente per alimentarle: imprenditori contro operai e impiegati; italiani contro tedeschi; cittadini contro extracomunitari; cristiani contro  musulmani... e così via. 

Anche chi si ostina ad additare nell'Euro e nell'Unione Europea l'unica fonte dei nostri guai (pur essendo, euro ed UE, parte sostanziale del problema) rischia non solo di mancare il vero bersaglio, ma - cosa assai grave - rischia di alimentare divisioni fra i popoli europei, tutti vittime dello stesso, reale, potente nemico di classe. Le Istituzioni e i Trattati dell'Unione Europea - fa male dirlo - sono stati trasformati in strumenti di sfruttamento al servizio dell'alleanza. I popoli europei, invece, devono essere nostri naturali alleati. 

Ci litighiamo il lavoro... Nulla di più demenziale. Se la vera ricchezza ed il nostro benessere possono essere realizzate solo attraverso il lavoro e l'impresa, far lavorare tutti è l'unico modo sensato per massimizzare ricchezza e benessere.

Cerchiamo di vedere meglio come "funziona" l'alleanza, per capire come riesce a manipolare le nostre volontà, estorcendo un consenso che è, in realtà, sempre più solo rassegnata accettazione

Molti di loro si incontrano, e di frequente. La cosa sconcertante è che non c'è assolutamente bisogno di immaginare persone incappucciate che si riuniscono in luoghi oscuri, a tramare contro di noi. Logge massoniche e di altra natura; Club Bilderberg; Commissione Trilaterale; Aspen Institute, eccetera, magari svolgono - o hanno svolto - un ruolo, in tal senso. Ma non sono assolutamente rilevanti, oramai, ai fini della tutela degli interessi dell' "Alleanza": i pochi che decidono si incontrano alla luce del sole: nei luoghi Istituzionali, nazionali e sopra nazionali, di cui si sono saldamente impossessati, con il metodo della cooptazione. Oramai è lì che ragionano, in maniera tranquilla e sfacciata, e prendono decisioni sulle modalità più utili a tutelare i loro interessi. Raccontando falsità economiche che non stanno né in cielo e né in terra. Regole complicate solo per poter essere "riservate ai tecnici", sacerdoti di una religione fatta di dogmi incomprensibili. Cos'altro è il Debito/PIL? O la necessità di favorire i licenziamenti (la famosa flessibilità) per garantire la crescita e la "competitività"? Rigore nei conti pubblici, per favorire la ripresa... Abbiamo "abboccato con tutte le scarpe.."

Ma lo fanno con convinzione, con la cassa di risonanza del sistema mediatico asservito o incapace, lo fanno da luoghi Istituzionali, in giacca e cravatta. Continuano a raccontarci che i soldi sono finiti, che il problema è il debito pubblico, che l'austerità ci farà stare meglio, che dobbiamo diventare competitivi, che dobbiamo salvaguardare la libertà del capitale, che dobbiamo far dimagrire lo Stato, che dobbiamo rendere più flessibile il lavoro, che dobbiamo rafforzare le banche, che dobbiamo cedere sovranità e... fidarci. Fidarci ciecamente, perché la ripresa è dietro l'angolo. E' sempre lì, araba fenice, miraggio irraggiungibile, che si sposta in avanti mano a mano che ci avviciniamo... ma dobbiamo avere fiducia, e continuare a sopportare in silenzio, facendo sacrifici.

Certe Istituzioni, di conseguenza, sono purtroppo diventate il nemico di classe. Le leggi che vengono proclamate da queste Istituzioni, sono al servizio dei prepotenti. Sono infatti profondamente contrarie perfino ai Principi Fondamentali della Costituzione.

La maggior parte dei soggetti che raccontano e ripetono le demenziali regole economiche sull'austerità ed il rigore, può anche riuscire a mentire a se stessa ed a negare la realtà (il danno sociale). Molti, fra quelli che elaborano le strategie e le suggeriscono, però, devono essere perfettamente consapevoli della sostanziale ingiustizia che stanno compiendo. Sono in mala fede.

Come si può affermarlo? Perché le leggi fondamentali dell'economia sono semplicissime, e ferree. E perfino intuitive. Non possono far finta di non sapere che se sottraggono risorse finanziarie al circuito produttivo (tasse e tagli alla spesa) non potrà succedere altro che l'aggravarsi della crisi. Peggio: il sicuro, inevitabile, matematico peggioramento di quei rapporti (debito/PIL) che dicono di voler migliorare. Infatti, più applicano la medicina, e più le cose peggiorano. Il debito pubblico sale, il PIL scende, e il rapporto peggiora: dal 120% che avevamo quando è arrivato il "professor" Monti a "salvarci", ad oltre il 130% attuale. A fine anno sarà certamente più alto. Letta ci racconta che vuole occuparsi del lavoro. In Italia ci sono (dati Istat) sei milioni di persone senza lavoro. Letta sta parlando al massimo di qualche decina di migliaia di posti. Crescita e rigore. Sono oggettivamente inconciliabili, ma loro ci raccontano che vogliono garantire crescita, lavoro e rigore. Ci prendono per il sedere. 

NON hanno interesse ad affrontare i nostri problemi, perché hanno interessi contrari.

Quali interessi?  Sostenere i mercati finanziari, il sistema finanziario privato ed internazionale e le multinazionali (controllate attraverso i meccanismi della finanza) per garantire che il meccanismo di sfruttamento non svanisca nel nulla, assieme alle loro ricchezze di carta ed al loro potere.

L'effetto degli sforzi congiunti è il seguente: fiumi incontenibili di denaro sottratti all'economia reale ed indirizzati sui mercati finanziari, gonfiandone i prezzi. Osserviamolo nei volumi dello S&P 500, in Fig 3 (la parte in blu scuro nella parte bassa del grafico).



I volumi iniziano a crescere percettibilmente a partire dagli anni '80, facendo crescere più velocemente i prezzi.


Questa "strana" alleanza controlla quanto è necessario a tutelare i propri interessi. Prime fra tutto, l'informazione (giornali e TV che sistematicamente ci distraggono dalle cose che contano) e la ricerca (la formazione universitaria). E' nelle università (in particolare certe università) che "nascono" le idee balzane sull'economia (che deve essere competitiva e privata per poter funzionare) e la finanza (che deve essere lasciata sempre e comunque libera di fare quello che vuole). E' qui che vengono concepiti i parametri come il debito/PIL che non ha senso economico (confronta questo post), se non quello di avvitare gli Stati verso una condizione di dipendenza sempre più stretta dai mercati finanziari privati ed internazionali. Idee che poi vengono diffuse pazientemente e insistentemente attraverso il sistema mediatico ed inculcate in certi politici che le "sposano" e le portano nelle istituzioni. Da lì, Istituzioni da una parte, tv e giornali dall'altra, ce le raccontano tante di quelle volte le fesserie (sull'utilità della finanza, sulla ineluttabilità della globalizzazione, sui benefici della competizione, sulle meraviglie dell'austerità e del rigore) che alla fine le troviamo normali, accettabili. Anzi: inevitabili. Unica realtà con cui confrontarsi. Non siamo forse rassegnati all'idea (veramente ridicola) che siano finiti i soldi e che siamo obbligati a raschiare il fondo del barile, perfino a svendere il nostro Patrimonio Pubblico... mentre il sistema finanziario letteralmente affoga nel denaro e, per difendere la sua ricchezza di carta, rischia di far affogare l'umanità intera in un bagno di sangue?

Tutti i nostri politici ci propongono di svendere il nostro Patrimonio Pubblico, per uscire dalla crisi. Vergogna: è il fondamento di una nazione e di un popolo; NON è nostro, non appartiene alla nostra generazione, è destinato ai figli dei nostri figli. 

Questa è una contraddizione colossale, che non mi dà pace, che non può e non deve essere tollerata. Come si fa a non vederla? Con quale faccia di bronzo possono mai raccontarci che abbiamo speso troppo, abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, che i soldi sono purtroppo finiti e non ce n'è più per il lavoro e per i servizi? Perché riteniamo credibile questa che è una balla enorme, scoperta, sbugiardata dai trilioni che continuano ad essere creati ogni mese dal nulla dal sistema finanziario e versati a fiumi nella voragine senza fine della speculazione? 

Il pensiero è semplicissimo, addirittura disarmante : creare denaro non costa nulla. Le banche private ricevono prestiti dalle banche centrali a tassi di interesse che sono più bassi dell'inflazione. Hanno di fatto un tasso di interesse reale NEGATIVO : ricevono soldi per il piacere di averli presi in prestito; restituiscono meno di quanto hanno preso. E a noi raccontano che sono finiti, i soldi...; che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità; che dobbiamo tagliare le spese e restituire il debito... mentre ci condannano a veder crescere all'infinito il debito pubblico, alimentato ESCLUSIVAMENTE dagli esorbitanti tassi di interesse reali POSITIVI ed ingiustificati che i mercati finanziari ci impongono. Al netto degli interessi (che spesso vanno a finire all'estero...) lo Stato prende dal sistema economico molto più di quanto non dà: il famoso demenziale "avanzo primario", che rappresenta il saldo fra entrate e uscite dello Stato esclusi gli interessi, presentato come indice di virtù, mentre è la causa vera della crisi. Come non vedere le conseguenze inevitabili? Recessione e crisi e disoccupazione e disperazione.. e rabbia crescente... 

L'unico vero ammortizzatore sociale - quello che sta evitando di farci vedere gente in piazza con forconi e fucili - è il risparmio privato delle famiglie italiane, accumulato nei secoli. 

E' fra i maggiori al mondo, come certificano gli studi di Banca d'Italia, ma si sta consumando rapidamente, e perde valore, per due motivi:

1) viene usato per "sbarcare il lunario"

2) molti hanno bisogno di vendere (case, terreni, aziende, oro, gioielli..) e la legge implacabile della domanda e dell'offerta ci dice che se l'offerta di beni aumenta, il loro prezzo deve scendere. Infatti, scende (per la gioia degli "alleati" che, lentamente, accumulano.

Ogni volta che ascolto persone colte ed istruite, dotate di sicuro buon senso e capacità di discernimento, ripetere con profonda convinzione ed in perfetta buona fede che dobbiamo tagliare le spese, perché i soldi sono finiti, trovo conferma di quanto devastante e tristemente efficace sia il condizionamento che sono riusciti ad operare sulla società intera. Ci hanno "lavato" il cervello. Con la scusa della corruzione (abbiamo speso male) ci dicono che abbiamo speso troppo, e quindi i soldi sono finiti...

Suona credibile. Invece è falso. 

Spendere male è oggettivamente sbagliato. Non spendere, causa inevitabilmente recessione e disoccupazione.


Abbiamo il terrore dell'inflazione al consumo (che ci viene presentata come mostro che rovina i poveracci). Per questo riteniamo giusto che lo Stato non possa spendere emettendo moneta e accettiamo che la banca centrale sia stata resa autonoma con quella finalità: tenere a bada l'inflazione al consumo.

Precisiamo : l'inflazione fa male ai ricchi creditori e non ai poveracci, che normalmente sono indebitati. Non lo dico solo io: lo scrive, nero su bianco, Adam Smith nel più classico dei testi economici alla base del liberismo: La Ricchezza delle Nazioni. 

Quello che deve veramente scandalizzare è invece il comportamento delle banche centrali che, mentre tengono a bada l'inflazione al consumo (facendo felici i creditori) causano consapevolmente l'asset inflation (l'inflazione dei patrimoni finanziari) immettendo montagne di soldi direttamente nel sistema finanziario, che è privato ed internazionale: molti di più di quanti non ne immettevano quando erano controllate direttamente dagli Stati

Come è possibile? Ci pensa il sistema finanziario fatto dalle banche universali e dal sistema bancario ombra a garantire l'indirizzamento delle risorse che arrivano dalla banca centrale sui mercati finanziari, mentre le regole demenziali sul rigore dei conti vietano agli stati di spendere nell'economia reale: ed il gioco è fatto.

Nelle tasche dei consumatori, quei soldi alimenterebbero l'inflazione al consumo (ma anche il lavoro e la produzione); nelle tasche del sistema finanziario alimentano l'asset inflation. Con doppio vantaggio di tutti i membri della strana alleanza: la bassa inflazione al consumo mantiene elevato il loro potere d'acquisto; l'alta inflazione degli asset continua a gonfiarlo. 

Come si fa a non vedere che il debito pubblico è aumentato da un anno all'altro di oltre 90 miliardi, e che quei 90 miliardi sono esattamente gli interessi pagati alla finanza privata ed internazionale?

Come si fa a tollerare l'idea che lo Stato per gli obiettivi di interesse generale debba pagare interessi reali positivi pari al 3-4-5, anche 8 per cento.. mentre le banche private ricevono soldi dalla banca centrale al tasso dello 0,50%? E, per di più, non li usano, se non marginalmente, nell'economia reale?

C'è una sola risposta : la verità fa tanto male che non può essere accettata. Non abbiamo il coraggio di guardarla negli occhi.

Eppure, basterebbe aprirli seriamente gli occhi, verificare cosa sta succedendo, e intervenire drasticamente per mutare il corso degli eventi. Le soluzioni non solo esistono, ma sono relativamente semplici, sicuramente liberatorie.

Torniamo a ragionare per capire cosa ci riserva il futuro, se non cambiamo urgentemente rotta.

La "ricchezza di carta" è contrapposta alla ricchezza reale ma può comprarlaOra, vista la dimensione della ricchezza di carta accumulata negli ultimi decenni; visto il tipo di potere di condizionamento che si è accumulato nello stesso periodo di tempo sostanzialmente nelle stesse mani di chi possiede quella ricchezza di carta; risulta abbastanza chiaro perché certi soggetti abbiano un bisogno estremo, direi disperato, di fare in modo che non svanisca tutto nel nulla come una bolla di sapone - come sempre succede nella storia - PRIMA che siano riusciti a trasformare il loro potere d'acquisto (teorico) in beni materiali

Torniamo a ripetere : i pochi consapevoli, fra coloro che tirano le redini del gioco, sanno per certo che la bolla speculativa è destinata a scoppiare e a svanire nel nulla. E' solo questione di come e quando, il se non può essere discutibile. 

Il problema non è limitato al valore dei titoli azionari. Il problema vero, estremamente grave, è quello dei CREDITI INESIGIBILI, ormai quasi sempre nascosti dentro titoli di varia natura attraverso l'uso di complessi strumenti derivati. La cui complessità serve esclusivamente a non far capire rischi e prezzi. Sono questi che avvelenano l'intero mondo della finanza, perché sono diffusi capillarmente nei portafogli di tutti gli investitori che, nel 99% dei casi, sono assolutamente inconsapevoli dei rischi che corrono.

Il bisogno urgente di ricapitalizzare il sistema bancario, che è privato ed internazionale, nasce da qui. A noi raccontano che bisogna rafforzare la solidità per far fronte alle richieste dell'economia. La realtà è che vogliono far pagare a Pantalone le follie perpetrate da pochi incoscienti.

Non ho alcuna reticenza ad affermare una cosa grave: le autorità di controllo dei mercati non possono non sapere. E non intervengono.

Dietro quei prezzi c'è una montagna di crediti inesigibili. Crediti che si sa per certo che non potranno mai essere ripagati. Un esempio eclatante è quello dei famosi mutui sub-prime: prestiti concessi (per trilioni e trilioni di dollari) a persone che si sapeva sin dall'inizio che non sarebbero state in grado di far fronte agli impegni. Perfino dopo lo scoppio della crisi il problema non è stato affrontato e risolto: le perdite (ormai certe ma non dichiarate) sono state nascoste dentro altri titoli e altri derivati e distribuite al sistema bancario (ufficiale ed ombra) periferico. Quello dei paesi meno "usi" alle pratiche della finanza, che non erano in grado di valutare i rischi ed i prezzi dei prodotti che compravano. Il termine per descrivere questi comportamenti non deve e non può essere equivoco: truffa, colossale truffa. Una magistratura seria ci avrebbe dovuto mettere il naso con forza. Ma gli intoccabili...

Ragioniamo su un aspetto importante. 

Perché le autorità (tutte le autorità internazionali) preferiscono chiudere gli occhi e cercano di aggirare il problema piuttosto che affrontarlo a viso aperto? 

Neppure l'alleanza di cui sopra o la semplice corruzione (che pure esistono) possono spiegare questa mancanza. Cominciamo col dire che il problema è oggettivamente imponente, e complesso. Osserviamo in Fig 1 lo scoppio della bolla speculativa degli anni venti del novecento. Quella che ha scatenato la Grande Depressione ed ha portato alla Seconda Guerra Mondiale. Appare ridicola ed insignificante, nella sua dimensione, rispetto a quanto sta succedendo in questi anni, a partire, come si vede chiaramente nel grafico, dal 2000. 

Chiariamo un concetto importante : lo "scoppio della bolla" deve (dicesi DEVE, inevitabilmente) portare i prezzi almeno in linea con i fondamentali. Cioè sui livelli antecedenti alla partenza della bolla, come è successo nel '29 e come è sempre successo nella storia delle bolle speculative. Il che vuol dire, essendo generosi e stabilendo in ipotesi che l'aumento del ritmo annuale degli utili aziendali registrato dagli anni '50 agli anni '80 sia dato per acquisito strutturalmente.. che i prezzi dello S&P 500 dovranno tornare almeno verso i 100$... dai circa 1700$ di oggi, CON UNA PERDITA SUPERIORE AL  90% ! 

Riusciamo ad immaginare quei signori nei posti di comando della strana alleanza che si rassegnano a perdere il 90% del loro potere d'acquisto? Oppure i politici attuali che decidono di ravvedersi e si assumono la responsabilità di provocare l'inevitabile aggiustamento (che prima avviene e meno doloroso sarà per tutti)?

Conviene non "vedere" i problemi troppo grossi per poter essere affrontati senza rimetterci di persona. Meglio lasciarsi convincere dall'idea che sia giusto ed accettabile provare a spremere tutti gli altri, anche se è inutile, oltre che ingiusto.

90%! Sembra assurdo, eh?  Oppure è assurdo che l'indice ci abbia messo 100 anni per passare da 20 dollari a 100, rispecchiando un lento incremento nella capacità delle aziende di produrre utili e, poi, ce ne abbia messi solo venti per passare da 100 a 1500?

Cosa ci raccontano le montagne russe nei prezzi che osserviamo nel nuovo millennio (nei prezzi successivi al 2000)? L'indice che passa in due soli anni da 1500 a 900, poi torna a 1500 per poi precipitare fino a 700 ed ora si avventura verso nuovi massimi! Ci dicono che ci sono enormi forze in gioco. Da una parte l'inevitabile "legge di gravità" del buon senso che prova a portare i prezzi verso il loro naturale livello, in linea con i fondamentali; dall'altra la resistenza opposta dalla meschina alleanza, che cerca disperatamente di resistere, lottando contro la gravità.

Quali sono le loro armi? 

Sostanzialmente due. 1) Fiumi di denaro, creati dal nulla dal sistema finanziario privato e dalle banche centrali, indirizzati sistematicamente a pompare risorse sotto quei prezzi, per sostenerli immeritatamente (così tutte le politiche di quantitative easing delle banche centrali). 2) Risorse immense sottratte all'economia reale attraverso gli Stati (con le politiche di austerità) e indirizzate a coprire le perdite (palesi e nascoste) del sistema finanziario privato. Leggi sempre più sfacciate che obbligano le Istituzioni pubbliche a "ricapitalizzare" il sistema finanziario, che è privato ed internazionale ed ha causato il problema, mentre non si fa assolutamente nulla per impedire che continui imperterrito ad alimentare la bolla speculativa. 

Tecnicamente funziona, a breve termine: l'aumento della domanda fa salire i prezzi, sempre e comunque. Allo stesso tempo ingigantiscono il problema gonfiando ancora più la bolla, che deve scoppiare, prima o poi.

A cosa serve guadagnare tempo, sapendo che è inutile? A qualcuno serve, eccome. 

Da notare bene: le politiche di austerità (più tasse e tagli alla spesa pubblica) svolgono una funzione fondamentale: obbligano i soggetti nell'economia reale a VENDERE SOTTOCOSTO I LORO BENI REALI. 

Abbiamo detto all'inizio che l'obiettivo degli "alleati" è quello di trasformare la ricchezza di carta in beni reali prima che svanisca nel nulla. Se si limitassero a vendere, oggi, titoli e derivati per acquistare aziende, case e terreni (e metalli preziosi e qualsiasi altra cosa abbia un valore intrinseco), otterrebbero un risultato rapido ed inevitabile : l'immediato crollo dei prezzi finanziari da 1700 a 100 (vedendo sfumare troppo presto il loro potere d'acquisto) e l'immediata salita dei prezzi dei beni materiali (aziende, case, terreni etc etc.), rendendo difficile il loro acquisto. In pratica, del famoso 90 % riuscirebbero a salvare ben poco. 

Con l'austerità, invece, tengono bassi i prezzi dei beni reali; con i quantitative easing tengono alti i prezzi finanziari; di tanto in tanto riescono a mandare risorse pubbliche a coprire un po' delle perdite finanziarie private (una legge qua, un decreto là...). Il massimo desiderabile, dal loro punto di vista.

Le Istituzioni dell'Unione Europea sono state interamente asservite allo scopo: diffondono con pervicacia il "verbo" dell'austerità (e delle privatizzazioni). L'Unione Europea, purtroppo, è quanto di più lontano si possa immaginare dal sogno democratico di una Europa unita e solidale (anche questo tema deve essere ancora sviscerato e documentato nel Capitolo secondo.. ancora da scrivere). Ci impongono l'austerità raccontandoci la frottola del debito pubblico. Non scandalizziamoci, ma apriamo gli occhi: il debito pubblico è divenuto un reale problema solo da quando sono state sottratte a Governi e Parlamenti le leve di governo dell'economia (cfr. il Capitolo I del Libro per iniziare a "leggere" correttamente le conseguenze delle scelte). Chi e quando le ha sottratte? Guarda caso, l'Unione stessa, all'atto della sua nascita : con la BCE che ha il divieto non solo di dare ma perfino di prestare la moneta agli Stati (ma ci rendiamo conto del livello di follia?), ed i parametri di Maastricht (fino all'abominio del Fiscal Compact) che impediscono agli Stati di investire nel lavoro e nella produzione se non sottraendo risorse, con le tasse... al lavoro, alla produzione ed ai consumi! Assoluto e smascherato controsenso. Non lo "vediamo" solo perché tanti "professori" in giacca e cravatta sono venuti a raccontarci che con il rigore oggi si cresce di più domani, e con i licenziamenti migliorerà l'occupazione. Tutto a partire dal prossimo anno. Quale? Sempre il prossimo. E continuano a dirlo. Lo sappiamo che non è vero... ma vogliamo "sperare"...

Basta osservare quanto è accaduto in Grecia per toccare con mano quanta perversione (e quanta efficacia, per chi ci guadagna, e quanto dolore per chi è obbligato a pagare per colpe non sue) ci possa essere in certe strategie.

Così si potrebbe andare avanti per un altro decennio, in teoria: tira e molla, a spremere risorse a destra e manca per coprire le perdite e le follie che ha generato il sistema finanziario privato, mentre i furbi stanno accumulando ricchezza reale.

Però il gioco è ormai scoperto. Non sono certo il solo a "vedere" e denunciare. Ce n'è una moltitudine di singoli e associazioni e gruppi e movimenti che "vedono" e denunciano. A partire dai vari blog, come questo, meglio di questo, che da diversi punti di vista focalizzano lo stesso problema, più o meno efficacemente. Ne citiamo qualcuno: Keynes blog; Byoblu; Voci dall'estero; Orizzonte quarantotto; Goofynomics; L'Eco della Rete; me-mmt; Economia per i Cittadini; ARS; Il blog di Mattia; il blog di Lidia Undiemi; e tanti altri, i cui link sono disponibili su quelli citati. 

Ma non basta. E' sufficiente leggere il Financial Time, per capire come la consapevolezza della insostenibilità del gioco perverso sia ormai diffusa nel tempio stesso della finanza mondiale.   

Ma allora cosa succederà? Possibilmente a breve?

L'alleanza ha un oggettivo interesse a giocarsi il tutto per tutto, ora: imporre con la forza della legge il prelievo forzoso delle ricchezze reali, pubbliche e private.  Un po' forte, eh? Quasi incredibile.

Intanto si è costruita appositamente gli strumenti per farlo, complici certi politici. Vediamoli, questi strumenti.

Avete presente le dichiarazioni di Draghi dell'anno scorso, quelle che hanno placato le ansie dei mercati finanziari e lo "spread"? Ci ha detto, il Governatore della BCE: tranquilli, la banca centrale farà tutto quanto necessario per controllare lo spread. In particolare, acquisterà sul mercato secondario i titoli  degli Stati in difficoltà. PERO', ha aggiunto - e qui l'attenzione dei media è drasticamente scesa... - ad una condizione: che gli Stati in questione chiedano aiuti al MES. Il Meccanismo Europeo di Stabilità. Cos'è? (vedi Trattato originale).

E'.. un organo dell'Unione, uno pensa. Nossignori: è una istituzione finanziaria; non scordiamoci che l'UE è l'Europa dei mercanti di denari. Una specie di banca, quindi, ma alquanto anomala. Intanto la finanziamo noi: l'Italia dovrà versare almeno 125 miliardi di euro al MES, ed altri, a gentile richiesta. Centoventicinquemiliardi di euro è una cifra grande. Soprattutto in tempi come questi. Ma per la finanza le risorse non mancano mai... A differenza della BCE, il MES ha il potere di acquistare i titoli direttamente dagli Stati, al momento dell'emissione. Si capisce che è una cosa molto utile: nel momento del bisogno ti impedisce di dichiarare default da un momento all'altro. Però le condizioni le stabilisce lei. Sempre nel momento del bisogno (quando non hai grandi possibilità di dire di no, quali che siano le condizioni). Stabilisce non solo il tasso, (che non è lo 0,50%... ma è un tasso da strozzini, come quelli che FMI e UE hanno applicato agli "aiuti" alla Grecia), l'ammontare e la durata del finanziamento, e se deve intervenire o meno il Fondo Monetario Internazionale. Detterà anche - questa istituzione finanziaria - le scelte di politica sociale ed economica che lo stato dovrà adottare. 

Fermarsi a riflettere: gli organi politici dell'Unione Europea hanno il divieto di dare perfino suggerimenti alla BCE ed al MES. Gli organi giurisdizionali hanno il divieto di sindacare l'operato del MES (se commette un atto che viola una legge nessuno potrà intervenire: è insindacabile, il MES; oltretutto coperto da segreto e inviolabilità della sede). Però: detterà le scelte di politica sociale ed economica.

Quali potranno essere, queste indicazioni obbligatorie (sotto ricatto)? Basta guardare ai precedenti delle indicazioni che la Troika ha inviato alla Grecia, o quelle che la BCE ha inviato anche a noi Italiani, nel 2011, ed a tanti altri stati in difficoltà. Lo schema è elementare ed ormai scontato:
- aumento delle tasse e tagli della spesa pubblica (austerità che comporta un matematico aumento della recessione e quindi del peggioramento del debito/PIL);
- licenziamenti (poniamoci la domanda ed azzardiamo la risposta: perché i licenziamenti dovrebbero fare bene all'economia? Non possono; al contrario, obbligano il licenziato a vendere il patrimonio privato per poter campare);
- liberalizzazioni (e qui, finalmente, sembrerebbe una cosa buona... se non si trattasse di un effetto ottico: si tratta solo di spezzettare gli enti pubblici che ancora resistono per poterli svendere ai privati.)
- privatizzazioni (a scanso di equivoci, vengono indicate esplicitamente: in sfregio alla volontà popolare che ha detto e ribadito che vuole i servizi pubblici, l'alleanza ha deciso che li vuole gestire lei, privatamente; perché dalla gestione dei servizi pubblici essenziali, soprattutto se si toglie di mezzo la rottura di scatole dei controlli della Corte dei Conti, si possono ricavare dei bei soldini, offrendoli, a pagamento, a chi potrà permetterseli. Sta succedendo in questi giorni in Spagna; succederà presto da noi, a partire dai Comuni mandati in rovina dalle follie del Patto di stabilità.)
- cessioni di patrimonio pubblico. Non ci vuole un tecnico per capire che se ti obbligano a vendere il patrimonio nel momento di difficoltà, e nel momento di crisi che restringe la cerchia di quelli che possono permettersi di comprare... il prezzo farà schifo. Ma è esattamente quello che vogliono: spendere poco;
- cessioni di sovranità: altre leggi che limiteranno ancora di più il potere di Governo e Parlamento nazionali di fare qualcosa. Le decisioni, devono essere prese altrove, lontano da qualsiasi possibilità di controllo democratico. Con metodi realmente democratici queste scelte criminali non potrebbero passare mai: la Democrazia è nemica degli interessi dell'alleanza.
- dulcis in fundo, secondo lo schema sperimentato a Cipro: prelievo coattivo del risparmio finanziario privato delle famiglie

A cosa serve, il prelievo coattivo del risparmio privato delle famiglie? A pagare il MES. Cosa ci fa il MES? Ci ricapitalizza il sistema bancario privato (copre i buchi). 

E il gioco è fatto.

Troppo crudo per essere credibile? 

Se ci vogliamo ostinare a ignorare e a rifiutarci di "vedere" quello che è già successo in Grecia ed a Cipro, andiamo alle fonti teoriche del piano. E ci leggiamo l'articolo "Back to Mesopotamia" (scritto nel settembre del 2011: tempestivo, no?) sul sito della potente multinazionale della consulenza finanziaria, il Boston Consulting Group (non stiamo parlando di siti complottisti o di video farlocchi su Youtube, ma di una delle maggiori società di consulenza strategica mondiale).

Il concetto espresso nell'articolo è semplice semplice. Il debito nel mondo è troppo elevato per poter essere ripagato. E' inutile prendersi in giro: non sarà mai ripagato. Stiamo solo rimandando la soluzione, rendendola più complicata e dolorosa. Di quale debito parliamo? Attenzione attenzione: non del debito pubblico (come tutti siamo abituati ad immaginare e come ci raccontano TV e giornali e istituzioni), ma della somma dei debiti privati delle aziende (finanziarie e non), delle famiglie e degli enti pubblici. In Mesopotamia nei tempi antichi, i debiti venivano meticolosamente registrati sulle tavolette d'argilla, tutti. Poi, periodicamente (in occasione di un nuovo Re) venivano... cancellati. Le tavolette d'argilla venivano ripulite, totalmente o parzialmente a seconda della clemenza del Re (o della insostenibilità del debito). Saggezza antica, la "remissione dei debiti", come ci ricorda il Padre Nostro

Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori .

Anche i Cristiani hanno mantenuto la sana abitudine: oggi solo nella preghiera. Quelli tosti, quelli che guardavano i leoni negli occhi, lo facevano sul serio, in occasione dei Giubilei, ogni venticinque anni, cancellavano i debiti.

Ma oggi, si sa, non ci piace pensare in maniera etica. Ci sembra troppo "debole" per una società maschia come la nostra. Competitiva. Moderna. Meschina. Illusa.

Allora usiamo la fredda ragione, con l'ausilio della competente e professionale società di consulenza di livello mondiale: BCG lo dice senza mezzi termini. Chi ha un'anima, se la metta in pace: QUESTI DEBITI NON SARANNO MAI RIPAGATI. QUINDI, E' BENE CANCELLARE LA PARTE ECCEDENTE IL LIVELLO RITENUTO SOSTENIBILE.

La "crescita" degli ultimi trent'anni è stata drogata da credito facile (concesso anche a chi non potrà essere in grado di ripagarlo). La somma dei debiti privati e pubblici eccede ampiamente la soglia del 180%, che viene indicata come soglia massima accettabile (solo perché era quella precedente l'accelerazione da bolla speculativa iniziata negli anno '80). Si vede in Fig 4 (tratta dall'articolo)





La linea rossa indica il debito totale, in percentuale del PIL, dato dal debito dei governi, in verde, e da quello privato, in blu (a sua volta come somma del debito delle famiglie in giallo e delle aziende in grigio). Come si vede, il debito totale passa da sotto la soglia del 180% nel 1980 ad oltre il 300% del 2010 (bolla speculativa alimentata da credito facile, soprattutto al settore privato)

Osserviamo la composizione, in Fig 5




Il verde chiaro è il debito delle famiglie, il verde intermedio quello delle aziende e il verde più scuro il debito degli stati (che, nota bene, è sempre più basso della somma dei debiti privati!).

Il numero nei cerchietti gialli indica quanti miliardi di euro sono necessari in ogni stato per riportare il debito totale al 180% del PIL (linea rossa tratteggiata). Wow.. in Italia ne occorrono 845, di miliardi (dati 2011.. dopo la cura Monti ne occorrono molti di più).

Come fare ? Ecco il responso dei saggi : prenderli dai conti delle famiglie. Suona sufficientemente... "familiare", come concetto?

Ecco il dettaglio, in Fig 6



Con una bella Tassa una tantum sulla ricchezza finanziaria (One-Time Wealth Tax) applicata ai risparmi delle famiglie si trovano i soldi necessari a sistemare tutto: "coprire il costo della ristrutturazione del debito" (Cover the cost of debt restructuring).  Viene anche graziosamente calcolato quanta parte della ricchezza finanziaria resterà alle famiglie, dopo il salasso, carini :-)

Ci siamo persi un passaggio importante: ma non stavamo parlando di "remissione" dei debiti? Cancellazione? 

Chi è il creditore?

Se un debito è "rimesso", cancellato, annullato, graziato, estinto senza dover essere ripagato.. come ci suggerisce la saggezza antica e le pratiche cristiane e perfino il Padre Nostro... scusate, ma a che serve "coprire il costo della ristrutturazione del debito"? E' il creditore che perde il suo credito, e pace all'anima sua.

Risposta dei saggi: non vorremo mica far pagare il tutto al settore finanziario? Non se lo può permettere.

Siccome il settore finanziario (banche e assicurazioni) è sotto capitalizzato.. cioè non ha capitale sufficiente per coprire le perdite... le perdite si trasferiscono da qualche altra parte. Elementare, Watson! Lo avevamo detto che sono bravi questi consulenti strategici: la grandezza sta nel "vedere" le cose semplici, che noi comuni mortali, pure avendo la soluzione a portata di mano, nella nostra meschinità non avremmo mai potuto vedere da soli. Un grazie di cuore alla BCG, che ci illumina. 

Così, la candida proposta è di perdonare le colpe del sistema finanziario privato (aver fatto prestiti azzardati non coperti da sufficiente capitale; averli fatti a debitori ragionevolmente in difficoltà; aver continuato a farli anche quando era evidente a tutti che si trattava solo di bolla speculativa, aver trasferito rischi e perdite in maniera truffaldina a chi non era in grado di valutare rischi e prezzi); coprire le sue perdite prelevando i soldi (coattivamente) dai conti finanziari delle famiglie. E chi s'è visto s'è visto. Poi, cavato il dente, gli Stati potranno spendere qualche soldino in più per rilanciare la crescita e, magari, abbassare le tasse sui ricchi e sugli investimenti finanziari (leggere per credere).

Volevate la patrimoniale? Eccola servita su un piatto d'argento (anche se un po' indigesto). La genialità è nel suggerimento finale : la tassa deve essere messa solo su patrimoni finanziari elevati (superiori a 100.000 euro... vi ricorda qualcosa la cifra?). Il motivo è semplice: si potrà raccontare in giro che si sta agendo con equità, facendo pagare a chi può. Naturalmente, si corre il rischio di non coprire tutte le esigenze, ma si può rimediare facilmente con un interventino aggiuntivo sugli immobili... che tanto le famiglie, previdenti, ne hanno di immobili da poter tartassare.


E' bene riflettere sul vergognoso sotterfugio: vogliono metterci gli uni contro gli altri. Mettendo una tassa sui conti superiori a 100.000 euro molti penseranno: ben gli sta, ai ricchi. Ora, se si trattasse delle persone che si sono arricchite ingiustamente, membri della famosa alleanza che vuole vivere bene senza lavorare, pure pure. Ma quelli, dai, lo sappiamo: saranno avvisati per tempo, come sempre avviene quando succede qualcosa di grosso. Gli amici degli amici hanno sempre a disposizione canali privilegiati di informazioni tempestive e riservate. Le loro fortune saranno messe al sicuro nei paradisi fiscali. Qualcuno ha dubbi a riguardo? Resteranno fuori, a pagare, quelli che non c'entrano nulla, che non hanno protettori e che i risparmi se li sono guadagnati con il lavoro. Ma non basta: verranno tassate le proprietà immobiliari, tutte! Noi stiamo qui a discutere dell'imu sulla prima o seconda casa... sai quanto gliene importa al MES, che non deve rispondere a nessuno delle sue scelte, di distinguere: i soldi si spremono dove ci sono. Secondo l'annuario statistico 2012 dell'ISTAT, il 72,4% delle famiglie è proprietaria della casa in cui viveColpiranno tutti. Cederanno i servizi pubblici essenziali ai privati, che li faranno funzionare alle loro condizioni, accessibili solo ai ricchi. Riformeranno ancora i contratti di lavoro, rendendoci sempre più vicini alla condizione di schiavitù.

Ci piaccia o no, l'obiettivo è chiaro e dichiarato: nero su bianco: usare la ricchezza privata delle famiglie e il patrimonio degli stati per coprire le perdite del settore finanziario, privato ed internazionale. Per ottenerli a buon mercato, devono far peggiorare la crisi.

Il beta test (quello finale, operativo, prima di passare alla realizzazione dal vivo) è stato fatto sulla Grecia e su Cipro. Ora tocca a noi.

Riepiloghiamo: Come avverrà? Semplice. Quando sarà ancora più evidente che il PIL scende (meno due percento anche quest'anno), il debito sale (siamo a 2074 miliardi), il debito/PIL continua a salire (130..135..140%? solo questione di tempo), lo spread comincerà inesorabile a risalire. Siamo ricattabili, in qualsiasi momento, dai mercati finanziari ai quali è stato concesso il diritto di decidere quanto dobbiamo pagare per finanziare il debito pubblico. Oltre un certo livello di spread, si sa che arriva il panico. Allora scatterà la trappola, ben tesa: interverrà prima la BCE, sollecitata dai nostri amorevoli politici, poi dovremo chiedere aiuti al MES; obbligatoriamente (sotto ricatto), se vogliamo essere "salvati". Così, arriverà l'ordine, insindacabile, di fare le cose elencate: tasse e tagli alla spesa, licenziamenti, liberalizzazioni e privatizzazioni; cessioni di patrimonio pubblico e aziende di stato; il prelievo coattivo della ricchezza privata, che obbligherà tutti noi a svendere i beni reali che abbiamo; fino alle cessioni di sovranità con le quali stanno sistematicamente smantellando le residue libertà democratiche.  

I nostri politici... stanno dalla parte sbagliata, NON ci difenderanno.

Ci ribelliamo, scendendo in piazza con fucili e forconi? Ci penseranno gli infiltrati a rendere necessario l'intervento dell'Eurogendfor, la polizia militare internazionale voluta da sei nazioni europee (fra cui, guarda caso, l'Italia) utilizzabile anche per sedare disordini di piazza (naturalmente insindacabile, intoccabile etc etc come stabilito nel Trattato istitutivo di Velsen).








Esausti? Preoccupati? E' ora di buone notizie. E' tempo di "vedere" che invertire la rotta è possibile; è giusto; è semplice. 








Focalizziamoci, in maniera costruttiva, sulle soluzioni utili a tutti noi. A ragionarci 
sopra, si vede che sono talmente scontate che si capisce subito perché "gli alleati" avvertano il bisogno di confonderci le idee e di spaventarci, agitando i patetici "spettri" del fallimento, della svalutazione e dell'inflazione. Propaganda. Tentativo disperato per evitare l'inevitabile: per impedirci di fare le poche cose che, nel salvare tutti noi, e nel restituirci serenità nel presente e prospettive future, danneggeranno esclusivamente gli interessi dei membri della meschina  alleanza. 

Magari, per riprendere fiato, raccogliere le forze e schiarirci le idee, possiamo concederci una splendida "RIF WEEK" : una settimana di vacanza intelligente a Villa Agellis, sulle colline di Spoleto, per Rigenerarci, Informarci, imparare a vivere Felici. Qui c'è l'evento. 






Mia madre mi ha lasciato, fra i tanti insegnamenti, una frase scritta sul retro di un segnalibro che uso regolarmente. Ogni tanto me la rileggo: 

"essere felici aiuta ad essere liberi dal dominio del mondo esterno". 

Una volta rigenerati, informati e felici.. cerchiamo di capire cosa è possibile fare per evitare la tempesta che il mondo esterno ci manda incontro, se restiamo distratti.

Primo obiettivo irrinunciabile : tutti i cittadini italiani devono sapere che è fondamentale RIFIUTARE gli "aiuti" della Troika (BCE, FMI ed UE) e del MES, perché sono manifestamente contrari ai nostri interessi. Servono a far peggiorare deliberatamente la crisi, per creare le condizioni necessarie a far passare di mano a prezzi stracciati le nostre ricchezze reali, pubbliche e private. Possiamo e dobbiamo farne assolutamente a meno. In Grecia, il 90% degli "aiuti" europei è stato utilizzato per rimpolpare i bilanci delle banche greche, affinché potessero restituire i loro debiti nei confronti delle banche tedesche, francesi ed americane. Non facciamoci ingannare. Dopo gli aiuti, i conti greci sono peggiorati, l'economia è crollata, la popolazione è disperata.

Infinitamente meglio, meno pericoloso e meno dannoso sarebbe perfino abbandonare seduta stante l'Unione Europea e la sua attuale ipocrisia dei "falsi aiuti".

Nel caso in cui scattasse la trappola dello "spread" (ci proveranno, stiamone certi, magari a ferragosto... o sotto Natale, quando siamo distratti e rilassati), dobbiamo tutti essere pronti a reagire positivamente, pretendendo che Governo e Parlamento rifiutino quel tipo di aiuti, chiedendo, al loro posto, il finanziamento INCONDIZIONATO da parte della banca centrale, al tasso ufficiale di riferimento (0,50%), esattamente come succedeva con la Banca d'Italia, prima della fregatura del "divorzio"). Più che chiedere, bisogna "pretenderlo" dall'Unione Europea. Come si può "pretendere"?  Semplicemente sapendo che la banca centrale non ha limiti alla capacità di creazione del denaro e di spesa. E sapendo, semplicemente, che se può usarli per finanziare il sistema bancario privato ed internazionale allo 0,50% per migliaia di miliardi di Euro, non c'è ragione al mondo per cui non possa e non debba finanziare allo stesso tasso d'interesse lo Stato, per poche decine o qualche centinaio di miliardi, nel momento di difficoltà. Non ci sarà nessun fallimento e nessuna inflazione. E' ora di farla finita con questa ipocrisia dell'inflazione. Chi ha ancora dubbi a riguardo può approfondire l'argomento nei quattro paragrafi sulla moneta.

L'UE potrebbe rifiutare di collaborare. L'ipotesi è molto probabile, considerando il livello di disinformazione che gira in Europa. Anche se l'esito non è del tutto scontato, visto che le regole attuali danneggiano l'intero continente mentre favoriscono solo il famoso 1% alleato. Visto, anche, che a rimetterci di più dal fallimento dell'Unione sarebbero proprio i paesi che oggi ne traggono maggiore vantaggio: Germania, Olanda & C. Ad ogni modo, di fronte all'eventuale rifiuto, senza alcun dubbio si deve intraprendere senza indugi il percorso di uscita dai vincoli negoziali, usando la via legale. Ricorrendo all'articolo 50 del Trattato UE,  si dà inizio al processo di definizione dei rapporti fra il paese uscente e tutti gli altri. Nel frattempo, utilizzando l'articolo 60 della Convenzione di Vienna, si può - da subito - ritenersi svincolati dagli obblighi dei trattati che hanno sottratto ai governi nazionali le leve di governo dell'economia. Recuperate quelle, tutto diventa semplice: si rimborsano i creditori (salvo verificare la legittimità di certi debiti) e si investe immediatamente per rilanciare la produzione ed il lavoro. L'articolo citato della Convenzione di Vienna (disciplina i trattati multilaterali), stabilisce infatti che sono inefficaci gli obblighi previsti, allorché altri partner abbiano violato accordi sostanziali. Sicuramente lo ha fatto la Germania, rifiutandosi, come avrebbe dovuto fare in ossequio ai principi fondamentali del Trattato sull'Unione, di coordinare le proprie politiche in campo economico e del lavoro. Ha generando, in conseguenza delle violazioni, gli squilibri strutturali a suo favore nella bilancia dei pagamenti, che sono sicuramente fra le cause della diversa distribuzione della crisi fra i paesi dell'Unione

Se l'Italia imboccasse questa strada, è certo che non resterebbe da sola. E' certo che si inizierebbe - finalmente - un ripensamento sostanziale dell'intera Unione e del suo attuale impianto che è oggettivamente marcio. Ha tradito, dalla trasformazione della Comunità Economica Europea in poi, gli ideali originari dell'Europa dei Popoli, per dare vita ad una squallida Europa dei mercanti di denari. 

Fuori dagli obblighi dei Trattati, con il recupero immediato delle leve di governo dell'economia, tutto diventa immediatamente semplice. Con la leva monetaria e le politiche di bilancio, si tiene a bada il debito pubblico e si investe - finalmente - quanto necessario per creare lavoro e benessere.

La classe politica attuale non è d'accordo? Deve essere sostituita. E' compromessa, incapace, complice. Deve andare a casa, levarsi dai piedi. Non è che possiamo restare a guardare mentre ci mandano letteralmente in rovina.

Il M5S ha suscitato grandi aspettative, intercettando lo scontento della popolazione. Ora ha la responsabilità di avanzare proposte. Non è più sufficiente, purtroppo, criticare l'esistente. Gli Italiani lo hanno già capito che non possono fidarsi della vecchia classe politica, non è li che c'è bisogno di insistere. O non votano più, gli Italiani, oppure sostengono i vecchi partiti perché non vedono proposte risolutive avanzate dai nuovi. Chiedono, a buon diritto, di conoscere le proposte per uscire dalla crisi. 

Cosa potrebbero chiedere di fare, preventivamente, i parlamentari del M5S, che attualmente rappresentano l'unica forza di reale opposizione dentro le Istituzioni.

Sarebbe estremamente intelligente, prima di arrivare a dover discutere con la Troika e con il MES, intervenire sin da ora per spezzare il meccanismo perverso che è stato innestato, e cioè eliminare da subito le politiche di austerità: sono concepite per far peggiorare la crisi, non per risolverla. Infatti, più le applichiamo e più sprofondiamo; i risultati si vedono. Facendo però sul serio, non con i pannicelli caldi che propone il Governo, ipocritamente (rinvii, deroghe, interventi marginali, che non sfiorano neppure lontanamente il cuore dl problema: sostanzialmente, distraggono). Bisogna pretendere, da subito, che le leve di governo dell'economia siano restituite integralmente alle Istituzioni, che devono assumersi la responsabilità di usarle, per farla ripartire. Nella direzione giusta e a misura d'uomo.


Riflettiamo, molto attentamente, su questo aspetto:

Qualcuno - in mala fede - ci ha fatto credere che lo Stato, per poter spendere, non abbia altra scelta che chiedere soldi in prestito ai mercati finanziari privati, oppure prelevarli, con le tasse, dalle tasche dei cittadini. 

Non solo ci hanno confuso le idee, spaventandoci con gli "spettri" dell'inflazione e della "svalutazione". Lo hanno scritto nei Trattati capestro, senza spiegarcelo. Hanno tolto - deliberatamente e consapevolmente - allo Stato il privilegio di emettere la moneta, obbligandolo a dipendere dai prestiti e dalle tasse. Ci credo bene che i cittadini osannano oggi ai tagli della spesa pubblica, spaventati dallo spread e dalla paura del fallimento. Oberati come siamo da una pressione fiscale spropositatamente alta, oggettivamente insostenibile. Abbiamo raggiunto il 54%, la più alta dei paesi occidentali. Senza contare la vergognosa distribuzione del carico fiscale, che pesa sui lavoratori dipendenti, sui pensionati, sulle piccole imprese e sui possessori di case, mentre il sistema "grazia" i veri ricchi, le banche e le multinazionali. Si capisce pure che, in queste condizioni, si accetta persino l'idea di svendere il patrimonio pubblico, pur di uscire dall'incubo (guarda caso..).

Il fatto, eclatante, è che la premessa è falsa. TUTTO FALSO. TOTALMENTE FALSO. LO STATO, PER SPENDERE, PUO' STAMPARE MONETA. Ci hanno convinto del contrario solo per sottrarre agli Stati questo potere immenso, e REGALARLO, PER INTERO, AL SISTEMA FINANZIARIO PRIVATO INTERNAZIONALE

Conseguenza: i mercati finanziari privati ed internazionali (ed i loro alleati) si arricchiscono a dismisura; gli stati rischiano il fallimento; l'economia reale muore.

E' ORA DI RIPRENDERCELO, QUEL POTERE, E METTERLO AL SERVIZIO DELL'INTERESSE PUBBLICO.

Restituiamo alle Istituzioni pubbliche tutte le leve di governo dell'economia, e tutti i principali problemi - quelli che ci stanno fiaccando, togliendo le speranze e la gioia di vivere; che fanno suicidare le persone e chiudere le imprese; che stanno logorando pericolosamente il tessuto sociale e alimentando rabbia e la frustrazione - svaniranno come neve al sole.

Per poterlo fare, è indispensabile mandare a casa questa classe politica, perché o è connivente o è incosciente e incapace. E', sostanzialmente, "alleata". 

Poi: 

-  restituire a Governo e Parlamento il controllo diretto della moneta, della banca centrale, delle politiche di bilancio;

- Ricostruire il sistema creditizio pubblico, messo finalmente a proteggere il risparmio privato e a finanziare famiglie e aziende, con divieto di occuparsi di titoli e derivati.

A questo punto, per uscire dalla crisi economica, che è causata dalla mancanza di moneta nelle tasche delle famiglie e delle aziende, c'è una sola cosa che lo Stato deve fare: spendere; spendere tanto; spendere bene

SPENDERE SOLDI PUBBLICI SENZA CHIEDERE SOLDI IN PRESTITO AI MERCATI FINANZIARI E SENZA AUMENTARE LE TASSE (ANZI, RIDUCENDOLE) E' L'UNICA MEDICINA SENSATA IN GRADO DI FARCI USCIRE RAPIDAMENTE DAL PANTANO. FINO A QUANDO? FINO A QUANDO NON NE SIAMO FUORI. 

Poi, ma solo dopo aver rimesso in moto il sistema produttivo, insistere a spendere provocherebbe inflazione. Non certo prima.

Altro che tagli alla spesa pubblica, altro che svendita del patrimonio pubblico! 


Una volta "vista" la verità, ci si rende conto di quanto inconcepibile sia l'idea che la banca centrale, resa "indipendente" dalla responsabilità politica, possa dare soldi gratis alle banche private ed internazionali, mentre ha il divieto di dare e persino di prestare soldi a stati ed enti pubblici. 

Ci hanno convinto spaventandoci, ma anche facendo leva sui nostri sensi di colpa: abbiamo accettato per decenni una classe politica corrotta ed incapace, abbiamo tollerato l'evasione fiscale, l'abuso della cosa pubblica da parte di troppi, quindi dobbiamo espiare. 

La lotta alla corruzione si fa mandando in galera i colpevoli e a casa gli incapaci, rendendo efficaci i controlli, dal basso (attraverso la partecipazione dei cittadini e delle loro associazioni) e dall'alto (con una Corte dei Conti dotata di strumenti adeguati), non tagliando la spesa.

La "spending review" spacciata per lotta alla corruzione è un taglio piatto ai servizi, non selettivo. Continuano a prenderci in giro. Lo Stato deve e può spendere infinitamente meglio, ma se continuiamo a dare retta alle solite "sirene": saranno tagliati i servizi ai cittadini, non le spese legate alla corruzione, perché di quelle spese le sirene si alimentano. Il taglio alla spesa ci costringerà, volenti o nolenti, a privatizzare i servizi pubblici essenziali. Nulla di più pericoloso: saranno riservati solo a chi potrà permetterseli. Facciamo mente locale alle società di gestione dei servizi pubblici essenziali. I privati ai quali si vogliono trasferire, non sono altro che gli amici degli amici che da sempre ronzano attorno alla politica, sempre più grandi e sempre più vicino al grande capitale internazionale: altro che efficienza. Sporchi interessi.

Altre cose urgenti ed importanti da fare.

Disciplinare correttamente il commercio estero, i movimenti di capitale e la localizzazione delle grandi imprese. Non ci interessa un mondo in cui le persone non si possono muovere mentre nessun ostacolo è permesso alla libertà di circolazione di capitali e merci. Si tratta di scegliere: o la nostra libertà, o la libertà del capitale. C'è un commercio e uno scambio intelligente, che ci rende tutti migliori. Deve essere perseguito con equilibrio e nel rispetto del lavoro e dell'ambiente in tutti i luoghi del mondo. Oggi siamo vittime di una competizione selvaggia che favorisce solo pochissimi furbi (gli alleati), che si arricchiscono sfruttando il lavoro e avvelenando l'ambiente là dove la politIca locale più lo consente.  

Disciplinare drasticamente la finanza speculativa, facendola sparire: vietando i rapporti con i paradisi fiscali, vietando l'uso degli strumenti derivati; vietando le gestioni collettive del risparmio; limitando l'uso dei titoli di capitale. Senza pietà. Non può e non deve, mai più, essere riconosciuto il diritto di fare soldi con i soldi: le inevitabili bolle speculative che ne conseguono provocano, prima o poi, inevitabilmente, gravissime crisi. Fare soldi con i soldi (con interessi sui prestiti a tassi reali positivi, o con profitti finanziari) è cosa decisamente contraria all'interesse pubblico. Non merita tutela alcuna.

Il debito pubblico non è un problema, se riportato correttamente al di fuori  dello schema perverso del rapporto debito/PIL e della finanza privata. E' comunque opportuna una verifica di legittimità su molte delle voci che lo hanno alimentato, ultimamente. Soprattutto quelle legate agli strumenti derivati conclusi con le pubbliche amministrazioni, e la voce interessi, pagati ai mercati finanziari privati e internazionali in maniera esorbitante, solo perché tratti in inganno sulla necessità di ricorrere ai loro "servigi". Qualcuno ha sbagliato. Qualcuno ha tradito: che paghi. 

Lo Stato può, molto tranquillamente, usare il controllo diretto dell'emissione monetaria (senza generare inflazione, se chi decide ha la testa sulle spalle) per obiettivi sacro santi, di sicuro interesse generale. Vediamoli.

- Abbassare drasticamente il livello del prelievo fiscale complessivo. Con l'occasione, va ripristinata una ben diversa equità fiscale, voluta dalla Costituzione, ma mai attuata. La lotta all'evasione - che nella cornice attuale è, in alcuni casi, strumento di ulteriore oppressione -  diventa allora non solo ragionevole, ma facile. Tutti sono più disposti a pagare il giusto, in cambio di uno Stato che distribuisce servizi e favorisce il benessere della collettività, assumendosi le responsabilità che gli spettano di governare l'economia.

- Tornare a far decidere allo Stato, nell'esclusivo interesse pubblico, quale interesse pagare sui suoi titoli di stato; averlo fatto decidere ai mercati finanziari è un errore imperdonabile.

- Ricomprare il debito pubblico dagli investitori istituzionali esteri, negli eventuali momenti di tensione (quando loro vendono) senza avere assolutamente bisogno di nessun MES e di nessuna Troika;  favorirne successivamente la diffusione presso famiglie e aziende italiane. Nelle loro mani, il debito pubblico è una ricchezza; nelle mani della speculazione internazionale è un'arma di ricatto.

- Ricostruire un sistema industriale misto (pubblico privato) nei settori strategici (energia, trasporti, sicurezza, salute, credito, ricerca, alimentazione) in grado di riportarci ai posti che meritiamo sullo scenario internazionale: prima delle folli scelte degli anni 80 e 90, eravamo la quinta o la sesta potenza economica al mondo...

- Investire quanto necessario nell'economia reale, per garantire a tutti un lavoro dignitoso, che sia strumento di realizzazione della persona umana, e non vergognoso  strumento di riduzione in schiavitù. Con la moderna tecnologia potremmo lavorare poche ore al giorno, tutti, ed avere tutto il necessario e perfino il superfluo, equamente distribuito.

Insomma : abbandonare la finanza per tornare all'economia reale, rilanciando con il lavoro la produzione di beni reali e servizi utili ai cittadini, che sono le uniche cose che contano. L'unica vera ricchezza.


In tutto questo, la finanza, che fine deve fare? La bolla speculativa? Il debito inesigibile? L'unica che merita: cancellati. Come ci insegna la storia. Come ci suggerisce la multinazionale della consulenza, il Boston Consulting Group (ma è bene farlo facendo soffrire i colpevoli, senza quindi coprire le perdite del settore finanziario). La conseguenza? La bolla speculativa si sgonfia, vedendo andare in fumo una ricchezza di carta che - lo diciamo da tempo - è comunque solo virtuale: non esiste: è venuta dal nulla, nel nulla deve sparire. Cenere. Preoccupati per il destino delle banche, e soprattutto, per il destino dei risparmi depositati? Niente paura, il rimedio è semplice, descritto in questo articolo: come lasciar fallire una banca e vivere felici. I soldi, credetemi, non sono un problema. Non costano nulla.

Si tratta solo di stabilire se a soffrire della sparizione della ricchezza di carta (e del potere perverso che l'ha accompagnata) - sparizione che, è bene ricordarlo, è comunque inevitabile - debbano essere i signori della strana alleanza, che l'hanno provocata e ne hanno tratto indebito giovamento e immeritato potere, OPPURE TUTTI NOI.

Una colpa l'abbiamo, senz'altro, anche se non sono neanche lontanamente paragonabili, le diverse responsabilità. Abbiamo creduto alle favole che ci hanno raccontato, ed alle lusinghe della facile ricchezza con le quali ci hanno convinto nei primi anni, quando tutto sembrava brillare e promettere. Sotto la cenere, già allora, covava il fuoco che ora sta per divampare, feroce. Qualcuno lo alimentava.

Vogliamo solo goderci una vita serena, quella promessa dai Principi Fondamentali della nostra Costituzione della Repubblica Italiana. Solidale, non competitiva. Equa, responsabile. 

L'Unione Europea è contraria a tutto questo? Non ci devono essere dubbi, o tentennamenti; Fuori dall'Unione Europea, oggi, per ricostruire, domani, un'Europa diversa. Scusate, ma cosa ci offre in cambio delle cose assurde che ci impone: austerità; protezione del capitale e delle merci; favore incondizionato alla finanza ed alle multinazionali: tutte cose che ci stanno mandando in rovina? Lo sappiamo che l'Unione Europea spende (per obiettivi di dubbia utilità generale) cifre veramente irrisorie, addirittura ridicole? Un bilancio annuo di circa 150 miliardi di euro  da dividersi per ventisette paesi... l'1% del PIL. Un bilancio che la dice lunga sui benefici (microscopici) che possiamo trarne. Al confronto, l'Italia da sola spende 800 miliardi in un anno.. e non bastano (il 50% del PIL). 

Questa Unione Europea, è una illusione ottica, frutto di un condizionamento voluto. La cosa triste, è che rischia di farci detestare l'idea della vera possibile diversa Europa dei popoli. 

Chi ama davvero l'idea dell'Europa, ed è consapevole della necessità di sani rapporti internazionali, non può che prendere atto che questa Unione Europea è nata su un profondo malinteso, sulla competizione selvaggia fra i suoi membri, e sul condizionamento della "strana" alleanza: è l'Europa dei mercanti di denari. Va demolita dalle fondamenta, per costruire l'Europa dei cittadini, quella che veramente desideriamo. Ma non lasciamoci trarre in inganno dalle lusinghe del "più Europa" o degli "Stati Uniti d'Europa" proposti dai soliti soggetti. Di questi non dobbiamo fidarci: hanno interessi oggettivi diversi dai nostri. Il processo di cambiamento, radicale, non deve nascere sul malinteso, la paura, l'equivoco. Non si costruisce su fondamenta ammalorate. Si demolisce, con coraggio, per costruire una casa comune totalmente nuova, con diverse energie e diverse, molto diverse, fondamenta e, soprattutto, con diversi attori...

Lasciarci immobilizzare dalla paura delle conseguenze (default, inflazione, svalutazione, non allontanerà di un centimetro la certezza della fine che è già stata concepita e scritta, nero su bianco, per tutti noi. 


Pensiamo, piuttosto, alle cose di cui abbiamo bisogno e che è possibile realizzare, semplicemente organizzando a puntino lavoro ed impresa. Sono quelli, lavoro e impresa, che creano i beni reali ed i servizi utili che ci mancano, non i soldi. Ci raccontano che non ci sono i soldi e che "non c'è" lavoro. Sei milioni di persone senza lavoro, in Italia, possono ringraziare le scelte dei nostri governanti che stanno facendo gli interessi della "alleanza", sacrificando tutti gli altri. Non vogliono che ci sia lavoro. A parole lo invocano, nei fatti (quelli che contano) lo rendono sempre più raro e precario. Più disoccupati e precari ci sono, nel mondo, meno devono spendere le multinazionali per i salari; maggiori profitti, più potere (e più beni reali in vendita...).

Le cose belle da fare.

Mettere in sicurezza sismica il patrimonio pubblico e privato, rendendolo allo stesso tempo energeticamente efficiente (ristrutturare, invece di continuare a costruire nuove case vuote), è una iniziativa che dà lavoro ad un sacco di gente e di imprese, mentre risolve un problema urgente e serio. Mettere in sicurezza idrogeologica il territorio soggetto a rischio, altrettanto. Quante persone possono lavorare per valorizzare il patrimonio pubblico, mettendolo a frutto, anziché lasciarlo degradare? Ci mancano forse i beni culturali, in Italia, o le persone competenti o le idee per attrarre turisti da tutto il mondo? Ci dicono che mancano i soldi, per queste cose. Se ci sono persone e materiali disponibili, i soldi si stampano, per far si che con il lavoro e l'impresa possiamo diventare tutti più ricchi e finalmente felici, soddisfatti, orgogliosi delle cose che sappiamo e vogliamo fare, una volta liberati dalle false paure. Generare energia rinnovabile e pulita, nel paese del sole, non è forse da fare? Ripensare l'agricoltura, per sottrarla all'industria petrolifera e chimico/farmaceutica, può dare cibi finalmente sani a tutti, e lavoro (un bel lavoro) a tantissime persone. Limitare la grande distribuzione organizzata che ci vende a basso costo prodotti di pessima qualità generati dallo sfruttamento di poveracci all'altro capo del mondo e trasportati qui, continuando ad inquinare terra, aria e mare, restituirebbe un lavoro a decine di migliaia di piccoli produttori e artigiani locali: non sarebbe desiderabile? Intelligente? di sicuro interesse pubblico? Dove vanno a finire i soldi che spendiamo nei supermercati? Non lo sanno, forse, i nostri amministratori che quei soldi se ne vanno all'estero, impoverendo l'economia locale? Finiscono nei conti delle multinazionali che li investono sui mercati finanziari, a gonfiare la bolla speculativa, perché per i furbi e i potenti è più comodo fare soldi con i soldi che con il lavoro e l'impresa. Ma veramente possiamo, anche solo per un momento, credere che "non ci siano cose da fare (il lavoro) oppure che in Italia non siamo capaci di fare impresa (non siamo competitivi)? Il sistema delle partecipazioni statali - pur con tutta la corruzione e il clientelismo - ha fatto dell'Italia rinata dalle ceneri della guerra un miracolo economico. Sistema talmente invidiato che ci hanno obbligato a smantellarlo. I sacrifici demenziali fatti per rientrare nei parametri di Maastricht, sono serviti a quello: vendere le aziende pubbliche per fare cassa. Il sistema delle piccole e medie imprese italiane è stato talmente invidiato dai "competitori" che hanno fatto di tutto per smantellarlo: a questo servono i regolamenti dell'Unione Europea. A favorire le multinazionali, a danno dei piccoli. Siamo sicuri che dobbiamo competere? A parte le chiacchiere (che stanno a zero) e le favole della mano invisibile dei mercati che, lasciati fare, selezionerebbero per noi il "meglio", garantendo il benessere per tutti, dove stanno i vantaggi concreti della competizione? Dove stanno i vantaggi dell'Euro? In nome di cosa abbiamo ceduto la nostra sovranità, neppure ad un governo europeo (che non esiste) ma direttamente ai mercati finanziari, che sono privati ed internazionali? Siamo noi i corrotti e gli incapaci? Oppure questi pazzi che ci vogliono imporre la cultura del profitto finanziario, della competizione selvaggia?

In fondo, per capire veramente cosa fare, non dobbiamo inventarci nulla. E' tutto scritto: nei Principi Fondamentali della nostra Costituzione. Riflettere sul valore immenso di quei principi, leggendoli ad uno ad uno. Non a caso sono usciti dal dolore della guerra fratricida. Suggerisco a tutti di studiarli, ammirati, per iniziare - finalmente - ad applicarli, dando almeno un senso a quel sangue versato. 

Mi viene un nodo alla gola quando li leggo. Pensando, da una parte, a quanto meravigliosa sarebbe la vita di tutti noi se solo decidessimo di attuarli, e vedendo, dall'altra, quanto profondo e vigliacco è stato il tradimento da parte di certi politici, che ci invitano (e oramai costringono) a "cedere la nostra sovranità". Napolitano, Monti, Letta, Draghi, Berlusconi: la Costituzione vi imponeva di tutelare i nostri interessi: dovevate solo fare quanto scritto, nero su bianco, creando lavoro e servizi sociali. Invece, ci avete ingannato e tradito per favorire gli interessi, privati ed internazionali, della meschina alleanza di cui fate, oggettivamente, parte.

Io credo che nel giorno - non lontano - in cui il tradimento sarà al culmine, il giorno in cui questi signori avranno la faccia tosta di invocare gli "aiuti" internazionali della Troika e del MES, ogni Cittadino Italiano che si rispetti debba avvertire il dovere morale, l'imperativo categorico di ribellarsi. 

Nota bene: in nome della legalità. Pacificamente. Legittimamente.

Perché la legge, signori miei, ha le sue regole: le norme fondamentali, i principi, vengono prima. Da essi scaturisce la sola "legalità", l'unica possibile "legittimità". Tutte le norme successive che risultino contrarie ai Principi Fondamentali, come certamente lo sono i Trattati demenziali che "cedono" senza il nostro consenso espresso la nostra sovranità, sono oggettivamente illegittime. Non c'è bisogno, per vederlo, di un pronunciamento della Corte Costituzionale. Chi vuole veramente rispettare la sostanza, ma anche la forma della vera legge, deve ignorarle. Fermamente. Incrociando le braccia e smettendo di lavorare; rifiutandosi di pagare le tasse, perché destinate ad ingrassare la finanza e non a svolgere i compiti che la legge fondamentale assegna alle Istituzioni; spegnendo la televisione e strappando i giornali, perché ci "formano" in maniera sbagliata, e non ci "informano" sulle cose che contano; scendendo pacificamente per le strade a guardarci negli occhi, per capire che non siamo soli, per raccontarci che abbiamo ancora una dignità da difendere e siamo stufi di farci prendere in giro. In quei giorni - sembrano sempre più vicini, sempre più inevitabili - vorrei vedere alle finestre delle nostre case un lenzuolo bianco sventolare con su scritto 99%. Per farci vedere: siamo tanti, siamo consapevoli che solo una piccolissima parte di popolazione mondiale (gli alleati) ci sta mandando in rovina. Non siamo più disposti a tollerare.


Mi aspetto, in quei giorni, che Deputati e Senatori della Repubblica delle opposizioni, mandati dai cittadini a tutelare gli interessi di tutti noi, sappiano da che parte schierarsi, raccontandoci la verità ed opponendosi con tutte le loro forze al piano diabolico della strana alleanza. 



Nel frattempo, anche per aiutare la diffusione della consapevolezza, possiamo operare, a livello locale, in due direzioni precise. Perché è bello sapere che ognuno di noi, nel suo piccolo, può dare un contributo essenziale, qui ed ora.

Favorire la diffusione di monete complementari che, come lo Scec, aumentano il potere d'acquisto nelle tasche esauste dei cittadini. Non solo si aumenta la resilienza delle comunità locali alla crisi. Ci sono molti aspetti positivi convergenti: l'uso dello "sconto di solidarietà", spinge i cittadini a spendere i loro soldi nel circuito economico territoriale, esclude la grande distribuzione organizzata che impoverisce il tessuto produttivo locale. Ancora, dimostra, se ben utilizzato e ben preparato, che un uso intelligente della moneta,  accompagnato da scelte consapevoli dei cittadini, è rivoluzionario. Può demolire il castello di menzogne sul quale questo sistema folle si sta basando, per impossessarsi del nostro futuro. Arcipelago Scec ci accompagna, sul cammino virtuoso. Ma sta a noi operare per il suo uso efficace. Sta a noi incontrarci, ragionarci su, sforzarci di capire il significato e le implicazioni, farle "vedere" agli scettici che, in un mondo pieno di fregature, sono comunque tanti. A noi parlarne con le amministrazioni locali, affinché ne capiscano il valore a beneficio del territorio e si adoperino per la diffusione del suo uso. Nei nostri Comuni c'è l'essenza della sovranità popolare: il punto di contatto più vicino e immediato. Sta a noi cittadini iniziare ad esercitarla la nostra sovranità, prima che si atrofizzi del tutto.

Proteggere il patrimonio pubblico ed i servizi pubblici essenziali dalle spinte inesorabili alla loro cessione ai privati. In una comunità, dalla famiglia allo Stato, al Comune, il patrimonio è la garanzia di continuità, la struttura portante della sua economia. Il significato etimologico del termine Economia ce lo conferma, in maniera inequivocabile. Oikos e Nomos. Le norme (nomos) che disciplinano l'uso della casa, dei beni di famiglia (oikos). Non possiamo perdere i beni di famiglia, senza pregiudicare gravemente il futuro, della famiglia come dello Stato come del Comune. Il Patrimonio Pubblico, che i nostri padri hanno accumulato per noi nel corso di millenni, appartiene ai figli dei nostri figli: guai alla generazione che decide, per paura o ignoranza, di dissiparlo. Proteggere, invece, vuol dire "valorizzarlo", metterlo a frutto, salvaguardandone la destinazione e la conservazione. Si può fare "insieme" ai privati cittadini del territorio,  senz'altro, in maniera intelligente e trasparente, senza perderlo per sempre, come vorrebbero i membri dell'alleanza, per impossessarsene. Altrettanto, per i servizi pubblici: si possono rendere enormemente più efficienti, risparmiando risorse e garantendo maggiore soddisfazione per tutti (tranne che per gli alleati), facendo esattamente il contrario di quanto viene proposto dai nostri politici. Anziché delegarli a strutture sempre più grandi e sempre più lontane dalla responsabilità degli amministratori, le S.p.a. di gestione, sempre più lontane dalle possibilità di controllo dei cittadini e della Corte dei Conti, destinate a diventare preda del grande capitale internazionale, i servizi pubblici essenziali vanno posti direttamente dentro le amministrazioni territoriali locali, il più vicino possibile ai cittadini e agli amministratori, affinché la loro gestione sia resa il più trasparente possibile, e assicurata al servizio di tutti noi. 

Magari può sembrare poco, aspettando la rivoluzione che deve venire, ma il processo di diffusione della consapevolezza richiede i suoi tempi, e i suoi riti. Incamminiamoci, da subito, sul sentiero diritto, senza indugiare, che si sta facendo tardi: dobbiamo arrivare preparati all'appuntamento con la storia.

Se pensate che la lettura di questo articolo sia in qualche modo utile, se pensate che la diffusione della consapevolezza, sebbene lenta, possa essere contagiosa e possa acquisire vigore con la sua condivisione, inviate il suo link ai vostri contatti mail. Grazie.


19 commenti:

  1. Ció che lei descrive é una guerra, non dichiarata, che non viene combattuta con armi convenzionali, possibile nelle cosiddette Democrazie Occidentali tramite un sotterfugio internazionale facilitato dalle élite politiche e giudiziarie nei vari paesi. L'America si é preparata ad una rivoluzione sanguinosa interna, ma in Europa, dove il numero delle armi appartenenti alla popolazione sono minori e insufficienti alla guerriglia bisognerà fare cosa, soccombere, oppure...??
    Abbiamo lo Stato con le forze armate da un lato e la criminalità concorde ed associata dall'altra. Quale alternativa rimane? Rivoluzione pacifica, tipo Gandhi o King? Immagino già i loro ghigni, i loro oltraggi, veda il Nepal, Palestina oggi-Il Sud Africa, Germania, ecc., ieri!!
    Le luci si stanno spegnendo...stiamo rientrando nell'Alto Medioevo!
    Mi dispiace essere così negativo ma mi considero un realista, amante della vita, mentalmente, finora e ancora, sano!
    Grazie! @OccupyCoscienza

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    1. io invece sono terribilmente ottimista: ho scritto e lo ripeto : non c'è una spada ad imporci di accettare tutto questo; solo la manipolazione delle informazioni e del consenso.
      Siamo convinti che uno Stato, per spendere, non abbia altre alternative che aumentare le tasse o chiedere soldi in prestito ai mercati finanziari.
      Apriamo gli occhi, diffondiamo la consapevolezza, restituiamo alle Istituzioni le leve di governo dell'economia, moneta compresa, e il potere di questi folli si scioglierà nel nulla.

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    2. Concordo perfettamente con il diffondiamo la consapevolezza, ma a chi restituiamo le leve di Governo in questo momento. Allo Stato? Formato da chi? Secondo me vanno prima cambiate molte ( non tutte) regole del gioco e poi trovare chi le sappi far funzionare.

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    3. Ora è importante cambiare le persone nelle Istituzioni. Su questo sono perfettamente d'accordo. Per le regole, basta rispolverare i sani Principi Fondamentali della nostra Costituzione, aggiustando di conseguenza tutte le disposizioni successive che vi risultino contrarie.

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    4. Non vedo via d.uscita anche se boigotti le multinazionali e non metti risparmi in banca loro tanto investiranno da un altra parte quel poco che investono in Italia .il sistema e diabolico .in teoria l.autodeterminazione e l.indipendenza dei popoli potrebbe risolvere il problema sostituendo le imprese esistenti e costruendo moneta senza debito legata al PIL .Ma il popolo e capace scientificamente? Da non sottovalutare che ci hanno distrutto anche i territori mare fiumi laghi terre ecc ecc e poi a livello politico l indipendenza trova molti ostacoli si rischia una guerra civile .Non ce tanto da fare secondo me e con le leggi elettorali che abbiamo .In extremis sarebbe boigottare per almeno ottenere un reddito minimo di disoccupati a vita

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  2. Molto bello, indica la VIA, riassumendo in un quadro complessivo una serie di elementi e informazioni che sono emerse in questi ultimi mesi . Sempre di piu' la consapevolezza e la partecipazione permettono di VEDERE, a questo deve seguire l'azione che diventa possibile se viene identificata laVIA. Articoli di sintesi come questo aiutano moltissimo .

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    1. Grazie, Alberto Tarabella, spero tanto che sia utile a fare breccia nelle false credenze che ci hanno inculcato negli ultimi decenni. Una delle tante voci che oramai circolano fuori dal coro del sistema mediatico ufficiale.
      Queste "False credenze" ci tengono prigionieri in una gabbia immaginaria.

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  3. Sergio Iandolo29 luglio 2013 06:36

    ciao Guido , di seguito riporto alcuni stalci del tuo articolo :

    Unica realtà con cui confrontarsi. Non siamo forse rassegnati all'idea (veramente ridicola) che siano finiti i soldi e che siamo obbligati a raschiare il fondo del barile, perfino a svendere il nostro Patrimonio Pubblico... mentre il sistema finanziario letteralmente affoga nel denaro e, per difendere la sua ricchezza di carta, rischia di far affogare l'umanità intera in un bagno di sangue?

    Cominciamo col dire che il problema è oggettivamente imponente, e complesso. Osserviamo in Fig 1 lo scoppio della bolla speculativa degli anni venti del novecento. Quella che ha scatenato la Grande Depressione ed ha portato alla Seconda Guerra Mondiale.

    Questo problema è internazionale, non certo italiano. E neppure europeo. 

    Tutti i membri dell'alleanza hanno infatti dimensione e orizzonti decisamente al di sopra dei confini degli stati e dei continenti. Questa circostanza rende estremamente difficoltoso il confronto, perché è oggettiva

    Questa circostanza rende estremamente difficoltoso il confronto, perché è oggettivamente complicato inquadrare il nemico; individuarlo in soggetti precisi; capire con chi si ha a che fare, per poterci almeno interloquire. 



    Se dovessimo misurare numericamente la dimensione del confronto: 99 contro 1


    il reale problema che il mondo deve affrontare è nell'uso eccessivo delle materie prime , che con l'avvento della globalizazione è gresciuto in modo esponenziale , e l'unico modo per fermare o perlomeno ridurre l'uso di dette materie , il gruppo dell'1% l'ha trovato nell'impoverimento globale della popolazione , tutto quello che tu hai detto è vero ed è voluto , ma il fine ultimo sta in quello che io chiamerei DECRESCITA MONDIALE FORZATA , che rallenterà l'uso delle materie prime , ma che non potrà certo risolvere il problema in maniera definitiva , ed allora , anche se ai più , ed io con essi , potrà apparire demenziale ,la soluzione finale sarà nella drastica diminuzione della popolazione mondiale attraverso una guerra di sterminio , da sette miliardi ad uno . lo so benissimo che la mia visione apparirà demenziale , ma tutti gli indicatori portano verso questo indirizzo.

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    1. Sergio, io sono molto più ottimista. Ti dirò di più: penso che certe teorie messe in giro da siti esageratamente "complottisti" producono un effetto negativo: spaventano. A volte mi sfiora il dubbio che questo effetto sia desiderato...
      La paura non aiuta a risolvere i problemi. La paura spinge le persone a rifiutarsi di aprire gli occhi. La paura fa il gioco dei potenti che riescono a farci fare quello che vogliono semplicemente manipolando le informazioni e quindi il consenso.
      Se abbiamo paura delle reazioni spropositate che potrebbero essere scatenate da chi non ha più nulla da perdere, finisce che ci stiamo zitti e buoni ad ingoiare l'umiliazione quotidiana. Invece dobbiamo trovare il coraggio di "vedere" e "denunciare". Non ci sarà nessuna fine del mondo. Solo la fine di questo scempio della finanza internazionale.

      Il fine ultimo del Tallone d'Achille è proprio quello di invitare quante più persone possibile ad aprire gli occhi al massimo. A riflettere sulle balle che ci hanno raccontato e che continuano a raccontarci persino i politici che apparivano più credibili. Non ci scordiamo che Monti, quando è arrivato, godeva di oltre il 70% di consenso popolare.... e solo questo gli ha consentito di fare i vergognosi interventi che ci hanno spinto ancora di più nella spirale negativa del debito, della recessione, della perdita di democrazia.

      La nostra consapevolezza è l'unica arma vincente. Sono cresciuti raccontandoci balle. Moriranno di verità.

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    2. Sergio Iandolo29 luglio 2013 09:56

      forse hai ragione te Guido , ma gli indicatori vanno verso la mia teoria , te ne elenco solo due , la linea ad alta velocità ostacolata dal comitato NOTAV , che tutti hanno riconosciuto essere un'opera illogica , viene portata avanti contro ogni logica , molto probabilmente servirà in un prossimo futuro per altri scopi che attualmente non è possibile porre all'attenzione dei più che potrebbe essere quella di un rapido collegamento tra le basi nato in Italia e il resto dell'Europa , l'altra è l'acquisto degli F-35 , spesa riconosciuta inutile dalla popolazione ma che continua ad essere presa in considerazione dai nostri politici sia di destra che di sinistra non considerando affatto quello che dice la nostra costituzione ne tantomeno la volontà popolare . ce ne sarebbero altri ma non voglio tediarti con la mia fantapolitica .

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  4. Concordo su tutto e la ringrazio per il faticoso lavoro di controinformazione che lei sta facendo. Estenderò le informazioni a tutti i miei contatti. Se tutti facessero così, la controinformazione prenderebbe dimensione e di conseguenza forza. :)

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    1. grazie mille, è una cosa veramente molto utile, e intelligente : grazie davvero :)

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  5. Ah Guido, possiamo e dobbiamo diffondere, ma...ma questo nostro paese ha 4 milioni di analfabeti totali, 26 milioni con la sola licenza di scuola media inferiore...e all'università non è davvero meglio, anni di insegnamento...Allora? Credo che la sola possibilità potrebbe essere di riuscire a far arrivare queste "informazioni" all'unica forza organizzata di opposizione di cui ora disponiamo, il M5S. Non facile. Possibile, seguendo le piste tracciate: iscrizione al movimento, interventi sul blog, meetup. Intanto proverei anche a fare una sintesi del "pezzo" tralasciando i passaggi più tecnici, per diffonderla pure sul fattoquotidiano.it come sostenitore, e magari...un'app! Si potrebbe fare e garantirebbe una diffusione ancora più ampia.
    Come vedi sto cercando di stare coi piedi saldamente per terra, e di coniugare il pessimismo della ragione con l'ottimismo della volontà. Grazie per il tuo splendido lavoro e per il generoso impegno.

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    1. Lidia, sono convinto che una licenza elementare sia sufficiente a capire i principi semplici ed intuitivi che regolano l'economia, e le responsabilità dei politici.
      Anche un analfabeta può vedere che la politica ha rinunciato a governare l'economia, rifiutando le sue responsabilità, nel momento in cui ha concesso le leve di governo ai mercati finanziari privati ed internazionali.
      Così come può vedere che quelli, oramai, hanno interesse a mandarci in rovina, con lo scopo di impossessarsi dei nostri beni reali : patrimonio pubblico, case, aziende, terreni e gioielli privati.

      Sono da tempo nel movimento, e do il mio contributo alla discussione in tutti i modi possibili. La consapevolezza cresce. All'inizio si fa molta fatica. Quando avrà raggiunto un certo livello, si diffonderà molto velocemente.

      Andiamo avanti, con fiducia.

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    2. Caro Guido, troppo ottimista sulle capacità cognitive "dei più". Comunque ti rinnovo il mio grazie e...diffondo!

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  6. Caro Guido non ero a conoscenza di questo tuo blog,mi è piaciuto molto e ho già provveduto a diffondere e a condividere nel mio blog il tuo lavoro.Chiaramente citando te e la fonte del tuo blog...Credo che la consapevolezza sia il primo punto per qualsiasi discorso ...Buona giornata Guido

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  7. Se vuole accettare una "critica costruttiva" la sua analisi è largamente condivisibile per quanto riguarda le colpe della finanza e della politica ad essa prona (il termine "ricchezza di carta" mi trova in pieno accordo).
    Così come sono in generale accordo su alcune proposte ad es. lo sviluppo di una forma di transazione monetaria locale che premi la ricchezza prodotta e ostacoli la standardizzazione e multinazionalizzazione di almeno parte del settore produttivo.
    Posso anche spingermi a considerare come accettabile una forte azione di ri-contrattazione delle norme e degli accordi comunitari, molti dei quali obiettivamente assurdi e tesi solo a proteggere banche e compagnia. Al limite anche prendere in considerazione una rescissione di accordi passati per rifondare l'europa su basi più corrette.
    Non sarei d'accordo su alcuna iniziativa di abbandono unilaterale dell'euro nella situazione attuale. Non tanto perchè non creda che l'euro abbia fatto danni, ma perchè ho forti timori che gli svantaggi sarebbero decisamente maggiori dei vantaggi nel breve periodo. Ma ammetto di non essere un economista e quindi non insisto.
    Sono però un imprenditore e quindi insisto eccome sulla assoluta falsità della "situazione ideale" a cui tendere e che lei pare identificare con i ruggenti 70.
    Entrare nell'euro ci ha creato grossi problemi anche e soprattutto per via delle immense contraddizioni e furberie che proprio quegli anni ci hanno portato. Il benessere di cui lei parla NON derivava affatto dalla politica monetaria, ma da una ricchezza abbondante prodotta dalle miriadi di piccole aziende allora funzionanti.
    Purtroppo in quegli anni la politica italiana non fu solo complice verso la finanza, ma anche verso una visione ideologica supportata dallo strapotere sindacale, che ha velocemente castrato le potenzialità di quella ricchezza assoggettandola a una pressione fiscale, contributiva e burocratica che non aveva e non ha ancora eguali nel resto del mondo! ....

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    1. ...Se i tedeschi hanno così scarsa fiducia non è solo per l'evasione fiscale (che non si discosta poi molto da quella tedesca, perlomeno nell'Italia produttiva... sono dati facilmente consultabili).
      Non mandavamo i dipendenti pubblici in pensione con 20 anni di "contributi" (pagati oltretutto per 3/4 dagli altri contribuenti!) o moltiplicavamo le cattedre elementari e i forestali calabresi perchè la sovranità monetaria ce lo consentiva! Ne abbiamo semplicemente affibbiato il costo ai nostri figli con il debito pubblico e previdenziale. Ed i tedeschi si sono limitati a chiarire che se vogliamo stare insieme a loro non possiamo nè fare altro debito nè pensare di farlo pagare ai loro figli.
      La "controreazione" degli anni 80-90 con il successo del neoliberismo deriva anche dalle inaccettabili politiche fiscali e previdenziali dell'epoca.
      La fine della tassazione sul "cumulo dei redditi" è di quegli anni ed ha inaugurato la gravissima ingiustizia della tassazione sulle famiglie monoreddito, su cui la corte costituzionale ha da tempo espresso riserve. La soluzione del "coefficiente familiare" adottata in Francia e Germania è sempre stata bloccata dall'opposizione dei potentissimi sindacati di sinistra. Si parla solo per questo di una differenza di tassazione di migliaia di euro per famiglie con reddito lordo del tutto identico!
      Non voglio poi nemmeno accennare alle indecenze previdenziali che i sindacati hanno imposto. O alle ridicole norme di "protezione del lavoro" valide solo per alcuni e assurde nelle conseguenze (è di poco tempo fa la notizia di una causa di lavoro che ha visto condannare il datore a MEZZO MILIONE di euro di danni perchè aveva "osato" licenziare la dipendente nel periodo di prova, come era suo diritto, ma dimenticando di comunicarlo tramite raccomandata!!!)
      La perdita di sovranità ha perlomeno il vantaggio di obbligare a riformare alcune di queste storture, seppure a prezzo molto alto. Ma non ci si scordi mai che per paesi che quelle storture non le hanno messe in atto negli anni 70 e che non hanno ottusamente castrato le proprie aziende produttive in nome della demagogia l'entrata nell'euro non solo non ha portato i gravi problemi in cui è incorsa l'Italia! Ma anzi ora sono fra quelli che l'Italia la caccerebbero fuori volentieri! E non certo per permetterci di tornare a crescere, stia certo!

      Quindi ok a non farci intortare dall'informazione controllata dalla finanza, ma sia chiaro che se la soluzione è il semplice ritorno all'era dorata del keynesismo sindacale anni 70 l'appoggio di tutti non sarà affatto scontato!

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    2. gentile Anonimo, indietro non si torna mai, sono assolutamente d'accordo. Anche perché... sono quegli anni che ci hanno portato qui, quindi, qualcosa da rivedere c'è di sicuro.
      Sono anche d'accordo con lei sul fatto che la politica monetaria, anche se messa nelle mani giuste, può ben poco, se non è accompagnata da due cose: una politica economica restituita ad una classe dirigente onesta e capace, che si riprenda la responsabilità delle scelte, ma anche un popolo che la smette di farsi gli affari suoi e si interessa - in prima persona - della gestione della cosa pubblica.

      Credo che i sindacati abbiano fatto più o meno lo stesso percorso dei partiti politici: hanno perso il contatto con le persone. Hanno difeso l'esistente senza vedere che l'esistente diveniva ogni giorno più indifendibile..

      Però, una cosa la vorrei sottolineare: dalla nostra distrazione generale, e nel "degrado culturale" dei politici, dei sindacati e del mondo della grande impresa italiana (che al sistema pubblico è sempre stata legata a filo doppio), qualcuno ne ha approfittato per "svendere" il sistema paese, direttamente al grande capitale finanziario internazionale.

      La speranza che possa essere qualcuno dall'estero, a salvarci (i paesi più efficienti dell'Europa ?), credo che sia destinata a ricevere cocenti delusioni. Stanno pensando come spartirsi le nostre spoglie, il nostro patrimonio pubblico e quello privato.

      Dobbiamo risorgere dalle nostre ceneri (soprattutto morali) con le nostre forze e, possibilmente, prima che bruci proprio tutto..

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